31 ottobre 2006

Fiocco rosa

Oggi è nata Nicole ed è bellissima. Un batuffolo rosa, piccolo come le sue manine, morbido come le sue labbra socchiuse. Alle sei di questa mattina ha respirato l'aria per la prima volta, ha sentito freddo per la prima volta e, forse, le è mancata la mamma per la prima volta.

E dire che, ormai tanti mesi fa, quando ho saputo che sarebbe arrivata, mi è crollato il mondo addosso. Sono stato male, mi sono comportato male, ho addirittura pensato (o forse sperato) che tra i suoi genitori non sarebbe andata bene. Non c'è bisogno di fare tanta scena, lo so. Sono stato uno stronzo.

Non voglio scendere nei dettagli, che questa in fin dei conti non è la mia storia o, almeno, non solo la mia, Non posso e non voglio parlare di altri per dare un'impressione sbagliata e per infrangere la loro riservatezza. Ma almeno un po' mi voglio spiegare.

La sua mamma ed io ci conosciamo da più di sei anni, tanto è il tempo che abbiamo lavorato insieme. Il suo carattere aperto, sicuro e vulcanico, la faceva apparire così distante da me che mai avrei pensato avremmo potuto legare. Ed invece, soprattutto grazie a lei e alla sua insistenza, siamo diventati amici. E credo che lo siamo diventati l'anno scorso, quando in estate abbiamo trascorso una bella vacanza insieme. Ed è allora che sono iniziati i problemi.

Da subito mi accorgevo che il mare in cui iniziavo a navigare non era così calmo. A dir la verità, neanche all'apparenza. La situazione era tale da far alzare più di un sopracciglio ha chiunque la vedesse. Se ne accorgevano i miei, quando raccontavo della mia vacanza; se ne rendeva conto sua nonna, quando l'avvertiva e le dava consigli. Ma io non volevo farci caso. Volevo pensare che in realtà tutto era normale, che dal di fuori non si poteva capire e che i giudizi erano affrettati. Così ho colpevolmente deciso di chiudermi gli occhi.

Un mese più tardi, o giù di lì, iniziava a raccontarmi che le cose per lei non andavano bene, che tutto le andava a rotoli. Parlava con me ed io cercavo di esserle amico, la ascoltavo e la sostenevo, prendendo sempre la sua parte, anche se razionalmente facevo sempre più fatica. Avevo voluto non guardare ed ora dovevo accettarne le conseguenze.

Comunque, poi le cose si aggiustano, lei si rimette in piedi e torna il sereno. Finché comincia a dare segnali strani, a buttare lì qualche mezza frase, tra il detto e il non detto. Io i miei sospetti già li avevo avuti, vedendola passare giorni di strani malesseri  ed ipersensibilità agli odori. So cosa sta succedendo, ma finché non me lo dici posso sempre far finta di non saperlo. E ancora per un po' mi fa sentire meglio.

Un pomeriggio al lavoro vengo chiamato in ufficio dai titolari. Entrando vedo che c'è anche lei e sento odore di guai. Mi dicono che c'è una sorpresa, che d'ora in poi lei avrà dei problemi a svolgere le sue mansioni e che quindi dovrò sostituirla dove possibile. Per carità, tutte cose già messe in conto da un pezzo, niente di nuovo. Lei lo aveva detto loro già da qualche giorno, ma non si sentiva pronta per farlo sapere a tutti. Solo a me, perché con me non ha problemi a parlare, a dirmi le cose, e così vengo coinvolto.

In quel momento un enorme e luccicante pianoforte a coda mi è caduto sulla testa e, devo ammettere, mi ha fatto un gran male. Non potevo nascondere il mio stato d'animo, non le ho parlato per diversi giorni. Ci scambiavamo email lapidarie in cui lei mi chiedeva cosa mi succedeva ed io mi scusavo di essere stronzo. Si rendeva conto di avermi delusa, ma non sapeva come o perché. Né io volevo dirglielo, o potevo dirglielo, ancora.

Da allora ha creduto che ci fossi rimasto male del fatto che non me ne aveva parlato lei, pur avendone avuto  tempo e modo, ma di aver preferito lasciarlo fare a due titolari di cui non mi importa un cazzo. Ed un po' è anche vero, che credevo si fidasse di me almeno un po'.

Ma la realtà è diversa. La verità è che mi sono sentito tradito ed usato. Tradito nella mia fiducia, nella fiducia che avevo riposto in lei, ripetutamente, contro ogni logica ed ogni buon senso. Contro ogni opinione e giudizio altrui. Usato perché tirato in mezzo in una situazione disastrosa di cui lei era consapevole e della quale avrei potuto fare decisamente a meno. E, come diceva lei, deluso. Deluso di lei è del suo giudizio. Ma deluso anche di me e del mio giudizio, colpevolmente messo a tacere per amore di un'amica.

A me non piace litigare, né tenere il broncio. Nel giro di pochi giorni tutto si è sistemato. Abbiamo ricominciato a parlare a scherzare e a divertirci come sempre prima. Qualcosa però è cambiato dentro di me, tanto che la mia decisione di lasciare il lavoro ha a che fare anche con questo. Con la volontà di prendere le distanze da lei che mi ha ferito e che chiaramente non avrà neanche più tanto tempo per gli altri. Per vedere se questa amiciza può continuare per nostra volontà, senza essere costretti a vederci ogni mattina.

Comunque questo è il passato. Il presente è che c'è una bellissima bambina che le dorme accanto, sotto gli occhi stanchi della sua mamma e quelli orgogliosi del suo papà.

Benvenuta Nicole, è stato bello conoscerti. E magari, tieni d'occhio la tua mamma, se puoi.

27 ottobre 2006

Una caña por favor

E che poi dicono che c'è il bicchiere mezzo pieno e c'è quello mezzo vuoto, e se hai voglia ci puoi fare i tuoi bei ragionamenti sulla metafora. Ma io non è che ci credo poi tanto, che per me sono un po' tutti uguali, voglio dire. Dipende da quel che ci metti dentro al tuo bicchiere. Che se mi dici che hai un bicchiere mezzo pieno di chinotto e uno mezzo vuoto di cedrata, vedrai che ti vado dritto alla cedrata. Che sarà anche mezzo vuoto, ma ti da ben più soddisfazione. O anche di aranciata sanguinella. Che poi son gusti e ognuno ha i suoi e anche io ho i miei e non vedo perché dovrei bere nel bicchiere di un altro. Voglio dire nel mio, ma coi gusti di un altro, che poi non son mica capace, mi sa.

Che poi c'è anche di peggio. Se nel bicchiere ci fosse l'aspirina. Che a quel punto mica mi frega se è mezzo pieno o è mezzo vuoto. In quel caso dovrebbe essere tutto vuoto, che l'aspirina è davvero cattiva. Vabbé non cattiva così come sembra, ma cattiva uguale, che a me non piace per niente. Che poi son quei misteri che io mica li ho capiti. Voglio dire che sparano i satelliti in orbita intorno alla Terra, che mandano le micromachines radiocomandate a fare le corse su Marte, ma che poi non sanno dare all'aspirina un sapore di cedrata. O di sanguinella, che mi piace lo stesso. Mi sa che è come coi dentifrici, che la gente ci vuole le bollicine perché crede che le bolle lavano, e le fabbriche di dentifricio ci mettono il detergente che fa davvero schifo, anche più dell'aspirina. E che forse la gente è matta e io non vorrei proprio essere la gente, che poi con tutti quei gusti farei davvero fatica a bere un'aranciata.

Quando ero bambino andavo da mia nonna e aveva sempre la cedrata e qualche volta la sanguinella. Aveva anche la spuma bianca che mi andava così così. Anche il chinotto, ma quello proprio no. Adesso non c'è più mia nonna. Però c'è mio nonno e a volte ha l'aranciata. Quella normale sì, nella bottiglia di plastica, che però prima era di vetro.

Che a pensarci è anche un po' come la birra. In realtà non è come la birra, ma è per cambiare argomento, che poi alla fine è lo stesso. Che a me piace a volte sì e a volte no. Che ancora non l'ho capito. Però forse è più buona quella piccola che quella media, che anche questo qualcuno dovrebbe studiarlo, perché è un fatto interessante secondo me.

Insomma, se devo guardare ad un bicchiere per sapere com'è la vita, allora preferisco se mi date anche la bottiglia, che mi regolo io.

26 ottobre 2006

Senza speranza

George: Hope? I don't want hope!

Hope is killing me. My dream is to become hopless. When you're hopless you don't care. And when you don't care, that indifference makes you attractive.

Jerry: So, hopelessness is the key?

George: It's my only hope.

Seinfeld

25 ottobre 2006

One Headlight

Quando morirò sarà per colpa di un incidente stradale. Accadrà probabilmente a tarda sera, o di notte, tornando verso casa. Credo che l'auto scenderà in un fosso lungo la carreggiata ed io morirò sul colpo. O forse andrò a sbattere contro un albero, un pioppo, che ce ne sono tanti. Magari vedrò i fari di un veicolo sulla corsia opposta, solo per un momento, prima di scontrarmici contro, mortalmente.

Le cause dell'incidente non saranno chiare: l'esame del sangue non mostrerà un livello alcolico eccessivo; nè ci saranno accanto a me telefonini o altro a cui addebitare una distrazione. L'autopsia non rileverà niente che possa avermi causato un malore improvviso, anche se non potrà neanche escluderlo con certezza. E così non si arriverà mai a capire cosa abbia causato il drammatico evento. Qualcuno penserà alla velocità eccessiva, altri ad un colpo di sonno, che era notte dopotutto.

Per questo sono qui io, ora, a sciogliere i dubbi, a raccontare la verità dei fatti. E la verità è semplice. Appena prima dell'impatto infatti mi avreste potuto vedere attraverso il parabrezza, cantare a squarciagola una canzone che stava passando alla radio. Nell'abitacolo la mia voce risuonava ad un livello altissimo, coprendo la musica. La mia bocca spalancata al punto da costringere gli occhi a chiudersi e, fatalmente, a non vedere la strada.

Questa sarà la dinamica dei fatti. La causa della mia morte, stupida, ridicola, indecorosa.

24 ottobre 2006

The Love Boat

Nel sogno lavoro su una nave da crociera, probabilmente nel mediterraneo. E' un lavoro quasi di ufficio, nell'hotel galleggiante; niente di speciale, ma a me piace. Sono passati tre mesi dal mio primo imbarco quando una sera al bancone del bar si siede accanto a me un ragazzo. Sui trent'anni, moro. Inizia a parlare con me ed è carino, anche simpatico. Gli rispondo e iniziamo a conversare raccontandoci di noi, del mio lavoro, della sua vacanza. Ci sto bene insieme e parliamo tutta la sera, lì seduti al bancone. Il mattino però io dovrò tornare al lavoro presto, perciò lo saluto per tornare alla mia cabina. Ci lasciamo con l'intento di rivederci l'indomani, magari a cena, per mangiare qualcosa e continuare a conoscerci.

Il mattino è pigro e svogliato, non ho voglia di lavorare perché il ricordo di una così piacevole serata, dopo mesi in mare, è più vivo e l'attesa per la serata è quasi angosciante. Arrivo fino a sera, mi do un po' da fare in palestra e rientro per fare una doccia.

Esco all'ora di cena e vado a cercarlo, spero di trovarlo lì, come se la sera di ieri non fosse mai finita. Ci salutiamo, beviamo qualcosa e andiamo a cena. E' tutto come ieri, parliamo tantissimo, via via conoscendoci ed ognuno abituandosi all'altro. Dopo cena usciamo sul ponte, l'aria della notte è fresca, ma non potrei accorgermene. Finalmente, in un silenzio stellato ci baciamo. Restiamo così con naturalezza, parlando da amici, come se non fosse la prima notte. Finalmente, mentre in centinaia celebrano la loro vacanza, io lo porto verso la mia cabina. E girando l'angolo, a pochi metri dalla porta, non riusciamo ormai più a sciogliere le labbra. Entrando nel buio lo spingo verso il letto è lì cadiamo abbracciati, rimanendo immobili per un istante, godendo di un momento mai atteso.

Il tempo passa lentissimo, facendo l'amore per tutta la notte, dormendo nelle braccia dell'altro, risvegliandosi, solo per ritrovarsi accanto, per guardarsi, per baciarsi, per scaldarsi. La nave solca il mare increspato, come se volesse cullare due corpi persi nel loro calore.

Il mattino è dispettoso ed arrivando mi riporta via, ai miei doveri. Lo lascio dormire nel mio letto e con lui lascio i miei pensieri, che non voglio abbandonarlo un momento. Incontro gli amici e colleghi, racconto quel che mi accade, lascio che mi vedano felice. Perché lo sono.

Il giorno è fragile, non può resistere alla notte ed al desiderio di due anime che si cercano. Si ripetono i gesti e gli sguardi; l'amore diventa sesso e la notte diventa giorno per chi non ha intenzione di dormire. Domani però non lavoro e la notte continua nel mattino, i due amanti non hanno che se stessi a cui pensare.

Lui poi esce, va a cercare qualcosa per colazione e torna con due bomboloni. Li mangiamo a letto, sporcandoci di crema e zucchero a velo. Ridiamo guardandoci, mescolando gli ingredienti ed i nostri corpi. Dormiamo ancora, esausti, ma mai sazi.

Usciamo tardi per un pranzo veloce; lui indossa qualcosa preso dal mio armadio. Vediamo i miei amici, vediamo i suoi che vanno in piscina. Un salto in cabina a prendere un costume e ci andiamo anche noi. Lo aspetto mentre si cambia nella sua stanza e mi rendo conto che non voglio stare senza di lui. So che fra una settimana lui scenderà dalla nave, io resterò a bordo da solo. Ma non voglio vivere questa storia come un'avventura; voglio perdermi in essa, lasciarmi andare come se fosse per sempre, espormi alla più duro degli addii ed al più amaro dei risvegli, ma provare sulla mia pelle tutte la passione che posso vivere.

Passa la settimana più bella ed intensa che avrei potuto sognare, fatta di parole, di occhi, di mani e di carne. La sua vacanza finisce. I suoi amici scendono dalla nave e lui con loro. Io rimango a guardare, volendo vivere al massimo un addio inevitabile.

Il risveglio è amaro ed il ritorno alla normalità è insopportabile. Ma ce la faccio, ogni giorno di più, con l'appoggio degli amici che non mi lasciano solo.

Ancora, ogni tanto ci parliamo, scrivendoci email, che sentirsi al telefono sarebbe troppo, almeno per uno fra noi. Sono passati altri mesi quando mi chiede se vogliamo rivederci, al prossimo approdo. Io voglio rivederlo, per parlare con lui come la prima sera e non pensare a ciò che è venuto dopo.

E così ci vediamo. Lui è lo stesso, carino e simpatico anche. Non voglio fargli sapere che mi manca ancora, che ho vissuto la nostra storia senza rete, che sono caduto e mi sono fatto male. Ma alla fine le dice lui le parole che io non vorrei pensare. Che mi pensa, che gli manco. Che come me anche lui si è abituato a me, alla mia voce, alle mie mani. Alla mia sola presenza accanto a lui, ché lo facevo sentire bene. Ogni sua parola ha un eco dentro di me, come se provenissero dal mio cuore.

Mi chiede di andare con lui, di lasciare il mio lavoro, la mia nave. Di provarci davvero. Io vorrei, ma è assurdo. Non posso sbagliare così. Non posso lasciare ciò che ho per una persona conosciuta per caso, in una settimana senza futuro. Ancora sto giocando senza rete, ma questa volta ho paura. Quando ho lasciato il mio lavoro e mi sono imbarcato la prima volta non avevo paura. Avevo voglia di cambiare, di tentare, di sbagliare e riprovare. E allora l'ho fatto, il salto nel buio. Perché ora no? Perché ora ho paura?

Mi ha chiesto di pensarci, che lui mi aspetta davvero. Fra poco tornerò sulla mia nave. Ancora non so quale sarà la mia scelta.

21 ottobre 2006

Intolleranza

Ieri mi è capitato di vedere il video di una nuova canzone di Luca Dirisio, dovrebbe essere la versione italiana di un pezzo tratto dall'orginale High School Musical della Disney. Nel suddetto video il Dirisio indossa una giacca bianca sopra una classica canottiera grigia.

Prendendo spunto da Xantro, lancio una mia personale campagna di intolleranza contro l'uso italico della canottiera a coste da muratore. Tale indumento è stato recentemente portato in voga anche a Hollywood, grazie al fisico prestante dell'attore Brian McKenzie, aka Ryan nella serie OC. Nella nostra bella penisola però, la canottierina bianca già imperversava da tempi non sospetti, quando ad indossarla erano personaggi del calibro di Lando Buzzanca o Lino Banfi. Ora c'è Dirisio, ed una serie di altri ceffi discutibili.

Chiariamolo una volta per tutte: la canottiera bianca da muratore (o da fornaio) non fa sesso a nessuno, essendo anzi una delle tamarrate più squallide che si possano proporre in pubblico.

A tutti gli aspiranti muratori consiglio per prima cosa di scolpirsi un fisico con i controfiocchi e solo allora decidere cosa mettersi addosso, che a quel punto possono anche restare nudi per quel che mi frega.

Grazie.

20 ottobre 2006

Dipendenza cercasi

Devo ammertterlo, sto percorrendo un tunnel buio e freddo, del quale non riesco ad intravvedere l'uscita. Sono nel tunnel del formaggio. E' una dipendenza sottovaluta, ma i cui effetti gravano pesantemente sulla società, soprattutto nella forma di spavalde oscillazioni nel peso corporeo e nell'umore generale. Ho letto da qualche parte che il formaggio contiene qualche tipo di sostanza che, una volta in circolo nell'organismo, crea una vera e propria dipendenza, del tutto simile a quella provocata dalle droghe. Cerco di uscirne, per lo più per mezzo di dosi di Philadelphia, non light che è davvero poca cosa.

Ho pensato quindi che una nuova dipendenza, più sana e socialmente tollerabile, possa aiutarmi ad abbandonare quella vecchia. Una possibilità l'avrei già trovata, ma credo che una volta intrapresa, sarebbe una strada senza ritorno. Ho infatti scoperto pochi giorni fa che sul canale 109 di Sky, premendo il magico tasto verde, si accede alla diretta integrale della scuola di Amici. Io in genere non guardo questa roba, ma quando gli concedo 5 minuti vengo risucchiato in un vortice ipnotico che seda ogni mia attività cerebrale e mi lascia in uno stato vegetativo per ore intere. Credetemi, l'ho già provato, era il Grande Fratello 5...

Finora resisto bene, ma credo che la mia forza di volontà non possa durare a lungo.

Oggi ho comprato un pacchetto di patatine. E' ancora chiuso. La vecchia cara dipendenza dal fritto, sempre meglio di niente...

15 ottobre 2006

Talking Points: Riforma TV

Durante la scorsa settimana è stato presentato il disegno di legge che si propone di riformare il sistema radiotelevisivo italiano ed immediatamente si è aperta un'aspra polemica tra gli schieramenti politici. Fondamentalmente la legge vorrebbe aprire a più soggetti il mercato pubblicitario; fornire una serie di regole per il trasferimento completo al digitale terrestre entro il 2012, anticipandolo con il passaggio di una rete RAI ed una Mediaset nel 2008; rendere più trasparente il sistema di rilevazione degli ascolti televisivi; emendare la precedente riforma 'Gasparri' rimuovendone elementi giudicati obsoleti. L'opposizione ha replicato duramente, con Berlusconi che ha parlato di 'atti di banditisimo' da parte del governo. Di seguito alcuni talking points.



1. Non si tratta di una legge ad personam e venditcativa fatta allo scopo di colpire unicamente gli interessi di Berlusconi, e ad affermarlo sarebbe Berlusconi stesso. In più occasioni egli ha infatti sostenuto di non avere più alcuna relazione con il suo gruppo e di non averne avute per oltre 10 anni, dal momento in cui egli si è dedicato completamente alla politica. Perché quindi colpirlo attraverso un azienda di cui lui non fa parte. Anche dal punto di vista della proprietà Berlusconi detiene una quota ben inferiore alla maggioranza assoluta, per cui colpire l'azienda significherebbe colpire soprattutto investitori istituzionali, fondi e piccoli risparmiatori.



2. Il passaggio di una rete Mediaset al digitale terrestre non è una condanna ad un gruppo, ma un passaggio inevitabile di tutto il sistema, passaggio che dovrà essere completato entro e non oltre il 30 novembre 2012: per tale data infatti tutte le reti di tutti i gruppi dovranno trasmettere solo in quella forma. La precedente legge Gasparri fissava come termine per il passaggio al digitale terrestre il 2008, quindi in realtà la nuova legge allenta la stretta.



3. Il passaggio di una rete Mediaset al digitale terrestre non sarà di certo gravoso per l'intero gruppo visto  che il decoder per il digitale terrestre è ormai molto diffuso in Italia, grazie soprattutto ai generosi incentivi offerti dal governo Berlusconi per l'acquisto dell'apparecchio. Perché il governo Berlusconi, dopo avere pagato con il denaro dello stato la transizione delle sue aziende verso una nuova teconologia, ora indica come banditismo l'uso di detta teconologia?



4. La nuova legge richiede ad entrambi i gruppi, RAI e Mediaset, il trasferimento di una rete sul sistema del digitale terrestre, senza ovviamente specificare quale rete, scelta che spetta unicamente alle aziende stesse. Facendo uso del buon senso, pur senza conoscere i numeri, è facile individuare in Rai 3 e Rete 4 le due reti prescelte. In che senso quindi questo sarebbe un atto vendicativo da parte dell'attuale maggioranza contro Berlusconi quando evidentemente verrebbe colpita l'unica rete da sempre considerata di sinistra (Rai 3)?



5. L'opposizione ed il suo leader utilizzano la politica per promuovere o salvaguardare interessi personali. Una materia così tecnica come la gestione delle frequenze, l'utilizzo di nuove tecnologie, il calcolo dei tetti pubblicitari e del bacino di rilevamento, è sicuramente poco appetibile e poco comprensibile per l'elettorato e sarebbe destinata ad un oscuro iter legislativo e non certo agli highlight dei notiziari. Non credo che nessun elettori in Italia si metterebbe a calcolare i numeri del mercato pubblicitario, l'ampiezza del vecchio SIC, l'influenza delle televendite sul totale dei ricavi. Piuttosto, all'ipotetico sondaggio di seguito riportato gli elettori risponderebbero in questo modo:

- E' favorevole o no al pluralismo nel mercato radiotelevisivo?

  Favorevole  100%

  Contrario         0%

- La sua preferenza va ad un sistema radiotelevisivo in cui la grande maggioranza di entrate pubblicitarie affluisca ad un unico operatore o ad uno in cui essa si ripartisca fra più operatori secondo le regole di mercato?

  Un operatore     0%

  Più operatori 100%

- La sua preferenza va ad un sistema radiotelevisivo in cui il maggior numero di reti sia controllato dal minor numero di editori ad ad uno in cui il minor numero di reti sia controllato dal maggior numero di editori?

  Più reti per pochi editori            0%

  Meno reti per molti editori    100%

E' chiaro quindi che il presente disegno di legge viene portato al centro dell'attenzione solo per interessi personali, dal momento che gli elettori in massa sarebbero favorevli a qualsiasi riforma che miri agli obiettivi sopra elencati.

9 ottobre 2006

The Comeback

Image Hosted by ImageShack.us Lisa Kudrow è forse nota ai più col nome di Phoebe, ovvero la bionda svampita e new age protagonista della serie di assoluto successo Friends. Altri però le riconoscono di essere anche un'ottima attrice, tra questi tutta la critica televisiva americana che l'ha sempre preferita al resto del cast: la sua interpretazione nelle vesti della bizzarra Phoebe le hanno valso 6 nomination agli Emmy Awards ed una vittoria come Miglior Attrice Non Protagonista.

Lista Kudrow è ora protagonista di una nuova serie intitolata The Comeback, una delle produzioni più originali e divertenti degli ultimi anni. Oltre che interprete principale ne è anche creatrice e produttrice insieme a Michael Patrick King, celebre autore del successo di Sex and the City.

The Comeback racconta le vicende di Valerie Cherish, un'attrice vicina alla mezza età, diventata famosa all'inizio degli anni 90 grazie ad una sitcom di grande successo, ma poi, come spesso succede, caduta nell'oblio del quasi anonimato. Arriva però il momento del riscatto quando un network le affida una parte in una nuova sitcom e la rende protagonista di un reality show incentrato sulla sua vita, The Comeback appunto (Il Ritorno). Nonostante l'entusiasmo e le speranze, Valerie sarà costretta a scontrarsi con la realtà del fatto che la sitcom non è la sua sitcom, e che il reality, che lei vorrebbe controllare per mostrare la sua parte migliore, è in realtà alla caccia dei suoi momenti più duri ed umilianti.

Pur essendo The Comeback prevalentemente una commedia, ampio spazio è dedicato alla maliconia ed alle umiliazioni subite da Valerie, mettendo lo spettatore in pieno disagio di fronte alle speranze disattese ed ai sogni infranti della protagonista.

La Kudrow è bravissima nel rendere il suo personaggio reale di fronte alle telecamere del reality, nonostante lo show sia completamente sceneggiato e non dia alcuno spazio all'improvvisazione, e Valerie non può non essere amata ed al tempo stesso compatita dal pubblico.

Nonostante le premesse, la serie andata in onda la stagione scorsa sul canale via cavo HBO, non ha riscosso un grande successo e la produzione è quindi composta da soli 13 episodi di circa 30 minuti ciascuno.

Per questa parte Lisa Kudrow ha ricevuto anche quest'anno una nomination come Miglior Attrice Protagonista ai Primetime Emmy Awards, premio vinto dalla bravissima  Julia Louis-Dreyfuss, protagonista della nuova serie The New Adventures of Old Christine, anch'essa terminata alla prima stagione.

Ritengo improbabile che The Comeback (come pure The New Adventures of Old Christine) possano fare un'apparizione sulla nostra televisione, se non sul satellite o ad orari inaccessibili sui canali generalisti.

La memoria degli elefanti

La settimana scorsa, dopo la presentazione della bozza di legge finanziaria, i comuni un po' in tutta Italia hanno mostrato il proprio dissenso, anche giustamente se si vuole, contro i tagli agli stanziamenti a loro imposti. Una cosa però che veramente mi ha lasciato senza parole è il modo in cui tutta la destra, capeggiata dall'imprevedibile Berlusconi, ha cavalcato questa protesta per marcare come l'attuale governo stia tagliando le risorse degli enti locali in modo brutale ed indiscriminato.

Ora mi meraviglio che sia solo io a ricordarmelo, ma non è successo poi tanto tempo fa. Non era proprio Berlusconi, con un magnifico colpo di teatro appena prima del voto, a cercare di farsi eleggere promettendo l'ABOLIZIONE DELL'ICI????

5 ottobre 2006

You Decide 2006

Ma il reverendo Camden vota democratico o repubblicano?

4 ottobre 2006

Tanto fumo

Oggi mi sono dimenticato che dovevo mettere la cena in forno. Poi ce l'ho messa, ma mi sono dimenticato che era in forno e per poco non la perdevo. Poi ho acceso il grill per dare una leggera doratura, ma l'ho dimenticato un minuto di troppo e quasi mi si è bruciato tutto. Oggi sono in ritardo.



Il titolo del post è double-face, valendo sia per le righe sopra scritte, sia per le seguenti.

Questo blog ha più o meno due settimane di vita, ma già è caduto in una crisi creativa. Di idee da scrivere, nero su bianco, ce ne sarebbero anche, ma nessuna mi sembra degna di essere letta. Penso che quando ne avrò una buona me ne accorgerò, quindi aspetto, ma il silenzio mi intristisce.

In questi giorni ho giocato con i template; non sono ancora soddisfatto, ma inizio a vedere qualche risultato. Ho giocato anche un po' con Photoshop e magari qualche piccola creazione vedrà la luce su queste pagine.

Dopo il post sulla televisione avrei altre cose da dire sull'argomento, ma sono talmente tante che hanno bisogno di una pettinata prima di essere proposte in pubblico e non vorrei finire per parlare solo di questo.

Ora mi rimetto a giocare con il template, mi scuso (con me stesso) per i danni.