29 agosto 2007

L'attacco dei cloni

Dolly Se questo è il risultato, io sono a favore. Decisamente a favore.

A quanto pare quel covo di liberal e senzadio che è Hollywood ha deciso di finanziare massicciamente una delle ricerche scientifiche più contestate di questo millennio: la clonazione umana. Non potrebbe spiegarsi altrimenti questa sfornata di replicanti che inizia ad invadere i piccoli come i grandi schermi di tutto il mondo.

Dopo aver scorto per la prima volta il riuscitissimo clone di Tom Cruise nel giovane Sean Faris, protagonista della sfortunata serie televisiva Life as we know it, viene alla luce ora anche il clone del teen idol degli anni novanta Mark-Paul Gosselaar, sul quale ogni adolescente dell'epoca di Bayside School ha sicuramente fatto più di un pensiero sconcio. Il replicante si chiama Wes Ramsey e, pur essendo quasi coetaneo di Mark-Paul e somigliandogli tutto sommato abbastanza poco, nel film Latter Days sembra la sua copia sputata, per di più elaborata con Photoshop.

Ma la cosa migliore e che a differenza della povera e disgraziata pecora Dolly, nata già vecchia, rimbambita e con l'artrite, questa nuova ondata di cloni è addirittura migliore degli originali, sfacciatamente migliore.

Orsù, facciamo una bella lista di stella da salvare e inviamola ad Hollywood prima che sia troppo tardi! (per Kevin Bacon è già troppo tardi)

28 agosto 2007

L'angolo della critica cinematografica /4

Immagine da Il Casotto Un paio di sere fa, zappando come di consueto tra i canali televisivi, mi sono imbattuto in una di quelle pellicole che Rete 4 fa passare sotto il marchio de I Bellissimi o Cinefestival o qualche altra buffonata del genere. Il film in questione era orrendo e per quanto mi riguarda l'arguta analisi critica finisce qui. Aggiungo soltanto che si trattava di film italico del '77 diretto da Sergio Citti e intitolato Il Casotto.

Ciò che mi ha veramente sorpeso dalla (parziale) visione del film è stata però una presenza del tutto inaspettata. In un cast di stelle davvero notevole a cominciare dal veterano Tognazzi per continuare con i giovani Proietti, Melato, Placido ed altri, faceva capolino il viso angelico di una ragazzina dai tratti familiari. Quella che infatti divideva la scena con l'ancora imberbe Michele Placido (fanciulla incinta e un po' mignotta lei, ragazzotto semplice e molto ingenuo lui) somigliava in modo sconcertante alla ragazzina protagonista di un vecchio film Disney intitolato Quel Pazzo Venerdì nel quale madre e figlia vivono l'orginalissima esperienza di scambiarsi le vite per un giorno. Per chi non lo sapesse la ragazzina in questione era Jodie Foster che all'epoca aveva già quasi dieci anni di carriera sul groppone.

Ebbene, incuriosito da questo avvistamento mi segno il nome del personaggio (Teresina) e vado a controllare chi sia quell'attrice italiana che tanto ricorda la signorina Foster. Quale non è stato il mio sconcerto nello scoprire che si trattava nientepopodimeno che del futuro pluripremiooscar Jodie Foster doppiata con un simpatico quanto appropriato accento romano! Quando si dice avere degli scheletri nell'armadio.

Ma non è solo questo ad aver colto la mia attenzione nella pellicola di Sergio Citti. In una scena di un trash estremo ma quasi priva di malizia, due prestanti ragazzoti entrano nel casotto (che mi dicono essere uno spogliatoio sulla spiaggia di Ostia) per infilarsi i costumi da bagno. I due si spogliano e questo dà luogo all'inaspettato nudo integrale di uno dei due attori il quale, prima mette in mostra un'incolta foresta nera da fare invidia allo stesso Adamo, poi, infilandosi un minuscolo slippino dalla simpatica chiusura laterale, si infila un panno arrotolato nel pacco nell'evidente tentativo di non far sfigurare il suo piccolo attributo in confronto a quello dell'evidentemente più dotato amico. Una scena del genere, a mio parere, non solo potrebbe, ma addirittura dovrebbe stroncare una carriera.  Si sta parlando del 1977: e io che pensavo fosse solo un brulicare di Fenech e Bouchet.

A volte rientrano

Qui tornano tutti! Qui tornano tutti! Le vacanze son finite, le ferie terminate. Qui tornano tutti e hanno tutti qualcosa da dire.

Io da dire non c'ho niente e, con la stagione autunnale alle porte, ricca di nuovi e scopiettanti argomenti ancora tutti da definire, sparo le ultime cartucce di questa estate ormai alla frutta.



Prima di tutto la città di Trieste va demolita. Non solo è brutta, ma è anche inutile e decisamente irritante. Io a Trieste non ci sono mai stato, se non una volta, di passaggio, ma è chiaro che in quel posto un'autostrada a otto corsie farebbe la sua porca figura.



Situazione gatti: dopo la moria felina abbattutasi da queste parti, sono da qualche mese giunti a farci compagnia un paio di micetti decisamente promettenti. Avendo io da tempo rinunciato a chiamare i gatti con il loro nome di battesimo mi riferirsco ad essi esclusivamente con aggettivi relativi al carattere. Ecco quindi che abbiamo una checca e uno psicotico.



Ultimamente sogno parecchio e per di più faccio sogni strani. Uno degli ultimi: ero lì seduto a un tavolo e di fronte a me c'erano il dj Linus insieme a una donna che millantava di essere direttrice della stazione All Music (bello qui l'uso del termine stazione, un po' demodé). Ad ella io rivolgevo la mia attenzione domandando il perché di The Club. Purtroppo il sogno è terminato troppo presto, ma non prima di aver notato un ghigno malefico disegnarsi sul volto dei due. Tra l'altro avrei potuto rendermi utile consigliando di utilizzare slip color carne per quella cosa oscena che è Tutti Nudi: è patetico che facciano finta di censurare le pudenda dei partecipanti quando sotto sono evidenti i mutandoni di lana bianchi.



Casus Belli è una delle mie espressioni preferite. Ha un bel suono e fa fare un figurone in società. Però non ho occasioni per dirla. Servono occasioni. Qualcuno mi procuri occasioni!



Questa settimana ha termine il più inutile anno sabbatico della storia recente. Il destino vuole che io debba unirmi a voi gente semplice e tornare a far parte di quella parte produttiva che fa grande questo paese. Per far questo dovrò percorrere molti più chilometri di quelli che percorrevo prima, andare a fare un lavoro che chiaramente non so fare, per uno stipendio che è una frazione di quello che guadagnavo prima. Sono o non sono un genio?

10 agosto 2007

Esco a comprare le sigarette...

Si avverte la gentile clientela che questo blog va in vacanza e con lui anch'io. Se qualcuno dovesse chiedere di noi ditegli che può trovarci qui: ci riconoscerà perché saremo quelli che con aria parecchio snob guarderanno con disprezzo gli altri italiani in vacanza.

Nel frattempo, non fate niente che io non farei, anzi, fate anche quello visto che la lista di cose che io non farei è spiacevolmente lunga. Ci si rivede...

6 agosto 2007

Disaster Recovery

Dilbert disaster recovery Se mai la mia singolare esistenza ha avuto un senso su questa terra è chiaro che ora ogni speranza è definitivamente perduta. Il segno dell'apocalisse incombente si è avuto ieri quando è stato dichiarato il decesso del mio amato e fedele piccolo iPod. Ancor prima di compiere il suo quattordicesimo mese di vità, il mio fedele amico ha lasciato me e questo mondo crudele senza alcuna spiegazione apparente. E' morto, trapassato, si è fritto ed io non so più vivere senza di lui.

Le cause sono già state accertate e la responsabilità ricade interamente sul piccì traditore che è andato ripetutamente in crash durante la sincronia con il delicato apparecchietto. Già, perché non essendo sufficiente la perdita dell'utile quanto costoso gadget musicherello, anche il piccì sta tirando le cuoia in una lenta quanto rumorosa agonia. Almeno per lui, però, è in arrivo un degno sostituto e non appena riuscirò a metterci le mani sopra mi toglierò la soddisfazione di dargli fuoco e vederlo rifulgere in uno spettacolo pirotecnico di fiamme e scintille.

Ma visto che le disgrazie non vengono mai sole, la rivolta delle macchine contro il sottoscritto si è completata con il telefonino che funziona ormai solamente con l'auricolare inserito e con la macchina fotografica che ogni tre scatti si mette a dire System Error e non c'è modo di farla ragionare se non togliendole le batterie.

Per farla breve, gli aggeggi che mi sarebbero senz'altro stati utili nel corso delle mie prossimissime vacanze hanno deciso di andare a puttane tutti insieme. Quando si dice il culo...

Tutto è perduto. Nessuno si salverà.

4 agosto 2007

Dal nostro inviato a Hollwood

Brangelina Alla fine è successo. Quello che tutti temevano e che nessuno era in grado di affrontare si è materializzato. Brad e Angelina erano ed ora non sono più. Brangelina is no more.

Quando la coppia scoppia i motivi son sempre gli stessi e non importa quando tu possa essere VIP, nella merda ci rotoli come tutti quanti. Ma anche in questo la coppia più bella di Hollywood si è dimostrata più avanti di noi di almeno una spanna.

Forse che lui fa il farfallone e ci prova con tutte? Possibile. Forse che lei è matta come un cavallo e non la regge più nessuno? Probabile. Potrebbero esserci problemi seri, differenze sul modo di educare i figli, oppure questioni più frivole, magari il nome da dare al prossimo disgraziato adottivo.

Niente di tutto questo, signori. Brad e Angelina si lasciano per divergenze politiche. Sembra infatti che i due stessero consumando un pasto frugale quando un'amabile discussione si incuneava sul come spendere il proprio glamourosissimo capitale politico nelle prossime elezioni primarie. Mentre Brad era intenzionato a sostenere il candidato Obama (banale), Angelina era invece ferma nel voler sostenere Edwards (intraprendente!)

Non riuscendo a sbloccare la pericolosa situazione di stallo, Angelina decideva di smuovere le acque compiendo un gesto teatrale di sicuro effetto scenico. Sollevava dal desco la coppa colma di vino rosso e la scagliava verso il marito incapace di reagire.

Brad, rimasto di sasso e con il vino a macchiargli il vestito (che suppongo grigio chiaro, ma qui sto improvvisando), alzava i tacchi e batteva in ritirata. «Immatura!» le gridava uscendo, non si sa bene se per il gesto in sé o per il sostegno al programma previdenziale di Edwards.

Ora noi non siamo qui a giudicare né a prendere le parti di nessuno. Per esperienza personale ci sentiamo però di giustificare Angelina che, innaffiando il marito di merlot, pensava di rompere la tensione con un gesto da commedia all'italiana che al cinema fa sempre ridere. Come spesso accade, però, questo tipo di umorismo non si traduce in reale divertimento se trasportato nella vita reale e questo Angelina avrebbe dovuto saperlo.

Ciononostante, si può dare finalmente il via ai casting per la selezione di un nuovo compagno per l'affascinante e pettoruta diplomatica: numerosi videobox saranno installati nelle principali località di villeggiatura italiane e per tutta l'estate potrete tentare di entrare nelle grazie (ma volendo anche nelle mutande) della bella Angelina. Al vincitore un figlio adottivo in omaggio. Iscrivetevi numerosi!

2 agosto 2007

Un sogno da interpretare

Allora. Io mi trovo in un posto, che come inizio, mi rendo conto, non è un gran che. Il posto somiglia ad un cinema o ad un teatro o almeno ne dà la sensazione. Son lì che aspetto, presumibilmente che inizi lo spettacolo, ma non sono da solo. Insieme a me c'è un gruppo di persone che sembrano essere i miei compagni di classe, ma potrebbero anche essere chiunque altro per quel che ne so.

E mentre aspetto mi viene sete, così che penso di andarmi a prendere qualcosa da bere. Nel cinema (o teatro) c'è un bar, ovviamente, ma io decido di andare in un altro posto, un vero bar, appena fuori dal locale.

Entro è c'è un po' di gente, tutti intorno al bancone, a scherzare con la barista che fa la spiritosa. Anche io mi avvicino al bancone per chiedere una bottiglia d'acqua, ma, come sempre accade quando mi avvicino a un bancone, la barista fa finta di non vedermi e continua a ciarlare dandomi le spalle.

Son lì che aspetto quando sento da dietro qualcuno che lievemente mi si struscia addosso. Dapprima un po' sorpreso inizio poi involontariamente a strusciare a mia volta addosso allo strusciatore, forse per mandare un segnale. Questo recepisce il segnale e si fa più pesante.

Finalmente la barista chiacchierona mi degna della sua attenzione e mi porge la mia bottiglia d'acqua. Io la prendo, mi giro e con la testa faccio segno al ragazzo alle mie spalle di seguirmi. Lui viene e ci dirigiamo verso una porta che dà su un corridoio. Lo faccio entrare, ma quasi egli non fa in tempo a varcare la soglia che io gli afferro la testa con le mani e con una brutalità a me sconosciuta gli piazzo la mia bocca sulla sua spingendolo indietro e soprendendolo a tal punto che egli inciampa, perde l'equilibrio, sbatte sul muro e finisce rovinosamente con il culo per terra.

Ecco che mi discosto da lui, mi rialzo e per la prima volta lo guardo per bene. Il ragazzo, appoggiato alla parete e con le gambe divaricate, è biondo, pallido e perde sangue dal naso. Lo guardo negli occhi, gli lancio un sorriso tenero e, senza dire una parola, mi giro e me ne vado.