31 dicembre 2006

Talking Points: La Sacra Famiglia

Oggi un idiota ha affermato che la cultura contemporanea mina le basi stesse dell'istituto familiare. Per affermare la centralità della famiglia ha portato ad esempio Nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, che fattosi uomo ha scelto di nascere proprio in una famiglia. Ora, se dovessimo prendere alla lettera gli atti di Gesù come viene suggerito, dovremmo anche dedurre che egli stesso abbia in realtà ripudiato seccamente la famiglia decidendo di morire all'età di trentatré anni senza neanche avere pensato di farsene una sua. Egli aveva forse qualche cosa di più importante da sistemare e si è detto fanculo alla famiglia, che di questi tempi a trentanni non è neanche scandaloso restare single, porcogiuda! E poi, se dobbiamo pensare all'istituto vero e solido della famiglia come a quella dei genitori di Gesù, beh allora pisciamo ancora una volta fuori dal vaso. Lasciamo perdere la differenza di età fra i due, che allora magari era pure normale, mentre oggi farebbe alzare più di un sopracciglio. La coppia è, fino a prova contraria, capacissima di fare figli alla vecchia maniera, ma com'è o come non è, i due non lo fanno e lei rimane incinta lo stesso. Giuseppe fa un sogno strano e, invece di incazzarsi come una biscia, decide che fa niente e si prende il bambino. Possiamo chiamarlo un atto di fede. Possiamo anche chiamarlo una pazienza della madonna. Fatto sta che in questa strana coppia tutt'altro che tradizionale non si parla proprio di procreare, le cose vanno come vanno, i due ce la mettono tutta per far funzionare il rapporto e, da qualunque posto il moccioso sia venuto, lo amano come se fosse figlio loro.

Dovendo ancora una volta prendere alla lettera tutto ciò mi verrebbe da pensare che il tradizionale binario ti sposi-copuli fin che ti pare-fai figli fin che ne vengono sia da buttare all'aria, ma piuttosto opterei per un trovati qualcuno da amare-prendi le cose come vanno-amalo più che puoi e fatti un mazzo tanto per far funzionare la cosa.

Io non so perché certe persone parlino tanto alla televisione. Voglio dire, una volta uscivano dalla finestra una volta alla settimana, recitavano l'Angelus, salutavano i fedeli/turisti e si richiudevano al calduccio delle loro stanze. Oggi invece tutti i giorni parlano. Parlano parlano parlano. E non so neanche se siano immagini di repertorio oppure se ogni giorno si affaccino proprio alla finestra, che col freddo che fa non glielo raccomando neanche. Forse è il periodo nataleggiante. Forse è solo che ci hanno preso gusto.

Non so se altri l'hanno notato, ieri hanno tirato il collo al signor Hussein. E, a furor di popolo, da tutto il mondo si sono levate proteste e appelli contro la pena di morte, molti sinceri, alcuni un po' ipocriti. Ma i notiziari come hanno riportato questi appelli? L'ordine d'arrivo è stato il seguente: numero 1 il signor Bush, che col disastro che ha combinato in Iraq ha anche motivo di essere valutato; numero 2 il signor Ratzinger perfettamente allineato a tutto il resto d'Europa, perfino Blair perfino. Ma io mi chiedo, se mi tiene le stesse posizioni di chiunque altro, ma perché lo metto in cima alla lista delle reazioni? Andiamo, prima mettiamoci uno Chirac, una Merkel, non dico un Prodi e neanche uno Zapatero, ma almeno un scandinavo, dai, uno scandinavo! O uno svizzero!

E invece no, quel che dice l'anziano tedesco (o se per questo uno qualsiasi dei suoi vice) va sempre riportato in prima pagina. E poi si interrogano sull'ingerenza della Chiesa sulla politica italiana. Si che fa ingerenza. Non che non la fa. Dovrebbero chiudere il becco. No, sono in loro pieno diritto. Ma allora come stanno le cose?

Le cose stanno che la Chiesa ha tutto il diritto di dire quel cavolaccio che gli pare perché è il suo mestiere e il suo mestiere è diffondere i valori cristiani. Ma se poi dice, come ha detto, che va ribadito il no alle nuove forme giuridiche che relativizzano il matrimonio allora mi cammina proprio sui maroni. Perché possiamo farci un sacco di seghe mentali sul Concordato e sui diritti della Chiesa, ma come intuisco dalle parole, le forme giuridiche sono un fattaccio che riguarda esclusivamente un Parlamento che le deve discutere ed il Popolo che esso rappresenta. Le forme giuridiche sono le Leggi ed l'anziano tedesco non ha proprio nulla a che vedere con le leggi dello Stato. Si chiama ingerenza.

Ma poi, che facciamo le signorine e ci nascondiamo dietro a un dito? Diciamo le cose come stanno. Tutti gli stati fanno ingerenza sugli affari interni degli altri stati. Non lo fa forse l'Europa quando condanna paesi come Cina o Stati Uniti per la loro ottusa affezione alla pena di morte? Non lo fa tutto l'Occidente quando invoca il rispetto, la libertà e la parità dei diritti per le donne in medio oriente? Non lo fa ammonendo la Russia o i paesi dell'est europeo quando i loro governi minano le libertà di stampa e di opinione del popolo? Insomma, lo fanno tutti lo fanno. Ma c'è qualcosa di diverso in tutto questo.

Lo fanno per garantire ai condannati il diritto di vivere.

Lo fanno per garantire alle donne musulmane la parità dei diritti.

Lo fanno per garantire ai cittadini oppressi il diritto di esprimere le proprio opinioni.

Lo fanno tutti per garantire diritti a chi ancora non li ha e non ha la forza per reclamarli.

Il Vaticano è invece l'unico stato che pratica ingerenza per negare o limitare diritti ai danni degli oppressi anziché auspicarli.

E buon anno a tutti!

28 dicembre 2006

Io odio tutti quanti!

I miei livelli di misantropia oggi hanno raggiunto nuovi inaspettati massimi storici. L'umore decisamente poco festivaliero unito ad una serie di domande poco pertinenti hanno rischiato di farmi tagliare ogni forma di relazione umana con buona parte della famiglia. Chi mi chiedeva perché il monitor non si accende (cosa ti sembro, un ingegnere elettronico?), chi mi chiedeva se la tal spesa sia detraibile dalle tasse (e ora cosa sono, un fiscalista, diamine?). Insomma, sono stato risucchiato nel vortice del supereroe depresso. Per farla breve chiedo in regalo per il Natale prossimo una montagna tutta mia sulla cui sommità potermi ritirare in pace vestito solo di un asciugamani arancione.

Ma è più forte di me: ci sono atteggiamenti che proprio mi infastidiscono. Modi di fare delle persone vicine che non sopporto neanche sotto anestetico pesante. Ammetto che i miei modi bruschi e le mie risposte piccate non aiutino più di tanto a rasserenare il clima. Oggi sono riuscito a farmi capire solamente da un cane, non mio, che ho riaccompagnato a casa mio malgrado. Giunto nei pressi della sua magione e intuendo che mi avrebbe seguito fino alla mia magione mi sono voltato, l'ho guardato nelle palle degli occhi e, ammonendolo con il dito indice, gli ho detto tu ti fermi qui. Con una pacca sulla schiena mi sono congedato, mi sono girato su me stesso e con passo spedito ho proseguito sulla la mia strada. Giunto a distanza di sicurezza mi sono voltato e lui non c'era. Mi aveva capito. Che gran cane quello! Intelligente davvero.



Brevissimo aggiornamento.

Sono stato pagato per le mie ore, ma non sarebbe abbastanza per offrire da bere, quindi ciccia.

Ieri sono ufficialmente guarito da una tosse piuttosto longeva. Oggi ho preso un pochino freddo e ho ricominciato a tossire.

Sono entrato qui. Niente da segnalare.

25 dicembre 2006

Il post di Natale

Il primo post pubblicato su questo blog risale al settembre scorso. Potreste fidarvi della mia parola, ma vi prego di andare a verificare voi stessi in modo da farmi impennare il contatore delle visite. Facendo un rapido conto si può dedurre che questa è la prima volta che scrivo un post natalizio. Dunque non ho bene l'idea di quali siano gli argomenti che si possono trattare in un giorno come questo. Dal momento però che è un'occasione speciale non vorrei neanche rischiare di sprecarla scrivendo qualcosa di banale, perché magari un'altra occasione non ce l'avrò. Chissà dove sarò l'anno prossimo di questi tempi? Chissà soprattutto se ci sarà ancora questo blog? Detto questo però non mi piacerebbe neanche scrivere qualcosa di così fenomenale da creare in voi adoranti lettori aspettative tali da sottopormi ad insostenibile pressione anche il Natale prossimo, che magari non avrò voglia. Ho quindi deciso che l'argomento di questo Natale è la bestemmia.

Io non so bene cosa sia la bestemmia. Cioè, ne ho un'idea abbastanza precisa, ma ho paura di non prenderci in pieno. Mi rivolgo quindi per conforto al cordiale dizionario Garzanti che, ancora nelle sue prime pagine, arrivato al lemma bestemmia nella sua accezione principale stabilisce:



1. espressione ingiuriosa contro la divinità o ciò che è sacro



Già qui mi viene un po' paura.

Nella sua seconda accezione aggiunge:



2 (estens.) offesa violenta contro persone, istituzioni o cose a cui si deve rispetto; grosso sproposito che ripugna; assurdità.



E qui mi cago sotto. Però il Garzanti dice estens. quindi credo che questa non sia peccato.

Ora il vostro cortese ospite si vanta giustamente di non avere mai detto una bestemmia in vita sua. Si sì, mai una volta. Ma d'altronde c'è anche poco di cui vantarsi, che quando uno non c'è abituato neanche gli viene in mente di bestemmiare. Pesate che non ho neanche mai detto cazzo in presenza dei genitori, figuriamoci una bestemmiaccia (sempre dal Garzanti, peggiorativo). Insomma non c'è niente di particolarmente difficile, quindi niente di cui vantarsi.

Ma poi mi chiedo se tale parola abbia anche un senso lato, un'accezione più estesa nella quale possa anch'io ricadere.

Mi capita ad esempio di avere delle opinioni, del tutto personali si badi, sulla cara istituzione ecclesiastica che, per dovere di riservatezza, chiamerò d'ora in poi C.C. E mi capita di esprimere tali opinioni con particolare decisione, dardeggiandole di colori accesi, facendo uso di un lessico che timidamente definirei blasfemeggiante. Questo, che capita generalmente alla presenza del solo qui presente e sempre vostro, viene solitamente innescato dalla visione di trasmissioni televisive, dalla lettura di giornali quotidiani e non e in definitiva dall'ascolto di opinioni a me particolarmente avverse. In condizioni di significativo stress sono arrivato a formulare mentalmente frasi in cui la suddetta C.C. compariva insieme alle bestie di satana, non specificherò ora in quale tipo di accostamento.

Mi domando quindi se l'espressione di tali mie vive opinioni possa in qualche modo sottostare ad una più o meno ampia definizione di bestemmia. Temo che, con il passare del tempo, il giovane moderato e morigerato qual ero io una decina di anni fa vada ad assomigliare sempre più ad un vecchio comunista e mangiapreti, come il suo caro nonno.

Nonostante tutti i peccati io abbia commesso finora e pur preventivando tutti i peccati che andrò a commettere da qui in avanti, temo che quando varcherò la porta dell'inferno il mio principale capo di imputazione sarà l'anticlericalismo. Ho di che preoccuparmi?

Detto questo, ancora un gioioso Natale a tutti voi!

21 dicembre 2006

Vabbè è Natale

Questo blog al momento non ha niente da dire. Viene tenuto sotto sedativi che tendono ad appiattirne la linea creativa. Mentre lo può ancora fare si prepara a stendere il proprio testamento biologico.

Ma dal momento che è Natale - sissignori è Natale anche a casa mia! - e dal momento che so che la gran parte di voi ascoltatori malandrini sbirciano queste pagine dall'ufficio, durante il vostro ben remunerato orario lavorativo, e quindi non sarete in grado di passare di qui per i prossimi giorni... vabbè, ho deciso di farvi gli auguri. Tanto sono di buon umore perciò mi presto anche a questo. Auguri di che poi non sono fatti miei. Ognuno si faccia gli auguri che preferisce.

A bientôt!

16 dicembre 2006

Dedicato

Dedicato a te che esci per incontrare qualcuno che non vedevi da un po' e farci quattro chiacchiere e finisci per passare un tempo interminabile ascoltando discorsi di una noia e uno squallore tale da farti pensare che il tuo caldo letto sarebbe stata un'opzione più attraente per finire la giornata. A te che perdi il filo del discorso mentre con lo sguardo controlli sopra le loro teste se dall'altra parte c'è ancora quel ragazzo così carino che parla con i suoi amici. A te che passi la serata a tossire in faccia alla gente, ogni colpo di tosse una fitta alla testa che già sai di farà male domani, odiandoti per non essere ancora guarito da una mal di gola del quale ti vuoi sbarazzare una volta per tutte. A te che intanto continui a toccare il telefonino domandandoti qual è il momento giusto per guardare l'ora senza sembrare troppo maleducato. E dedicato a te che sei condannato da una vita a sentire sempre gli stessi noiosissimi discorsi simulando aria di interesse e di sbadataggine, pensando invece non me ne frega un cazzo! non me ne frega un cazzo! non me ne frega un cazzo!

Hai tutta la mia comprensione.

13 dicembre 2006

C'è natura morta e natura morta

Oggi mi va di raccontare una delle situazioni più imbarazzanti che mi siano capitate. In realtà per essere imbarazzante dovrebbe supporre la presenza di testimoni oculari davanti ai quali sentirsi imbarazzati. Non essendocene non avrei quindi un gran che di cui imbarazzarmi, ma al momento non mi viene in mente niente di meglio e me la faccio bastare.

Si parla di un paio di estati fa, forse tre. Una caldissima giornata di fine luglio. Come accadeva spesso, e accade tuttora, trascorrevo la maggior parte dell'estate a cavallo della mia bici, pedalando sotto il sole ardente per le strade di campagna.

Pedalando, pedalando imboccai la strada per l'aeroporto. Era ancora presto e non c'era nessuno in giro, solo un anziano in bicicletta percorreva lento la stessa via e lo superai. Faceva un gran caldo, mi sentivo bello e stavo bene, come spesso si sta quando si suda. Ed il sudore scorreva veloce sulla mia fronte, alcune gocce andando a fermarsi sulle lenti dei miei occhiali da sole.

Decisi di abbandonare la strada maestra e deviare su un sentiero sterrato che non avevo mai percorso. Appena imboccato mi fermai su un lato per asciugare gli occhiali attraverso i quali vedevo le luci distorte.

Mentre son lì che mi tampono le mie costose lenti sento qualcuno avvicinarsi dietro di me. E' l'anziano signore in bicicletta, che mi sono appena lasciato alle spalle. Con le età non sono bravo, ma direi che è sui settanta inoltrati, piuttosto calvo, indossa una canotta bianca e dei pantaloncini celesti. Inizia a conversare.



l'anziano: ciao.

io cortese: salve!

l'anziano: dove vai in giro di bello?

io sempre cortese: mah, mi faccio un giro in bici, orami lo faccio da un po' e quasi tutti i giorni passo per queste parti, anche lei?

l'anziano: sai dove porta questa strada?

io educato: no, non ci sono mai passato di qui. Lei lo sa?

l'anziano: e la ragazza dove l'hai lasciata?

io un po' spazientito: eh, la ragazza non ce l'ho.

l'anziano: beh allora fai ancora a mano.

io interrogativo: ... a mano?



l'anziano, che a questo punto mi diventa il vecchio, con una mano accenna il gesto internazionale della pippa.



io spiazzato: ...!

il vecchio: non c'è niente di male, sai?

io sulla difensiva: no... non c'è niente di male (e vorrei anche vedere!)

il vecchio: e l'hai mai fatto fare a qualcun altro?

io sgomento: ...!!!

il vecchio: ...

io sbrigativamente cortese: beh, mi sa che ora devo andare. Arrivederci.



Il dialogo è durato meno di un minuto e lì per lì non l'ho neanche trovato imbarazzante. Solo in seguito, pedalando e rimuginando, l'ho catalogato come un'esperienza devastante. Devo però complimentarmi con il radar del signore anziano che evidentemente funzionava ancora a pieno regime.

Ma quale morale possiamo trarre da questa storia, se di morale possiamo parlare? Io non ne ho idea, ma qualunque sia so che sarebbe molto diversa se al posto del vecchio bavoso ci fosse stato uno strafigo da paura.

12 dicembre 2006

Troppo diaframma

Non so se qualcuno ha presente la particolare acustica che caratterizza gli androni e le scale dei condomini. Quel riverbero che non trovi altrove, neanche nel tuo stesso bagno, e che ti fa venir voglia di cantare solo per sentirne l'effetto sulla tua voce.

Beh io mi chiedo per quale legge cosmica tutti i bambini sotto i tre anni scelgano invariabilmente questi ambienti per emettere le loro acutissime e disarticolate contorsioni vocali. Io li immagino durante le loro performance con la tonda testolina che ruota sul collo paffuto a trecentosessanta gradi mentre lucifero in persona li pungola sul pancino col suo forcone puntuto.

E invece no. Loro escono dalla porta di casa, inviano i loro segnali ultrasonici verso lo spazio e rientrano pacifici e silenziosi, come dopo aver fatto la cacca.

Beata fottuta gioventù!

11 dicembre 2006

A.A. cercasi

Ho recentemente risposto ad un annuncio di lavoro inviando il mio prezioso curriculum vitae accompagnato dalla seguente breve lettera di presentazione. Ne ho censurato alcuni superflui passaggi per mantenere un certo alone di mistero. Garantisco che ha il suo perché.



Gentile [...],

vengo messo a conoscenza del fatto che state cercando giovani per [...]. Ora, io non ho ben capito a cosa Vi servano, né cosa intendiate per giovane, però dal canto mio Vi presento il curriculum vitae. Vi posso già anticipare che non ci troverete nulla di Vostro interesse, ma dal momento che neanche specificate cosa sia di Vostro interesse non mi sento fuori luogo nel candidarmi alla Vostra selezione.

Ho lasciato la mia precedente attività lavorativa perché mi appariva inutile e priva di qualsiasi interesse e sto ora cercando un nuovo lavoro che mi possa appassionare seriamente.

Quel che mi appassionava in giovane età era [............], poi rimisi tutti i sogni nel cassetto e lo chiusi per benino. Ora, io non ho nessuna intenzione di riaprire quel cassetto, sto solo cercando un lavoro appassionante.

E per questo Vi offro me stesso, per altro domandandomi
cosa Voi abbiate da offrire a me.

Molto cordialmente,

[lascar]




Che dite, mi prendono?



Altra comunicazione di servizio: il mio piccì oggi ha tentato di morire. Se dovessi inaspettatamente interrompere le comunicazioni, portate pazienza.

10 dicembre 2006

E faccio così fatica

Care amiche lettrici, cari amici lettori,

questa è una comunicazione di servizio con la quale vi esonero dalla lettura del post che segue. Trattasi di un personale sfogo partorito in un momento un po' così. A mia parziale discolpa devo dire che quando è stato scritto il sole era calato già da un pezzo ed il fantasma del melodramma si era impadronito del qui presente. Dopo averlo lasciato in decantazione per un po' ho deciso di pubblicarlo perché tutto fa brodo. Aggiungo questo breve cappello introduttivo al fine di smorzare i toni ed evitare di portare qualche mio sensibile lettore sulla strada dell'alcolismo. Prometto che nei prossimi giorni scriverò qualcosa di divertente. Ma prima devo assolutamente tagliarmi i capelli!




Mentre mi metto a scrivere il mio umore è di colore grigio topo. Un'ora fa, o due, non era così, stavo bene. Avevo fatto una lunga passeggiata ascoltando musica ed avevo male alle gambe, ma non c'erano nuvole in vista. Poi incroci nei tuoi pensieri qualcosa o qualcuno, ora non importa cosa o chi, e scatta un clic dentro di te. Forse non è neanche un clic, ha un suono diverso, ma non sapresti dire quale perché lo senti appena. E' dentro, profondo, non sai neanche bene dove, ma te ne accorgi, non puoi farne a meno. Non sono incazzato, non ce l'ho con nessuno. Sono triste, solo triste. Poco fa ho pianto, da solo chiuso in bagno, seduto sulla tazza. Non un pianto dirotto, qualche lacrima lenta, ma abbastanza per capire che stavo male.

Non so cosa voglio scrivere, le idee sono confuse, intricate, scivolose. Sarà un post lungo e non mi frega quanto lungo perché voglio prendermi il mio tempo. E' faticoso, è difficile e mi spaventa. Voglio fare uscire tutto, sperando che poi non mi appartenga più niente.

Cosa succede quando sai che hai buttato la tua vita nel cesso? Letteralmente nel cesso. E attenzione, qui non sta parlando il mio umore, non sto dando sfogo ad un innato o passeggero pessimismo. Parlo con lucidità, sapendo esattamente ciò che dico. Parlo di me ed è un soggetto che conosco. Quando sai perfettamente che il tempo è passato, che l'hai sprecato giorno dopo giorno e ora dopo ora. QUando sai che non tornerà più indietro, che nessuno ti dirà "ok, fermi tutti, era solo una prova. Ora facciamo sul serio". Quando sei rassegnato a questo e ne hai fatto parte di te. Quando vuoi solo ripartire da capo, chiudere una porta alle tue spalle e sperare di imboccarne una nuova che ti porti da qualche parte.

Ma io non so come si fa. Non so dov'è la porta e non so girare la maniglia o se serve una chiave. E mentre cerco al buio porto con me il mio bagaglio di rimpianto. Del quale non so che fare. E' possibile andare avanti sulla propria strada, continuare a vivere facendo finta che quel bagaglio non ci sia, dimenticandolo da qualche parte senza dargli importanza, come se non fosse parte di te? Oppure bisogna per forza farci i conti, tirare fuori tutto, arrendersi all'evidenza e risolvere il problema?

Quello che faccio io è coprirlo con una coperta a quadri, nasconderlo su in soffitta e pregare di non doverci mai salire. Spero che andando avanti si coprirà di così tanta polvere da renderlo invisible e che la mia vita sarà così piena e così diversa da renderlo irriconoscibile. Ma è un'illusione che viene spezzata in momenti come questo, quando per caso qualcuno da un colpo secco alla coperta e libera i fantasmi. Quando guardo me stesso tra cinque, dieci o ventanni e mi vedo solo. Ma la cosa peggiore è vedere di aver sprecato altri cinque, dieci o ventanni.

Lo so, sembro triste e un po' depresso. Triste ho già detto di esserlo, depresso direi di no. Non mi è facile scrivere così perché questo è quanto di più vicino ci sia al mio cuore. E quello che sento. Sono io, nudo e crudo. Non avrei mai il coraggio di aprirmi così con qualcuno per paura di spaventarlo e allontanarlo. E già farlo in questo modo mi imbarazza, anche sapendo che nessuno leggerà mai queste righe, o magari qualcuno le leggerà se ha avuto la pazienza di leggere ciò che ho scritto finora. Ma non mi conosce e non capirà. Non capirà perché io non spiego. E non capirà perché le parole non possono farlo capire. Sono troppo piccole.

Ho voglia di ridere ora. Ho voglia di conoscere. Ho voglia di essere un trentenne che non si guarda indietro con rimpianto, ma al massimo con un po' di tenerezza.

Ho anche tanta voglia di piangere, ora.

Ma domani prego di no.

8 dicembre 2006

Eccesso di partecipazione

Buongiorno dottore, come sta? Mah, io non mi lamento. Carino come ha arredato lo studio nuovo, sa? Anche il divanetto, cos'è, in pelle umana? Ha ha ha! Mi scusi dottore. Posso accomodarmi? Grazie.

Oggi volevo parlarle di un pensiero di cui mi sono accorto recentemente. Si ricorda quando le parlavo di come partecipavo davanti alla tivù? Si, insomma, quando guardando la televisione o un film, durante una scena tra i due protagonisti, un lui e una lei diciamo, una scena particolarmente scontata, in cui l'attrazione sessuale tra i due si taglia con il grissino e sai già che si è in odore di limonata, ed io, vuoi perché la scena è banale, vuoi perché lui mi sta un po' sulle balle, mi trovavo a pensare, non baciarlo, non baciarlo, non ti azzardare a baciarlo, neanche per idea! Poi finivano per baciarsi, tanto che la scena era scontata.

Ora qualcosa è cambiato, sa dottore? Perché ora mi trovo a fare il tifo per i due. Sarà che oggigiorno i film sono meno scontati o forse perché lui è più carino del solito, chi lo sa?. Beh, ora mi vedo lì ad incitarli, a fare il tifo, a pensare, baciala, baciala, ebbaciala stupido!

Cosa significa, dottore? Cos'è cambiato?

Sono grave?

6 dicembre 2006

Equilibrio instabile

Mi sono svegliato in un letto caldo caldo che ero già sicuro avrebbe sentito la mia mancanza. Al di là dei vetri c'era un cielo grigio grigio che, per fortuna, era coperto alla mia vista da una nebbia altrettanto grigia. Sono uscito facendomi spazio tra fittissime molecole d'acqua in sospensione, per andare a nonlavorare. Quella che loro chiamano tangenziale era molto più trafficata del solito, oggi. Non riuscivo ad immettermi nella mia corsia, nessuno mi lasciava uno spazio, la colonna non finiva mai. Giuro che stavo per mettermi a piangere. Un enorme lacrimone mi si è gonfiato sulla palpebra, oscurandomi la vista e minacciando di crollare rovinosamente sulla mia guancia sinistra, nonché sul mio stato d'animo invernale. Poi ho tirato su col naso e ho dato gas.



Ora siedo scomodissimo davanti al piccì. Alle mie spalle, di tanto in tanto, sento ronzare una cimice che so, senza guardarla, sta volando in un inutile ed inconcludente senso circolare. Le cimici mi fanno schifo. Non la voglio neanche vedere ora. Il mio piccì è rumoroso. I ventoloni producono solitamente un suono che ricorda un trimotore Caproni. Oggi però ha un suono diverso, intermittente, altalenante. Un suono più basso, che sembra venire da lontano. Somiglia ad un respiro, il respiro di qualcuno che dorme nell'altra stanza, che so essere vuota. Mi fa paura. Tremo.

4 dicembre 2006

Falso allarme

La bilancia ha mentito. L'allarme è rientrato. L'unità di crisi è stata richiamata. Possiamo tornare al livello defcon 3. I capi di stato maggiore stanno pianificando ora una nuova strategia denominata Dieta Preventiva.



Oggi ho ricevuto una buona notizia. Sono andato nell'ufficio nel quale non lavoro più, mi sono seduto al piccì che non uso più e ho scaricato la posta che non dovrei ricevere più. Sono stato così informato che la settimana prossima si terrà la consueta cena per gli auguri natalizi organizzata dall'azienda per la quale non lavoro più. Finalmente quest'anno non dovrò inventare una scusa per non andare, finendo inesorabilmente per andare lo stesso. Un paio d'anni fa ci andai poche ore dopo avere litigato ferocemente con il titolare al telefono. Non ci rivolgemmo la parola. E poi una volta si era in quaranta e se mancavo io non se ne accorgeva nessuno. Ora sono più sui dieci e sembra quasi un incontro a lume di candela.



Sto per uscire. Fra meno di un'ora mi recherò al Grandemilia per portare un po' di incoraggiamento a mia cugina che inizia il suo primo stupido lavoro. Deve vendere abbonamenti a Sky. Se vi trovate da quelle parti in questi giorni, regalatevi un bell'abbonamento a Sky. Dovrò quindi spegnere il piccì, probabilmente farmi la barba perché gli uomini lupo non li fanno entrare negli esercizi commerciali e inderogabilmente deodorarmi un po'  perché vedo all'orizzonte la mia data di scadenza ingigantirsi sempre più. Questo significherà anche dover rimandare la traduzione in spagnolo che sta sonnecchiando piegata in quattro nel mio quaderno da quindici giorni e che dovrebbe essere pronta per oggi. Non è che mi riduca sempre all'ultimo secondo: in realtà avevo pensato di farla ieri, ma purtroppo in seguito ad una manovra che non mi appartiene propriamente mi sono affettato un dito nell'atto di tagliare un pomodoro. Il dito è il pollice sinistro e non direi di averlo proprio tagliato. E' che si è formata un'antipatica pellicina che mi provoca fastidio ogni volta che la tocco. E mica si può lavorare così!

3 dicembre 2006

Life is now

Ieri sono uscito con N. Era la prima volta che uscivamo insieme da soli ed è stato bello. L'evento fortuito è stato interamente provocato dalla compagnia telefonica Vodafone la quale evidentemente ritiene che trenta ore siano un tempo accettabile per recapitare un sms ad un telefonino acceso. L'imprevisto tecnico è stato il primo degli equivoci che ha fatto sì che nessun altro si presentasse all'appuntamento.

Comunque è stata una bella serata. Abbiamo parlato un sacco, soprattutto lei ha parlato ed io ho ascoltato, che così mi riesce meglio. E ci siamo conosciuti un po' di più, mi ha raccontato un sacco di cose di sé e della sua famiglia e così anche io. N. è una ragazza simpatica, un po' ingenua, timida ma intraprendente. Mi sento a mio agio con lei e sento di poter essere più aperto e sincero, un po' come quando scrivo qui sopra. Già mi dispiace pensare che fra un anno non ci vedremo più. O magari si, chi lo sa...

2 dicembre 2006

Contro gli avverbi, per la libertà!

Gli aggettivi e gli avverbi che si stanno sprecando in questo momento su tre canali televisivi nazionali stordirebbero qualsiasi medio individuo uscito dalla scuola italiana. Figuriamoci la gente che sta in piazza.



Aggiornamento delle 19:24. Non c'entra niente con il post in oggetto ma non mi andava di crearne un altro per esprimere il mio sdegno. Dopo un pomeriggio passato a rifare il template (ci voglio aggiungere una terza colonna!!!) e dopo qualche ora dall'averlo messo in linea mi accorgo che sia Internet Explorer 7 che Opera 9 applicano una propria chiave di lettura dandone interpretazioni completamente differenti.

Come si usa in questi casi... 'fanculo maicrosoft!