Ora i più scafati tra gli astanti si domanderebbero, ma non sarà mica uno di quei post banali e scontati contro il Santo Natale e tutte le feste?
La risposta, cari amici, è chiaramente sì. E dal momento che non ho intenzione di rimborsare i biglietti è meglio se vi mettete comodi col cuore in pace e fate poca confusione coi pop corn, grazie.
Nella mia migliore tradizione di persona cinica e misantropa non desto clamore nell'affermare che odio fare i regali. Li odio. Li odio. Li odio. E non è neanche che ne faccia tanti, due, uno mamma, uno papà, stop. Ma non li so fare. Non li so fare. Non li so fare. (Fate conto che abbia ripetutto Non li so fare per altre 15-20 righe, giusto per marcare il concetto.) Li compro di solito il pomeriggio del ventiquattro (24) girando in lungo e in largo per ore e finendo ogni volta per giurare alla luna che mai più farò un altro regalo in vita mia.
E ad essere sinceri, non mi piace granché neanche riceverli i regali dato che, come ho già avuto modo di raccontare (da qualche parte), non mi piacciono le sorprese. Perché, cascasse il mondo, devi apparire contento e gioioso di ricevere quel che ricevi, proprio qualsiasi cosa esso sia. Pur comprendendo come questo esercizio alleni le mie già spiccate capacità recitative, non mi sembra comunque carino mentire sfacciatamente proprio il giorno di Natale, o no? C'è anche da dire che ogni tanto le sorprese ti sorprendono per davvero e ti tocca rassegnarti e dire poffarbacco!, questo non me lo aspettavo. A me successe con una chitarra.
Nella grama fortuna che si è abbattuta su questa casa di recente, volendoci comunque vedere qualcosa di positivo in stile prettamente polliannesco, non si può non notare come quest'anno si riesca ad aggirare il tradizionale Pranzo di Natale. Un anno di pausa in questa usanza che si ripete fin da quando ebbi l'età per stare seduto su una sedia in modo autonomo, mi darà nuovo slancio per affrontare quello dall'anno prossimo. Rinnovo comunque il mio consueto proposito mai realizzato di trovarmi di questi tempi fra un anno in un luogo della terra talmente remoto da rendere poco pratico e decisamente antieconomico il ritorno al paesello. Non me ne vogliano i parenti, ma questo pranzo in cui si mangiano prelibate preparazioni gastronomiche, prevedibili a distanza di decenni, ed in cui si riuniscono parenti alcuni dei quali si guardano a vicenda con un'aria di sufficienza scarsa, diciamo da 6-, è per i miei gusti di persona riservata un evento un po' troppo mondano ed indigesto. Il clou della festa è il momento in cui trovi un modo garbato a metà pomeriggio per far capire che, dopo essere rimasto a tavola per sei ore, hai qualche impegno altrove e ti devi a malincuore congedare. La procedura del saluto finale ai parenti può impiegare anche una mezzora durante la quale il tuo unico pensiero è quello di tornare a casa per metterti in mutande su una poltrona a guardare un film dei Muppet.
Poi anche il Natale passa, ma non i guai. Come già accade a Pasqua anche in questa occasione la festa è seguita da una secondo giorno festivo del quale però si sconosce la funzione. Mentre la Pasquetta è in genere adibita alle gite fuori porta (che io al più faccio dei viaggi introspettivi fuori porta, borhgesi!) a Santo Stefano non si sa mai che diavolo fare, che già s'è fatto tutto a Natale, perbacco! Giornata relax, forse un cinemino. Ma comunque quel disagio lieve e sotterraneo del non sapere cosa si stia celebrando.
Seguono giornate cuscinetto, dedicate all'ozio (come no?, io ho quasi sempre lavorato!) ma almeno non festive, in preparazione del gran finale ovvero quella che io chiamo affettuosamente La Festa Più Idiota Che Essere Umano Pensante O Non Pensante Avrebbe Mai Potuto Architettare In Una Inutile Giornata Di Delirio Autunnale, ovvero il Capodanno (botti in sottofondo). Perché va bene tutto, ma questo è proprio stupido. Festeggiare cosa? Che è finito il calendario ma per fortuna a casa ne ho già altri otto dell'anno prossimo regalatimi un po' da tutti o, se sono un po' porco sotto sotto, comprati a suon di euro allegati a Max di dicembre (nel migliore dei casi)? Che faccio, organizzo di soppiatto il mio imprevisto matrimonio per il 31 dicembre solo per avere qualcosa da festeggiare mentre gli altri beoti stappano spumante senza ragione apparente? Il solo arrovellarmi cercando un senso a questa sciagura dell'umanità mi fa passare la voglia di fare festa e, come si capisce, il Capodanno finisce per essere la giornata più triste dell'intero anno. Amen. Da anni penso che mi piacerebbe fare uno di quei lavori strani che ti obbligano a lavorare la notte del 31, giusto per non pensarci più. Forse è così, o forse è che per una volta vorrei passarlo a fare qualcosa di diverso, magari con qualcuno di diverso, che forse basta poco a renderlo speciale.
E così finisce la settimana di passione, che per motivi tecnici è stata spostata a dicembre. Dal due di gennaio si è ufficialmente autorizzati a pensare alle vacanze estive, come ricompensa per avercela fatta di nuovo a sopravvivere all'infernale maratona natalizia.
Alcuni potrebbero obiettare che non è ancora tutto finito, c'è ancora lei, la Befana! Beh, questo è soggettivo e geograficamente rilevante. Dove vivo io, ad esempio, la Befana non passa, non ha mercato. La relativa pratica viene sbrigata anzitempo da Santa Lucia, assoluta leader del settore regaliero. Per chi non conoscesse Santa Lucia basti dire che è una specie di Befana in chiave punk e con evidenti problemi oculistici che la notte tra il 12 ed il 13 di dicembre porta i suoi doni ai bambini buoni ed il solito carbone zuccheroso a quelli cattivi. A me ha sempre portato sia i doni che il carbone e credo che con questo intendesse affermare che c'è un po' di buono e di cattivo in ognuno di noi, siamo tutti un po' vittime e un po' carnefici. Oppure aveva un taccuino sui cui annotava le mie cattive azioni e portava il carbone di conseguenza. Alcuni dei regali più belli me li ha fatti lei, che a me Babbo Natale nessuno mi ci ha mai fatto credere e non ce n'era bisogno visto che i regali me li compravano mamma e papà. Oggi come è intuibile la signora Lucia i regali non me li porta più, ma per me fa lo stesso, che quel giorno è sempre una scusa per riempirmi di cioccolato in tutte le forme, anche per via endovenosa. E' quello l'unico giorno all'anno in cui ricevo in dote le barrette Kinder, con più latte e meno cacao, che sono tanto buone e le tengo da parte per i momenti più bui.
Vebbé credo sia tutto, anche quest'anno ho esorcizzato la maledizione natalizia incombente e grazie a voi mi sento già meglio. Un caloroso abbraccio a tutti.
Ah, dimenticavo... nel caso non dovessimo risentirci prima di Natale... tanti auguri!