21 novembre 2006

Il sarcasmo mi ucciderà

Questo è un post serio. ... D'accordo non la do a bere a nessuno, che a fare post seri non son capace. Però non è un post pagliaccio, ah questo no! Il post nasce prevalentemente in relazione a quello precedente, in cui davo, in maniera neanche tanto veltata, dello stupido al mio lettore medio. Mi rendo conto che l'insulto in genere non è un buon modo per farsi amici, ma prendetela così, come un post d'avanguardia. L'amico Tom mi chiede gentilmente di elaborare il concetto del suddetto post. Ora, purtroppo io non vedo il blog come un surrogato del lettino da psicanalista (o del divano che ora va di moda, almeno mi sembra guardando la tivvù, che io non ci sono mai stato) nè come un gruppo di auto-aiuto. Ciononostante ho deciso di spiegare un po' l'origine di quelle frasi, già di per sé comunque autoesplicative. Permettetemi di prenderla da lontano.

Aprii questo account su Splinder poco più di due anni fa con l'idea di farci un blog. Allora era l'età dell'oro per quelli che ancora si chiamavano weblog e non potevi sfogliare giornale specializzato o meno senza sentir pontificare su questo meraviglioso nuovo strumento di comunicazione. Insomma, volevo un blog anch'io! Dopo aver aperto l'account mi resi però conto che io di un blog non sapevo che farmene.

Scorriamo avanti in Fast Forward per un paio d'anni e arriviamo al settembre 2006. Stop. Play. In seguito ad una giornata particolarmente stressante che precluse ad una nottata particolarmente insonne che sfociò in una mattinata particolarmente scazzata, vengo assalito dal desiderio di esprimere in qualche modo quel che mi tormentava e così mi torna in mente il blog. Torno su Splinder, c'è ancora il mio account, ed in men che non si dica riporto quel che la notte prima avevo scritto di getto su di un quaderno a righe. Ma di nuovo realizzo che io di un blog non so che farmene. Però stavolta è diverso, perché il primo mattoncino è già stato messo e perché farlo mi era piaciuto assai. Non avevo idea di come avrei continuato, pensavo che un po' alla volta qualcosa di nuovo da raccontare l'avrei avuto e così si sarebbe evoluto in maniera naturale.

Sono passate settimane e un po' alla volta ho scritto e un po' alla volta qualcuno si è affacciato sul mio foglio biancorosso. Devo dire che chiunque mi abbia lasciato un commento, pubblico o privato, ha espresso più o meno lo stesso pensiero ti trovo divertente, solo con parole sue. Ora, lasciatemelo dire, questo è un gran complimento! Mi piace pensare che qualcuno abbia un sorriso mentre legge le mie poche righe. E non avendolo fatto finora vi ringrazio veramente tanto per le parole gentili.

Il problema all'origine, cioè dare una linea di fondo a questo blog, però non se ne mai andato, tanto che ancora oggi, volta dopo volta, mi interrogo su cosa voglio esprimere. Diciamo subito che non ho mai voluto fare un blog su di me, che sarebbe davvero breve a raccontarsi e che in fin dei conti non ci tengo neanche a mettermi in piazza, nero su bianco. Neanche voglio scegliere un argomento da trattare, un tema su cui sono ferrato e da esplodere all'infinito, che poi non son capace. Non scrivo poesie, non dico cose interessanti o particolarmente profonde. Non so inventare e scrivere storie appassionanti con la naturalezza dei narratori. E allora che mi rimane?

Forse anche influenzato dai complimenti (e sempre grazie, davvero) ho iniziato a scrivere puttanate, se mi passate l'espressione barocca. E ne ho scritte tante di puttanate. Ultimamente solo quelle. Scrivo puttanate perché mi piace, mi piace un sacco. In quel modo do sfogo ad una parte del mio senso dell'umorismo, quello a volte sottile e sempre incline al nonsense, che mi caratterizza. Scrivo puttanate perché è quello che mi riesce meglio, e sono convinto di essere bravo nel farlo. Lo sono sempre stato, fin dai tempi dei temini alle scuole elementari. Da qui l'accusa durissima del post precedente: questo blog fa schifo!

Ma perché, la persona dotata di ingengo potrebbe chiedersi. Perché se ti piace tanto scrivere puttanate e, davvero, dovete ancora scusarmi l'espressione rococò, perché poi dici che fa schifo? Dovresti esserne felice. Ed infatti lo sono, chi dice di no. Mi piace scriverle e mi piace riscriverle nella mia mente, parola per parola, dopo avere spento il piccì. E mi piace rileggerle, che ancora mi torna il sorriso quando rileggo certe cose, scritte in momenti di particolare ed ispirata euforia. Però c'è un però. C'è che alla fine succede che ti guardi indietro. O ti guardi attorno. Insomma guardi dove ti pare e pensi a ciò che hai detto, ciò che hai fatto. E quando realizzi che ciò che hai detto sono solo puttanate, beh, ci rimani un po' male. Che alla fine saranno anche divertenti 'ste puttanate, ma di ciccia c'è n'è poca. Che gira e rigira, qui non si dice mai niente. Così si spiega la nascita di post come il suddetto e precedente. Per dar sfogo allo sconforto, ma anche ad un'altra parte del mio senso dell'umorismo - perché tal senso in me è bifacce, come ho spiegato. L'altra parte è quella del sarcasmo, in me molto sviluppato forse come risulato di anni di ironica autodifesa. Ma il sarcasmo è diverso dall'umorismo, è un'arma a doppio taglio. Perché, lo sai, se dici una battuta e qualcuno non la capisce, questo al massimo non ride. Ma se fai del sarcasmo con uno che non lo capisce, beh, al massimo puoi passare per gli insulti prima di arrivare alle mani. E lo dico per esperienza, che mi è già capitato, perbacco! Fatevi la scena: io che sulla soglia di una stanza faccio una battuta sarcastica a qualcuno e, per resa drammatica, gli sbatto la porta in faccia. Io avrei finito lì, grazie a tutti, siete stati un pubblico meraviglioso, buona notte! Ma evidentemente non tutti apprezzano una porta sbattuta sul naso e non vi sto a raccontare la lite che ne segue. Io ancora penso che sia un classico della comicità, quasi come la buccia di banana e l'uomo vestito bene, ma forse sono io che non capisco bene queste cose.

Comunque è così, io faccio sarcasmo e me ne vanto, la gente non capisce e mi prende molto più sul serio di quanto non faccia io stesso. Ma perché sono arrivato a dire questo? Francamente non ne ho idea, ma mi dite che sono divertente e allora vi racconto come funziona la macchina: sarcasmo e nonsense, da oliare ogni tanto.

Questa, che sembrerebbe una tirade a giustificazione di qualcosa o di me stesso, potrebbe erroneamente attivare la generazione automatica di consigli. Ringrazio vivamente. Io stesso potrei esrarre brillanti consigli dal mio cappello a cilindro: ogni tre conigli un consiglio in omaggio, signori. Ma, no, non mi va, che alla fine non c'è niente da spiegare.

Ma se torniamo al blog - e torniamoci che ci si sta tanto bene - a me va bene così, non mi faccio più tante pippe per dargli una forma, come viene viene. L'unica cosa che vorrei, se posso osare, è riuscire a dargli una decente regolarità nella frequenza nonché nella lunghezza dei post. Che diciamolo, questi post fiume non li legge nessuno.

Ed ora, signore e signori, largo alle puttanate, se mi scusate il termine romantico.

3 commenti:

4passi ha detto...

Ho letto tutto il post, così come del resto ho letto tutto il tuo blog. A me piace molto come scrivi. E' banale ma è così. Il sarcasmo ed il nonsense sono per me chiarissimi, così come evidente è l'intelligenza di chi scrive e che sembra nascondersi (ma è palese) dietro le righe: leggo questo blog non tanto perchè cerco una poesia o un aneddoto, non per dovere o per abitudine e soprattutto non perchè mi aspetti necessariamente post-nonsense.
Io non conto nulla, ma dico che questo blog non fa schifo, neanche un po'.

anonimo ha detto...

Sarà che ho appena litigato col direttore della banca, sarà che ho mangiato male e sarà che magari sono nervoso per affari miei... sarà!

Non credo nella psicologia e né tantomeno, nell'ormai e molto in voga gruppi di auto-aiuto.

A me piace solo pormi delle domande che aiutino a sviluparre un senso critico al fine di giungere almeno a una risposta, laddove è prevista.

Non so che dire. Apprezzo lo sforzo di dare un contenuto, di dare forma a qualcosa che avevi buttato là in alcune righe d'accusa. Non apprezzo l'insistenza di esprimere così negativamente altro.

L'arte e ogni sua forma non vanno mai aggettivate, e contestualmente neanche le persone.

Ci resta un potere, a te quello di dubitare dei tuoi lettore [e di te] a me quello di sottrarmi.

Sinceramente non mi piacciono le tue accuse come le tue provocazioni.

Scusami magari sono adirato e neanche per colpa tua, forse.

Mi associo ai contenuti espressi da 4passi.

Con immutata stima?

Tom

MiaEssenza ha detto...

Ma scrivici le tue "puttanate" e zitto!!!

(una esortazione colorita e ovviamente scherzosa)

;) un saluto...alla prossima puttanata!