29 novembre 2006

Io e Miss Piggy

E c'è da dire che è arrivato il Natale. Oppure non è arrivato, ma è comunque lì dietro l'angolo, non crediate. Che io sono già alcuni giorni che non mi muovo e non faccio un passo, con la paura che se giro quell'angolo me lo ritrovo lì il Natale, grande e grosso, che mi salta addosso armato di abete e mi tramortisce con un colpo ben piazzato. Ma come si fa a non notarlo, dopo quasi un mese che interi corridoi di supermercati sono invasi da partite di pandori e panettoni accatastati in forma piramidale. E poi io mi chiedo, ma chì è che si compra un panettone a metà novembre, che è immorale secondo me? Che già io sto quasi male quando mangio gli avanzi ancora inscatolati a gennaio inoltrato! E comunque, per mettere le cose in chiaro, io di panettoni non ne mangio, che le uvette e tutta la frutta candita mi fanno senso. Mangio i pandori, semplici ed indolori. Al massimo mangio quei panettoni moderni e un po' kitsch, nei quali la frutta candita è stata tolta a vantaggio di infiltrazioni sottocutanee di crema e cioccolato. Ah... il cioccolato...

Ora i più scafati tra gli astanti si domanderebbero, ma non sarà mica uno di quei post banali e scontati contro il Santo Natale e tutte le feste?

La risposta, cari amici, è chiaramente sì. E dal momento che non ho intenzione di rimborsare i biglietti è meglio se vi mettete comodi col cuore in pace e fate poca confusione coi pop corn, grazie.

Nella mia migliore tradizione di persona cinica e misantropa non desto clamore nell'affermare che odio fare i regali. Li odio. Li odio. Li odio. E non è neanche che ne faccia tanti, due, uno mamma, uno papà, stop. Ma non li so fare. Non li so fare. Non li so fare. (Fate conto che abbia ripetutto Non li so fare per altre 15-20 righe, giusto per marcare il concetto.) Li compro di solito il pomeriggio del ventiquattro (24) girando in lungo e in largo per ore e finendo ogni volta per giurare alla luna che mai più farò un altro regalo in vita mia.

E ad essere sinceri, non mi piace granché neanche riceverli i regali dato che, come ho già avuto modo di raccontare (da qualche parte), non mi piacciono le sorprese. Perché, cascasse il mondo, devi apparire contento e gioioso di ricevere quel che ricevi, proprio qualsiasi cosa esso sia. Pur comprendendo come questo esercizio alleni le mie già spiccate capacità recitative, non mi sembra comunque carino mentire sfacciatamente proprio il giorno di Natale, o no? C'è anche da dire che ogni tanto le sorprese ti sorprendono per davvero e ti tocca rassegnarti e dire poffarbacco!, questo non me lo aspettavo. A me successe con una chitarra.

Nella grama fortuna che si è abbattuta su questa casa di recente, volendoci comunque vedere qualcosa di positivo in stile prettamente polliannesco, non si può non notare come quest'anno si riesca ad aggirare il tradizionale Pranzo di Natale. Un anno di pausa in questa usanza che si ripete fin da quando ebbi l'età per stare seduto su una sedia in modo autonomo, mi darà nuovo slancio per affrontare quello dall'anno prossimo. Rinnovo comunque il mio consueto proposito mai realizzato di trovarmi di questi tempi fra un anno in un luogo della terra talmente remoto da rendere poco pratico e decisamente antieconomico il ritorno al paesello. Non me ne vogliano i parenti, ma questo pranzo in cui si mangiano prelibate preparazioni gastronomiche, prevedibili a distanza di decenni, ed in cui si riuniscono parenti alcuni dei quali si guardano a vicenda con un'aria di sufficienza scarsa, diciamo da 6-, è per i miei gusti di persona riservata un evento un po' troppo mondano ed indigesto. Il clou della festa è il momento in cui trovi un modo garbato a metà pomeriggio per far capire che, dopo essere rimasto a tavola per sei ore, hai qualche impegno altrove e ti devi a malincuore congedare. La procedura del saluto finale ai parenti può impiegare anche una mezzora durante la quale il tuo unico pensiero è quello di tornare a casa per metterti in mutande su una poltrona a guardare un film dei Muppet.

Poi anche il Natale passa, ma non i guai. Come già accade a Pasqua anche in questa occasione la festa è seguita da una secondo giorno festivo del quale però si sconosce la funzione. Mentre la Pasquetta è in genere adibita alle gite fuori porta (che io al più faccio dei viaggi introspettivi fuori porta, borhgesi!) a Santo Stefano non si sa mai che diavolo fare, che già s'è fatto tutto a Natale, perbacco! Giornata relax, forse un cinemino. Ma comunque quel disagio lieve e sotterraneo del non sapere cosa si stia celebrando.

Seguono giornate cuscinetto, dedicate all'ozio (come no?, io ho quasi sempre lavorato!) ma almeno non festive, in preparazione del gran finale ovvero quella che io chiamo affettuosamente La Festa Più Idiota Che Essere Umano Pensante O Non Pensante Avrebbe Mai Potuto Architettare In Una Inutile Giornata Di Delirio Autunnale, ovvero il Capodanno (botti in sottofondo). Perché va bene tutto, ma questo è proprio stupido. Festeggiare cosa? Che è finito il calendario ma per fortuna a casa ne ho già altri otto dell'anno prossimo regalatimi un po' da tutti o, se sono un po' porco sotto sotto, comprati a suon di euro allegati a Max di dicembre (nel migliore dei casi)? Che faccio, organizzo di soppiatto il mio imprevisto matrimonio per il 31 dicembre solo per avere qualcosa da festeggiare mentre gli altri beoti stappano spumante senza ragione apparente? Il solo arrovellarmi cercando un senso a questa sciagura dell'umanità mi fa passare la voglia di fare festa e, come si capisce, il Capodanno finisce per essere la giornata più triste dell'intero anno. Amen. Da anni penso che mi piacerebbe fare uno di quei lavori strani che ti obbligano a lavorare la notte del 31, giusto per non pensarci più. Forse è così, o forse è che per una volta vorrei passarlo a fare qualcosa di diverso, magari con qualcuno di diverso, che forse basta poco a renderlo speciale.

E così finisce la settimana di passione, che per motivi tecnici è stata spostata a dicembre. Dal due di gennaio si è ufficialmente autorizzati a pensare alle vacanze estive, come ricompensa per avercela fatta di nuovo a sopravvivere all'infernale maratona natalizia.

Alcuni potrebbero obiettare che non è ancora tutto finito, c'è ancora lei, la Befana! Beh, questo è soggettivo e geograficamente rilevante. Dove vivo io, ad esempio, la Befana non passa, non ha mercato. La relativa pratica viene sbrigata anzitempo da Santa Lucia, assoluta leader del settore regaliero. Per chi non conoscesse Santa Lucia basti dire che è una specie di Befana in chiave punk e con evidenti problemi oculistici che la notte tra il 12 ed il 13 di dicembre porta i suoi doni ai bambini buoni ed il solito carbone zuccheroso a quelli cattivi. A me ha sempre portato sia i doni che il carbone e credo che con questo intendesse affermare che c'è un po' di buono e di cattivo in ognuno di noi, siamo tutti un po' vittime e un po' carnefici. Oppure aveva un taccuino sui cui annotava le mie cattive azioni e portava il carbone di conseguenza. Alcuni dei regali più belli me li ha fatti lei, che a me Babbo Natale nessuno mi ci ha mai fatto credere e non ce n'era bisogno visto che i regali me li compravano mamma e papà. Oggi come è intuibile la signora Lucia i regali non me li porta più, ma per me fa lo stesso, che quel giorno è sempre una scusa per riempirmi di cioccolato in tutte le forme, anche per via endovenosa. E' quello l'unico giorno all'anno in cui ricevo in dote le barrette Kinder, con più latte e meno cacao, che sono tanto buone e le tengo da parte per i momenti più bui.

Vebbé credo sia tutto, anche quest'anno ho esorcizzato la maledizione natalizia incombente e grazie a voi mi sento già meglio. Un caloroso abbraccio a tutti.

Ah, dimenticavo... nel caso non dovessimo risentirci prima di Natale... tanti auguri!

26 novembre 2006

Bardonecchia

Mio nonno ha 87 anni e forse si può dire che è un po' anziano. Tre o quattro anni fa non era anziano e andava ancora come un treno. Per più di quindici anni ha badato da solo a mia nonna malata, trasformandosi da contadino a infermiere, badante, cuoco, casalingo. Tutto da solo faceva ed era forte come una roccia. Poi ha cominciato a perdere qualche colpo, ma il treno era in corsa e lui non poteva certo scendere. Mia nonna ci ha lasciati da un paio d'anni e, come accade, il nonno si è lasciato andare e di colpo tutti i suoi anni gli sono piombati addosso. Quando compiva 83 anni lui scherzava dicendo che erano solo 38 e ancora andava bene. E lo stesso l'anno seguente compiendone 48 o poi 58. Quest'anno, invece, nel migliore dei casi erano 78 e non si può certo dire che siano pochi.

Ho passato parte del pomeriggio con mio nonno ieri, a fargli compagnia, che era da solo. Io non sono in verità una grande compagnia, non essendo la conversazione il mio dono migliore. Però di solito a questo pensa lui, che nella sua vita di cose ne ha viste e ne ha fatte tante e storie da raccontare ne avrebbe a volontà, magari sempre le stesse. Io non so molto di quando lui era giovane e quando mi capita di ascoltarlo raccontare qualche sua storia mi piace starlo ad ascoltare, ora che son più grande ancora di più, rendendomi conto che non dureranno per sempre.

E così mi ha raccontato di quando era soldato, durante la guerra, per tre anni e mezzo. Aveva vent'anni allora e quando ne parla, forse, ha ancora vent'anni. Ha girato il nord italia, Pinerolo, Peschiera, dai confini francesi a quelli iugoslavi. Un paio di volte dovette rimanere in territori di battaglia, dai quali non tutti tornavano vivi. Mi ha raccontato di quando in Piemonte vedeva le vacche guadare i fiumi verso i pascoli. Di quando da mangiare c'era davvero pochino, ma in alcuni posti non si stava tanto male, come in iugoslavia dove lo riempivano di zucchero e cioccolato. Di come lo pagavano 5 lire al giorno, che non era niente male considerando che si era costretti a stare lontani da casa e che il ritorno non era garantito. Mi ha raccontato di quella volta a Peschiera quando con un amico di Cremona trovò per caso una scatola di fagioli e di come erano felici di poter mangiare quei fagioli, che di fame ce n'era tanta. Di come quando aprirono la scatola scoprirono che i fagioli avevano un brutto sapore di nafta. Nessun altro dei loro compagni li volle mangiare, ed era meglio così, che mio nonno ed il suo amico di Cremona avevano fame per davvero.

Di quella volta a Bardonecchia quando si fece male scottandosi un braccio. Decise di marcare visita, pensando che con un po' di fortuna sarebbe riuscito a farsi trasferire più vicino a casa, magari dalle parti di Verona. L'ufficiale medico gli chiese se gli faceva male il braccio e lui rispose di sì. L'ufficiale lo visitò e non trovò niente che potesse realmente giustificare il dolore così gli disse Io questo qui lo butterei giù dalla finestra. Mio nonno, che allora come oggi non si tirava indietro di fronte ad una battuta, fu sfrontato al punto da rispondere che beh, allora preferisco andare giù per le scale. L'ufficiale, al quale evidentemente era sfuggita l'ironia (o forse l'aveva capita benissimo) disse che questo soldato avrebbe bisogno di un bicchiere d'olio. Così l'olio fu versato e offerto a mio nonno che lo bevve senza batter ciglio, guardando negli occhi l'ufficiale con la stessa sfrontatezza di poco prima. L'ufficiale quindi chiuse definitivamente la pratica condannando il soldato ventenne ad un 10 + 20 + 30, 10 di carcere, 20 di lavoro di giorno e carcere la notte, 30 di confino in caserma. Mio nonno non si divertì, ma la voglia di fare battute e raccontare storielle non gli passò. E ancora racconta le sue filosofie sulla vita, un po' spartane, un po' sagge, un po' contadine. Che poi forse è lo stesso. Una volta le raccontava ai suoi amici o ai suoi parenti. Ora le racconta alla badante ucraina che fa finta di capire. O magari le racconta a me, che sto ad ascoltare e cerco di ricordare.

25 novembre 2006

L'omino del computer

L'omino del computer è quel personaggio che un po' tutti conosciamo e dei cui servigi ogni tanto tutti ci avvaliamo. Di solito è un parente o un amico, può essere un collega o anche solo un conoscente, amico di un amico. Nulla vieta che l'omino in questione sia di sesso femminile, ma risulta improbabile giacché nell'immaginario collettivo l'omino dei computer possiede un pene e, possibilmente, un cappellino da baseball. Le sue competenze possono derivare dall'esperienza lavorativa o, più probabilmente, dall'essere un semplice smanettone. Il fatto che ognuno di noi conosca un tale omarino dimostra come esista una capillare rete di omini dei computer diffusa in ogni angolo del pianeta. E' l'esistenza stessa di questo network di omarini che permette di fatto la sussistenza della tecnologia moderna: in mancanza di una rete di sostegno il sistema tecnologico mondiale imploderebbe inesorabilmente.

L'omino del computer ci viene in aiuto ogniqualvolta il nostro piccì faccia i capricci, sia che internet abbia smesso di funzionare, sia che uindoz ® non ci faccia entrare, sia che la stampante abbia bisogno di una cartuccia nuova. Chiamare l'omino è semplice e risolutivo: egli si priverà della pausa pranzo per venire da noi, o della pausa cena, o di un soleggaiato sabato mattina, perché no? Ed in fondo non ci sentiamo colpevoli di queste sue privazioni perché sotto sotto sappiamo che a lui piace fare queste cose.

Io sono un omino del computer. Non che ci sia niente di particolarmente bello né particolarmente brutto nell'esserlo, ma mi vanto di potermi fregiare di tale titolo. In fin dei conti questo mi dà una posizione nel mondo, un ruolo di una discreta importanza, senza il quale mi sentirei vuoto ed inutile, o giù di lì. L'unica cosa che un po' mi scoccia sono quelli che si ricordano del loro omino del computer solo quando hanno il computer rotto.

23 novembre 2006

In pantofole

Non mi vergogno a dire che nelle ultime settimane ho dato sfogo al pensionato che alberga in me passando il mercoledì sera davanti alla televisione a guardare una delle cose più tristi e più anziane che si trovino attualmente in circolazione: Il Migliore di Mike Bongiorno. Non è proprio che abbia un appuntamento con Maik, neanche me lo ricordo da una settimana all'altra, ma vuoi o non vuoi, anche complice l'assordante mancanza di alternative più culturali (ehm!), mi ritrovo casualmente a stazionare su quel canale. Diciamo subito che lo trovo un programma sciatto, noioso e luuuunghissimo. Ma la verità è che non posso resistere al fascino discreto delle domande di cultura generale. Devo rispondere. Io... devo... RISPONDERE...! Ed in più non so sfuggire ad un Maik Bongiorno ormai totalmente fuori controllo.

E' sbalorditivo come giunto alla millesima puntata ancora non riesca ad afferrare il regolamento, come sia sempre al di fuori di tutto senza capire cosa gli stia accadendo intorno; gli accessi di tosse in mezzo al gioco, quando già te lo vedi stramazzare al suolo incapace di riprendere fiato tra una domanda e l'altra; Il rapporto conflittuale con l'autore e signornò (con lui che pensa ma guarda sto regazzino che crede di dirmi cosa devo fare alla mia età, e con il regazzino che pensa ma guarda sto vecchiaccio balordo che non capisce 'na mazza e io devo sempre raccogliere i cocci!); adoro la sensazione del pericolo quando ad ogni domanda Maik rischia di non vedere il punto e di dare anche la risposta; il modo in cui lo inquadrano accasciato sullo sgabello, che a me pare abbia vent'anni di più quando sta seduto; quando se la tira perché sa parlare l'inglese e vuol mitragliare davanti a un muro chi sbaglia a pronunciare il nome di Sarah VOOON; quando fa il finto moralista sulle domande un po' sconce e poi fa il vero moralista su quelle un po' stupide; ed infine le sue memorabili parole fuori luogo, come quando chiede alla concorrente se deve scappare di corsa al gabinetto, finendo con la solita polemica sul programma che è troppo lungo e lui lo fa solo per senso del dovere.

Per tutto questo io, pensionato dentro, ammiro l'uomo modernissimo che è Maik, lui si Il Migliore.

22 novembre 2006

Gioca con me

Se dovessi rinascere rinascerei orsetto di peluche. Sarei alto circa 40 centimetri, col pelo color nocciola. Panna invece sul musetto serio e sulle zampine corte. Avrei un testone rotondo e morbidissimo, due occhietti piccoli e marroni, anche loro seri seri. Avrei due orecchie a mezzaluna dritte sulla testa, perfette per essere mordicchiate. Porterei un nastrino rosso con un motivo scozzese legato introno al collo, a farfallino. Sarei l'orsetto preferito di un bambino e lo farei giocare tutto il giorno. Mi divertirei tantissimo, io con il mio faccino serio. Lui mi strapazzerebbe senza pietà, mi stringerebbe forte, mi lancerebbe in aria facendomi cadere sul pavimento. Ogni tanto la mamma dovrebbe darmi qualche punto per chiudere i buchini che si aprirebbero nelle mie cuciture. Però poi dormirei in un lettino caldo, sotto le coperte, stretto stretto con il mio padroncino. Col tempo diventerei un po' più brutto e spelacchiato. Il color nocciola diventerebbe color cioccolato. I buchini non verrebbero più richiusi. Crescendo giocherei di meno con il mio padroncino ed il mio visino serio serio diventerebbe un po' malinconico. Dormirei da solo e durante il giorno rivivrei i ricordi di quando ero piccino e mi divertivo tanto. Forse finirei in uno scatolone insieme agli altri miei amichetti di peluche, tutti insieme al buio, dormento quasi tutto il tempo. Oppure sarei fortunato ed il mio padroncino mi porterebbe nella sua nuova casa. E lì rimarrei seduto su una mensola coprendomi di polvere, ma vedendo sempre il padroncino che fa le sue cose senza badare a me. O forse sarei ancor più fortunato ed il mio padroncino mi lascerebbe sul letto del suo bambino, che non vedrebbe quanto sarei brutto e spelacchiato, ma giocherebbe con me ed io lo farei divertire tanto, guardandolo con il mio musetto serio serio.

21 novembre 2006

Il sarcasmo mi ucciderà

Questo è un post serio. ... D'accordo non la do a bere a nessuno, che a fare post seri non son capace. Però non è un post pagliaccio, ah questo no! Il post nasce prevalentemente in relazione a quello precedente, in cui davo, in maniera neanche tanto veltata, dello stupido al mio lettore medio. Mi rendo conto che l'insulto in genere non è un buon modo per farsi amici, ma prendetela così, come un post d'avanguardia. L'amico Tom mi chiede gentilmente di elaborare il concetto del suddetto post. Ora, purtroppo io non vedo il blog come un surrogato del lettino da psicanalista (o del divano che ora va di moda, almeno mi sembra guardando la tivvù, che io non ci sono mai stato) nè come un gruppo di auto-aiuto. Ciononostante ho deciso di spiegare un po' l'origine di quelle frasi, già di per sé comunque autoesplicative. Permettetemi di prenderla da lontano.

Aprii questo account su Splinder poco più di due anni fa con l'idea di farci un blog. Allora era l'età dell'oro per quelli che ancora si chiamavano weblog e non potevi sfogliare giornale specializzato o meno senza sentir pontificare su questo meraviglioso nuovo strumento di comunicazione. Insomma, volevo un blog anch'io! Dopo aver aperto l'account mi resi però conto che io di un blog non sapevo che farmene.

Scorriamo avanti in Fast Forward per un paio d'anni e arriviamo al settembre 2006. Stop. Play. In seguito ad una giornata particolarmente stressante che precluse ad una nottata particolarmente insonne che sfociò in una mattinata particolarmente scazzata, vengo assalito dal desiderio di esprimere in qualche modo quel che mi tormentava e così mi torna in mente il blog. Torno su Splinder, c'è ancora il mio account, ed in men che non si dica riporto quel che la notte prima avevo scritto di getto su di un quaderno a righe. Ma di nuovo realizzo che io di un blog non so che farmene. Però stavolta è diverso, perché il primo mattoncino è già stato messo e perché farlo mi era piaciuto assai. Non avevo idea di come avrei continuato, pensavo che un po' alla volta qualcosa di nuovo da raccontare l'avrei avuto e così si sarebbe evoluto in maniera naturale.

Sono passate settimane e un po' alla volta ho scritto e un po' alla volta qualcuno si è affacciato sul mio foglio biancorosso. Devo dire che chiunque mi abbia lasciato un commento, pubblico o privato, ha espresso più o meno lo stesso pensiero ti trovo divertente, solo con parole sue. Ora, lasciatemelo dire, questo è un gran complimento! Mi piace pensare che qualcuno abbia un sorriso mentre legge le mie poche righe. E non avendolo fatto finora vi ringrazio veramente tanto per le parole gentili.

Il problema all'origine, cioè dare una linea di fondo a questo blog, però non se ne mai andato, tanto che ancora oggi, volta dopo volta, mi interrogo su cosa voglio esprimere. Diciamo subito che non ho mai voluto fare un blog su di me, che sarebbe davvero breve a raccontarsi e che in fin dei conti non ci tengo neanche a mettermi in piazza, nero su bianco. Neanche voglio scegliere un argomento da trattare, un tema su cui sono ferrato e da esplodere all'infinito, che poi non son capace. Non scrivo poesie, non dico cose interessanti o particolarmente profonde. Non so inventare e scrivere storie appassionanti con la naturalezza dei narratori. E allora che mi rimane?

Forse anche influenzato dai complimenti (e sempre grazie, davvero) ho iniziato a scrivere puttanate, se mi passate l'espressione barocca. E ne ho scritte tante di puttanate. Ultimamente solo quelle. Scrivo puttanate perché mi piace, mi piace un sacco. In quel modo do sfogo ad una parte del mio senso dell'umorismo, quello a volte sottile e sempre incline al nonsense, che mi caratterizza. Scrivo puttanate perché è quello che mi riesce meglio, e sono convinto di essere bravo nel farlo. Lo sono sempre stato, fin dai tempi dei temini alle scuole elementari. Da qui l'accusa durissima del post precedente: questo blog fa schifo!

Ma perché, la persona dotata di ingengo potrebbe chiedersi. Perché se ti piace tanto scrivere puttanate e, davvero, dovete ancora scusarmi l'espressione rococò, perché poi dici che fa schifo? Dovresti esserne felice. Ed infatti lo sono, chi dice di no. Mi piace scriverle e mi piace riscriverle nella mia mente, parola per parola, dopo avere spento il piccì. E mi piace rileggerle, che ancora mi torna il sorriso quando rileggo certe cose, scritte in momenti di particolare ed ispirata euforia. Però c'è un però. C'è che alla fine succede che ti guardi indietro. O ti guardi attorno. Insomma guardi dove ti pare e pensi a ciò che hai detto, ciò che hai fatto. E quando realizzi che ciò che hai detto sono solo puttanate, beh, ci rimani un po' male. Che alla fine saranno anche divertenti 'ste puttanate, ma di ciccia c'è n'è poca. Che gira e rigira, qui non si dice mai niente. Così si spiega la nascita di post come il suddetto e precedente. Per dar sfogo allo sconforto, ma anche ad un'altra parte del mio senso dell'umorismo - perché tal senso in me è bifacce, come ho spiegato. L'altra parte è quella del sarcasmo, in me molto sviluppato forse come risulato di anni di ironica autodifesa. Ma il sarcasmo è diverso dall'umorismo, è un'arma a doppio taglio. Perché, lo sai, se dici una battuta e qualcuno non la capisce, questo al massimo non ride. Ma se fai del sarcasmo con uno che non lo capisce, beh, al massimo puoi passare per gli insulti prima di arrivare alle mani. E lo dico per esperienza, che mi è già capitato, perbacco! Fatevi la scena: io che sulla soglia di una stanza faccio una battuta sarcastica a qualcuno e, per resa drammatica, gli sbatto la porta in faccia. Io avrei finito lì, grazie a tutti, siete stati un pubblico meraviglioso, buona notte! Ma evidentemente non tutti apprezzano una porta sbattuta sul naso e non vi sto a raccontare la lite che ne segue. Io ancora penso che sia un classico della comicità, quasi come la buccia di banana e l'uomo vestito bene, ma forse sono io che non capisco bene queste cose.

Comunque è così, io faccio sarcasmo e me ne vanto, la gente non capisce e mi prende molto più sul serio di quanto non faccia io stesso. Ma perché sono arrivato a dire questo? Francamente non ne ho idea, ma mi dite che sono divertente e allora vi racconto come funziona la macchina: sarcasmo e nonsense, da oliare ogni tanto.

Questa, che sembrerebbe una tirade a giustificazione di qualcosa o di me stesso, potrebbe erroneamente attivare la generazione automatica di consigli. Ringrazio vivamente. Io stesso potrei esrarre brillanti consigli dal mio cappello a cilindro: ogni tre conigli un consiglio in omaggio, signori. Ma, no, non mi va, che alla fine non c'è niente da spiegare.

Ma se torniamo al blog - e torniamoci che ci si sta tanto bene - a me va bene così, non mi faccio più tante pippe per dargli una forma, come viene viene. L'unica cosa che vorrei, se posso osare, è riuscire a dargli una decente regolarità nella frequenza nonché nella lunghezza dei post. Che diciamolo, questi post fiume non li legge nessuno.

Ed ora, signore e signori, largo alle puttanate, se mi scusate il termine romantico.

20 novembre 2006

Autocritica

Questo blog fa schifo. E' un blog stupido come stupido è l'autore che lo scrive. Non mi permetterei mai di azzardare giudizi sui miei cari lettori. Ma il fatto che leggete questa roba francamente non depone nemmeno a vostro favore.

19 novembre 2006

Baritonale spinto

Il mio recente stato influenzale ha donato nuove profondità artistiche al mio timbro vocale, aggiungendo particolare spessore emotivo alle tonalità più basse. Oggi interpreto una toccante e corposa versione di La Bambola dalle scure ed espressive colorazioni. Provo un po' pena per coloro ai quali non è stata data la fortuna di ascoltarmi.

18 novembre 2006

Contagio

Alle ore sedici accendevo il piccì. Un minuto dopo le sedici mi accorgevo che qualcosa non andava. Come al solito la macchina faceva le bizze, ma vedevo un che di sinistro nella sparizione dell'iconcina dell'antivirus di fianco all'orologio. Dall'alto della mia esperienza in campo informatico mi accingevo alla classica manovra alla quale ogni tecnico affida le proprie migliori possibilità di vittoria: spegni, riaccendi e affidati al caso. Nell'atto di tale manovra realizzavo che proprio nel suddetto antivirus risiedeva il problema. Spegnevo e riaccendevo come un forsennato, non volendo rinunciare alla mia arma migliore. Quindi, agguantando un bastoncino telescopico, un pennarello, una squadra ed una cartina geografica dell'Afghanistan, mi accingevo ad elaborare un piano B. L'obiettivo era neutralizzare l'antivirus ammutinato. Sotto copertura mi dirigevo nell'area di amministrazione per disattivare il Servizio traditore. Là dovevo constatare che erano già state prese misure di contenimento contro di me: ogni possibilità di interruzione dell'antivirus era stata disattivata. Dovendo passare alle maniere forti facevo intervenire la squadra demolitori e, poiché la disinstallazione del reietto non aveva successo, davo l'ordine ai bulldozer di livellare completamente l'area. Anche qui i nostri sforzi si dovevano infrangere contro l'ostinata resistenza dell'avversario. Le cartelle gialle nei quali si rifugiavano i soldati del nemico ed alcuni soldati stessi risultavano invincibili al mio assalto distruttore. Ero impotente. Da qui l'idea che mi fossero stati rubati i galloni necessari ad emanare tali ordini esecutivi. Una squadra di perlustratori si era infiltrata nell'area detta degli Account Utente per controllare il mio stato di servizio ed eventualmente rettificare errori formali negli incartamenti. Ma, ahimé!, dovevano tornare con notizie grame: l'area degli Account era stata completamente rasa al suolo, tutti gli archivi prelevati, nessuna traccia dei miei galloni. Fu allora che pensai di agire d'astuzia. Se i soldati avversari non potevano essere eliminati del tutto, forse potevano essere tratti in inganno. Preparai quindi un astuto tranello, avventurandomi in quell'oscuro meandro conosciuto con il nome di Prompt dei Comandi. Da lì, con movimento furtivo, causavo una confusione generale rinominandoli in tutta fretta. Tornavo quindi al piano A, spegnendo e riaccendendo le attrezzature. Le truppe nemiche, ormai disorientate e prive di ordini da eseguire, si lasciavano giustiziare senza opporre resistenza. Il campo era stato sgombrato, finalmente i macchinari riprendevano a funzionare. Ma i danni provocati dagli scontri erano ingentissimi. L'antivirus era perduto; gli Account Utenti erano dispersi; perfino l'Internet Esploratore aveva riportato dolorose ferite risultando inaffidabile. Qualcosa dovrà essere fatto, una conferenza internazionale la settimana prossima riunirà i possibili donatori per discutere dei mezzi e dei modi per ricostruire un territorio devastato. Nel frattempo poteva solo essere ingaggiato un nuovo antivirus non governativo per eseguire il necessario lavoro di individuazione e rimozione delle mine lasciate dal nemico. Il lavoro è solo all'inizio. Sarà lunga la strada da percorrere prima di poter dichiarare vittoria.



Aggiornamento: dopo 37 minuti di esame approfondito, il liberale antivirus AVG mi segnala un solo cavallo di troia, peraltro abbastanza insulso. Temo che AVG mi stia mentendo. Venduto al nemico!

17 novembre 2006

In the line of fire

Sono furioso. Ho appena scoperto, e non starò a dire dove, che qualcun altro, e non starò a dire chi, usa la mia stessa icona associata al suo profilo. Aborro! In un raptus di ira ho deciso di cambiare la mia, senza pensarci più di tanto, senza dare spiegazioni. E guai a chi si azzarda a copiare (non ho in realtà alcun  motivo di pensare che egli mi abbia copiato, ma non me ne frega assolutamente niente, ndr). Pertanto dico addio alla mia dolce Lana (o Lanna?) dal sobrio vestitino rosso, saluto il mio simpatico Conan nipponico e do il benvenuto al Conan più ombroso comparso sull'ultima edizione italiana. ¡Adios!

16 novembre 2006

Prescrizione medica

Principio attivo: zuccherosio di nocciolato

Indicazioni: trattamento di qualsiasi patologia, reale o immaginaria. Particolarmente indicato per i ragazzi al di sotto dei 12 anni e per le donne in gravidanza.

Posologia: Assumere per via orale, preferibilmente a stomaco vuoto, spalmando il prodotto in modo grossolanamente uniforme sopra una spessa fetta di pane. In alternativa utilizzare applicatori monodose o cucchiaini da té ed applicare all'interno della cavità orale. Il prodotto può altresì essere assunto per mezzo di Roulade. Ripetere l'applicazione più volte al giorno se necessario.

Controindicazioni: Può causare repentini sbalzi di umore. L'uso prolungato può provocare eruzioni cutanee o alterazioni del peso corporeo. Il prodotto non è indicato in soggetti particolarmente inclini al senso di colpa.

15 novembre 2006

Bollettino medico

Mi ritrovo qui, seduto davanti al monitor, con una vecchia coperta avvolta sulle spalle. Il tessuto infeltrito mi punge le braccia nude. Le lacerazioni laringotracheali divampano di colori al neon. Nel cranio è posizionata una pesante incudine che, data la spigolosa forma trapezoidale, mi causa un doloroso disagio nel centro della fronte. Nondimeno, il notevole innalzamento del baricentro corporeo comporta la diminuzione di un equilibrio già di per sé piuttosto instabile. Lunghe ore di mantenimento della posizione orizzontale forma visibili piaghe da decubito nonché una diffusa artrosi degenerante. L'ascolto prolungato di musica pseudoambient, pseudochillout, pesudoanestetizzante, utilizzata per coprire un inutile chiacchiericcio, ha intorpidito ogni mia terminazione nervosa. Sto annegando in un oceano di muco.

14 novembre 2006

Data astrale -316132.00152207003

Orbene, mi ritrovo qui a fare un brevissimo resoconto delle attività salienti occorsemi recentissimamente.  Come si potrà notare, il motivo per cui non ho scritto una riga negli ultimi giorni non era, come potrebbero erroneamente pensare i più, una banale mancanza di tempo causata dal mio asfissiante calendario. Piuttosto, la ragione più sincera era che non ne avevo voglia. Ma tant'è. Espressione anche questa di cui non afferro per intero il significato. Nè per intiero. Forse parzialmente scremato. Ma qui sto divagando. Nel dare inizio all'elencazione, mi scuso anzitempo con la sempre illustre Lingua Italiana, per la sua infinita pazienza; mi scuso altresì con il Consorzio di Salvaguardia della Punteggiatura, dalle cui linee guida mi accorgo di avere ampiamente derogato. Ma di nuovo divago.



Ho scoperto che in Spagna i Puffi si chiamano Pitufos, ma sono comunque blu. Non ho motivo di pensare che in quel bel Paese la proporzione di 100 a 1 tra i sessi sia in alcun modo dissimile. Vengo inoltre a conoscenza del fatto che nel progredito Regno Iberico non si gioca, né si è mai giocato, a Strega Comanda Colore.



E' accaduto, non dico per la prima, né per la seconda, bensì per la terza volta che mi sia stato pagato da bere (o da mangiare che conta uguale) da un uomo molto più anziano di me. Ora, dal momento che tale uomo è decisamente e dichiaratamente etero, mi vien da pensare che sto iniziando a sembrare uno straccione.



Mi sono decisamente stancato di tossire. Sono pertanto cortesemente pregato di smetterla una volta per tutte. Grazie.



Ho mangiato due piadine e mezzo al salame, un pezzo di erbazzone, due pezzi di pizza al trancio. Il mio weekend culinario ha fatto faville. Il punto più alto lo ho però modestamente raggiunto con un piatto di orecchiette con il tonno da me medesimo preparate e da una padellina di piselli col prosciutto cotto che mi mangio in solitaria perché non piacciono a nessuno.



Mi sono morti due gatti. Insieme. I poverelli erano da poco gravemente malati, purtuttavia ho motivo di temere che la loro morte non sia del tutto dovuta a cause naturali. Non voglio indagare oltre. Dei due gatti, uno era giallo ed uno era grigio. Quest'ultimo aveva recentemente stretto un profondo legame di amicizia e di affetto nei miei confronti e devo dire che la stima era reciproca. A te, gatto, un grande saluto e, non avendo tu mai avuto un nome, ti ricorderò sempre come Gatto Asmatico.

Come corollario a questo punto vorrei fare notare che nel giro di circa quindici giorni su questo blog sono già morti la bellezza di tre gatti. Temo che i sospetti si stiano addensando su di me e spero vivamente che nessun membro di organizzazioni ambientaliste capiti inavvertitamente su queste pagine.



Inizio a pensare che Jesùs (pronunciato xesùs, ma non con la ics) non sia un nome tanto malvagio. Un prossimo gatto di sesso maschile potrebbe essere in tal modo battezzato.



Ho buttato un (1) euro esprimendo la mia preferenza per la coppia della Camassa a Ballando con le Stelle. Avendo perso, prometto in questo momento che non guarderò più tale sceneggiata (va bene, va bene... non ho proprio votato per la Camassa...).

11 novembre 2006

Curiosity killed the cat

Io non sono una persona curiosa, non tanto per lo meno. E non parlo di quella curiosità che, alcuni dicono, uccise il gatto. Non di quella che ti porta ad impicciarti degli affari altrui, a mettere il becco in cose che non ti riguardano. No, parlo di quella bella curiosità della vita. Del vedere le cose che ti stanno intorno, le persone, e farsi domande, spontanee, curiose. Di interessarsi a ciò che non si conosce. Io di domande non me ne faccio, quasi mai. E la verità è che sono troppo pigro per farlo. Vorrei, ma è faticoso. Vorrei, perché la vita in fondo è fatta di questo, di interessi sempre nuovi, di stimoli, del fare esperienze e avere passione per ciò che si fa.

Tutto sommato però, mi ritengo abbastanza aperto a ciò che non conosco, perché so che ciò che non conosco mi può solo migliorare. A volte sono titubante, a volte imbarazzato, a volte semplicemente terrorizzato. Però ci provo e ci ho provato. Non da sempre, solo da un po'.

Per questo mi dispiace tanto quando vedo qualcuno che palesemente si accontenta. Qualcuno che non vuole conoscere niente di nuovo; qualcuno che disprezza ciò che non capisce; qualcuno che neanche pensa di potersi migliorare; qualcuno che vorrebbe avere tutto alla propria altezza, per non doversi sforzare di guardare oltre la siepe.

Io sono pigro e questo è difficiale da cambiare. Ma pigro non significa fermo, solo un po' lento.

9 novembre 2006

La terra dei kaki

Il motivo per cui questo Paese del cazzo andrà a puttane così come deve andare è che non ci si trova più un fottutissimo adulto, uno che di regola sia in grado di prendersi le sue responsabilità. Ho appena dovuto discutere con una cara persona che, deducendo dai suoi comuni discorsi, vivrebbe bene in una riedizione della Germania nazista o in qualunque buco sulla Terra in cui le liberà civili siano state abolite ed il Potere centrale governi con il pugno di ferro. Orbene, stasera, solo per il gusto di farmi girare le palle, se ne esce con la solita trovata italiota che le regole fondamentalmente sono fatte per essere contrattate. Fanculo. Fanculo a tutti.

Le regole ci sono che vi piaccia o no e vanno rispettate, che siano giuste o siano sbagliate, di questo si può discutere. Io mi arrogo il mio diritto imprescindibile di strafottermene di tutte le regole al solo scopo di trarne il maggiore vantaggio personale a danno di chiunque altro si azzardi ad attraversarmi la strada. E spero anche di farla franca! Ma se così non è, se non la faccio franca e vengo sonoramente punito a suon di randellate sui denti, beh, allora mi assumo le mie responsabilità, cazzo! Faccio quel che mi pare, che sia giusto o sbagliato, conscio di quello che faccio e pronto, prontissimo, ad accettarne le fottute conseguenze!

Io la penso così. Fanculo.

8 novembre 2006

Donna pelosa

E' successo che ieri gli americani sono andati a votare, forse qualcuno lo sa già. Io lo sapevo e infatti stamattina mi son messo davanti alla televisione per vedere com'era andata, con il ricordo un po' sbiadito di quella mattina di due anni fa quando ci rimasi tanto male. Comunque stamattina ho acceso la tv ed ho notato che alle 8 nessun canale italiano ne parlava, come era logico d'altronde, che era un fatto americano. Così mi guardo la CNN e la FOX, scorgendo sorrisi smaglianti (con ancor su le white stripes) sulla prima e facce scure scure sulla seconda. Ma così è la vita.

Poi a un certo punto anche in Italia se ne comincia a parlare sui più disparati mezzi di comunicazione e a me fanno un po' specie certe cose. Non so se altri l'hanno notato, io sì, che oggi non si può cambiar canale senza sentir parlare della signora Pelosi. Nancy Pelosi. Si sottolinea come sia la prima donna a presiedere la Camera dei Rappresentanti nella storia americana. Notiziona. Peccato che in Italia ci eravamo già arrivati da un pezzo. Il Tg1 addirittura ne marca l'orgine italiana. Grazie. Il prossimo. Comunque se ne parla tanto di questo donnino californiano, come se tutti la conoscessimo, come se tutti la dovessimo conoscere. Se vi faccio un nome, tipo Hastert, che mi dite? Fanculo.

Poi c'è la sfilata di esimie personalità della politica italiana che sfoggiano competenza dissertando su chi ha vinto, su chi ha perso, su chi ha i seggi ancora in ballo... ah quei due seggi too close too call... Faccio istanza adesso per un'incursione delle Iene davanti a Montecitorio per mettere alla prova le egregie personalità sopra citate sul sistema politico americano... si si, fateci i nomi, bastardi!

A 8 e mezzo ne parlano con baldanzosa sicurezza e quasi confortante competenza, ma grazie, son già le 9 ormai, chiunque ha avuto il tempo di sfogliare Wikipedia, non vale.

E tutti tacciono sul fattore determinante di questo risultato elettorale: il fattore portafortuna dell'asinello democratico sfoggiato su queste stesse pagine durante tutta la giornata (e nottata) elettorale. Raccolgo gli applausi.



Appendice A:

A 8 e mezzo qualcuno con un accento forestiero ha appena detto che "Washington non è Hollywood". Peccato, perché a me piaceva tanto The West Wing.

ciuf ciuf

Oggi Splinder funziona a vapore. Siete tutti pregati di portare le vostre riserve di carbone.

Batman retires

Sono stanco. Ne ho avuto abbastanza di voi e dei vostri problemi. Non ne posso più di vedere il bat-segnale sulle nuvole nere. Ma si può sapere perché diavolo venite sempre da me a chiedere aiuto, ad esigere spiegazioni? Perché mai io dovrei essere più capace di voi a rispondere alle vostre stupide domande? Cosa vi fa pensare che sia in grado di sciogliere i vostri dubbi o che me freghi davvero qualcosa? Lo so, dovrei prenderla come un segno di stima, della fiducia che riponete nelle mie capacità e nel mio intelletto. Ma davvero, adesso basta, che ne ho abbastanza di voi e delle vostre stronzate! Perché alla fine io non sono un supereroe. Sono Batman, un povero uomo solo, con un'infanzia difficile sulle spalle. Andate più avanti, chiedete a Suppaman. Lui, forse, vi saprà aiutare.

7 novembre 2006

Celo, celo, manca!

Allora. Da un paio di giorni dovrei pubblicare un post folcloristicamente intitolato Cronache apocrife di palle e di canestri. Il fatto è che non ho la forza né la voglia di metterlo insieme, perciò ciccia. La mancanza di ispirazione è ampiamente dimostrata dal fatto che negli ultimi giorni ho scritto quasi eslcusivamente parole altrui (il post precedente avrebbe potuto intitolarsi alternativamente Fuck you copyright, four hundred years is quite enough I think, oppure Cosa non si fa per darsi un tono, ndr). Credo che mettendomi di impegno sarò in grado di produrre le Cronache nel giro di un paio di mesi, neanche fosse questo gran che.

In sostituzione ho deciso di mandare in onda un documentario dal titolo Celo, celo, manca sottotitolato Quello che avrei anche intenzione di fare nei prossimi trent'anni, me stesso permettendo. Non è l'argomento più originale, ma bisogna sapersi accontentare: quando arriverò a tramsettere ¡Ostras!, Il meglio di sarò veramente alla frutta.

Breve contesto storico: la lista che segue nasce prevalentemente ieri sera durante una lezione di spagnolo particolarmente svogliata, con sottofondo di qualcuno che decantava le bellezze culturali della città di Còrdoba (prima o poi dovrò scrivere un suggestivo quadretto di questo corso). L'elencazione segue un ordine rigorosamente casuale.



- andare a vivere in Spagna;

- imparare la Lingua Italiana dei Segni;

- vedere quante più isole del Mediterraneo possibile;

- guidare una convertible sulle strade del Colorado;

- imparare a suonare uno strumento musicale (piano o chitarra, a scelta);

- conoscere tanta tanta gente;

- prendere il sole su una spiaggia nudista;

- vincere almeno una partita a Monopoli;

- andare in palestra;

- imparare a cucinare;

- innamorarmi per davvero, almeno una volta;

- cantare in pubblico (tipo karaoke, no?)

- vivere solo soletto;

- alzarmi la mattina presto per fare tante cose;

- rileggere Il Signore degli Anelli;

- avere una gatta di nome Olivia o Pandora;

- cullare tra mie le braccia, se non un figlio, almeno un nipote.



To be continued...

6 novembre 2006

Baci da dio!

ROMEO

  If I profane with my unworthiest hand

  This holy shrine, the gentle sin is this:

  My lips, two blushing pilgrims, ready stand

  To smooth that rough touch with a tender kiss

JULIET

  Good pilgrim, you do wrong your hand too much

  Which mannerly devotion shows in this;

  For saints have hands that pilgrims' hands do touch,

  And palm to palm is holy palmers' kiss.

ROMEO

  Have not saints lips, and holy palmers too?

JULIET

  Ay, pilgrim, lips that they must use in pray'r.

ROMEO

  O, then, dear saint, let lips do what hands do!

  They pray; grant thou, lest faith turn to despair.

JULIET

  Saints do not move, though grant for prayers' sake.

ROMEO

  Then move not while my prayer's effect I take.

  Thus from my lips, by thine my sin is purg'd.

                                                                           La bacia

JULIET

  Then have my lips the sin that they have took.

ROMEO

  Sin from my lips? O trespass sweetly urg'd!

  Give me my sin again.

JULIET

  You kiss by th'book

Marketing postumo

Ed io che pensavo si trattasse solo di una trovata pubblicitaria! E invece mi ritrovo ancora una volta a fare i conti con la mia innata ignoranza in tema storico-geografico. Apprendo infatti che in tempi non sospetti già circolavano idee sovversive e rivoluzionarie. Riporto dal Nuovo Atlante Geografico Moderno dell'Istituto de Agostini, edizione del 1983, un trafiletto che compare a pagina 7 a corredo di una colorata cartina della nostra bella penisola:



La cartina a fianco è la sintesi di un'indagine compiuta da due geografi italiani: A. Mori e B. Cori, per delimitare le aree d'influenza delle principali città italiane. Queste ultime esercitano funzioni di orientamento, coordinamento e direzione delle vocazioni culturali, politiche, economiche e sociali degli abitanti di una plaga più o meno vasta, esterna dell'agglomerato urbano.

In rapporto alle differenti forme di influenza sono state individuate, in ordine gerarchico: le "aree nucleari", talora coincidenti con il territorio provinciale (specie nella Padania), in cui le relazioni delle città sono strette e costanti, le aree intermedie (hinterland)  dove questi rapporti sono meno frequenti e relativi solamente a determinati settori (ad esempio l'organizzazione sanitaria), e infine le aree di influenza culturale (reclutamento delle università, diffusione dei quotidiani), che gravitano soltanto su poche città. Interessante è ossarvare la vastità dell'area, definita "superiore", di Roma, che si estende dall'Italia centrale a tutto il Mezzogiorno.

Dalla cartina risulta, infine, la fitta e funzionale rete urbana del Nord in confronto a quella diradata e male organizzata del Sud.





Non avrei mai pensato all'Istituto Geografico De Agostini come ad uno strumento di informazione protoleghista.



(aggiungo la foto della cartina tratta dall'atlante: la qualità è squallida, ma se ingrandite al massimo si possono leggere le legende. Se riesco ne posto una migliore. Aloha)

4 novembre 2006

Io so' io e vvoi nun zete un cazzo*

Mi dichiaro favorevole all'insturazione di una monarchia costituzionale nella quale io ricopra il ruolo di unico reverendissimo sovrano. Regnerò con saggezza, tenendo a mente l'interesse generale e dei miei adorati sudditi, nel fermo rispetto della Legge fondamentale. Mi avvarrò dell'aiuto di stimati ministri e di alcuni ciambellani di corte, posizioni per le quali saranno aperti a breve casting nelle principali località italiane. Il mio primo Decreto Regio sancirà la restaurazione del sistema repubblicano in occasione della mia, purtroppo prematura, morte. E che la festa abbia inizio!



*Giuseppe Gioacchino Belli, Li soprani der monno vecchio

2 novembre 2006

There is no off position on the genius switch

Allora, il fatto è che proprio non so cosa scrivere oggi. Non lo sapevo neanche ieri e infatti non ho scritto niente. Però oggi mi dà proprio fastidio non scrivere niente, anche perché probabilmente domani sarà uguale e quindi ancor peggio. Perciò attivo la modalità Random e butto giù delle idiozie, che alla fine le idiozie son sempre di moda.



Ieri ho visto il cadavere di un blog. A guardarlo sembrava che dormisse, ma in realtà non respirava più. Aveva su ancora un cartellino che indicava la data del decesso: marzo duemilasei. Mi ha fatto tanta tristezza, anche se io in fondo non lo conoscevo. Non vorrei che pure il mio finisse così, anche se ammetto di non fare poi tanto per tenerlo in vita. In realtà devo confessare che a me i blog non piacciono. Ragioniamo, non è che non mi piacciono, che l'idea è anche bella. Ma è l'implementazione che ha un che di farraginoso. Perché i blog sono di due tipi: quelli che non legge nessuno, sui quali nessuno lascia commenti e quelli pieni zeppi di commenti. I primi sono tristi perché, dai!, non vorremmo mai organizzare una festa a cui non partecipa nessuno. I secondi sono scomodi, perché poi ti devi leggere tutti i commenti, se no non vale, e poi ti passa la voglia di scrivere il centesimo commento che, se anche gli altri sono come te, nessuno leggerà mai. E poi, capiamoci, i blog sono fatti per essere letti, e allora spiegatemi perché ci mettete così tante immagini e altra fuffa sopra, che mi ci vuole un terabait di banda solo per aprire la homepage e poi devo scorrerli per decine di metri prima di trovare due righe da leggere. Ma alla fine chissenefrega, che i blog tanto sono già morti e la gente vuole vedere i video con gli effetti speciali, che ci metti dieci minuti per ascoltare le parole che potresti leggere in un nanosecondo.



Odio i miei capelli. Forse non sono l'unico. Anche altri odieranno i loro capelli. E forse qualcuno odia proprio i miei di capelli. E' che sono tanti, davvero tanti. Una volta mi hanno detto che se fossi uno che perde i capelli avrei già iniziato da un pezzo. E invece io ce li ho proprio tutti. Però mi fanno una testa strana. O forse è la testa che è strana. Penso che prima o poi li taglierò a zero, almeno per controllare la forma della mia testa.



C'è poi sempre il problema di saper dire di no, perché io non lo so fare. Questa mattina sono stato in ufficio, l'ufficio che ho lasciato da diversi mesi. E' che non ho saputo dire di no, in fin dei conti ora ho tanto tempo libero. E così ci andrò quasi tutte le mattine per fare un passaggio di consegne. Però lo so che non passerò nessuna consegna e invece ricomincerò a fare il lavoro che facevo prima e mi odierò per questo. Lo so, perché oggi è andata esattamente così. Alle undici e quaranta sono letteralmente fuggito per non sentirmi sul collo il fiato dei colleghi assetati del mio sangue.



Voglio andare in Spagna. Ovunque, sulla costa. Non troppo a sud perché poi ho paura che non capisco una mazza. Ci sono stato questa estate ed è stato fantastico. Una ragazza spagnola ha scarrozzato me ed i miei amici in giro per tutta la settimana e ci ha fatto conoscere i suoi amici e le sue amiche. Quasi non ci si sentiva turisti, che la città era nostra da vivere. Quest'anno ho conosciuto diverse ragazze spagnole e sono tutte carine e simpatiche. Una, la mia insegnante, vive con una ragazza inglese che non parla una parola di italiano. E' molto carina e somiglia a Jessica Alba, secondo me. Notiziona su di me: sono miope perciò non garantisco in alcun modo il fatto che somigli realmente a Jessica Alba. Spero che un giorno me la presenti così controllo meglio.



Ho realizzato da un po' di tempo che sono decisamente fuori dal target demografico di MTV. Qualche anno fa seguivo con trepidante attesa l'eventone degli Europe Music Awards (sto arrossendo). Questa sera li guarderò distrattamente, probabilmente facendo altro, che non me ne potrebbe fregare di meno. Tra l'altro ho appena rivisto l'esibizione dell'anno scorso di Madonna e posso affermare con galileiana certezza che ha cantato tutto il pezzo in una tonalità completamente diversa, oserei dire una tonalità astratta. Adoro Madonna e se vuole mi faccio adottare serenamente.



Confesso un fatto su cui ho finora abilmente glissato. La settimana scorsa ho ucciso un gatto. Ebbene sì, dopo tanti anni di onorata carriera automobilistica, in cui mai ero stato fermato per alcuna infrazione, in cui mai mi erano stati sottratti punti dalla patente, finalmente è accaduto. Vorrei solo dire a mia parziale discolpa che avrei preferito di gran lunga gettarmi sotto di te, povero gatto in corsa, piuttosto che vederti gettare coraggiosamente sotto la mia ruota anteriore sinistra. Mi dispiace davvero.



Beh, credo sia tutto. Vista la rilevanza degli argomenti trattati penso che con ogni probabilità li riprenderò in futuro per elaborarli ulteriormente. Per ora può bastare. Mi spengo.



(morivo dalla voglia di usarla, ma non mi piace rubare impunemente citazioni altrui, perciò ci tengo a precisare che il titolo non è mio ma di David Letterman)