Quello che segue è l'estratto di un dialogo occorso alcuni giorni fa tra il Sottoscritto e La Mamma.
Io: Che c'è stasera per cena?
La Mamma: ho messo delle patate in forno e... (qualcos'altro che ora non ricordo, ndr)... avevo pensato di chiamarti per chiederti se ti andava di prendere delle pizze mentre tornavi a casa, poi ho pensato che... magari gli scoccia.
Io: Mi scoccia cosa?
La Mamma: Ehhh, se te lo domandavo.
Io: ?
Tutto ciò a dimostrare come in casa mia io passi per quell'individuo che vive qui e al quale è meglio non rivolgere la parola se non si vuole essere aggrediti verbalmente. Tale fama, onestamente più che meritata, devo dire che un po' mi scoccia.
30 aprile 2007
L'angolo della critica cinematografica
Arrisentirci alla prossima recensione.
Mamma li turchi!
Mi domando se la rima fosse originariamente nelle intenzioni della folla rivoltosa.
26 aprile 2007
Melalcolico
Secondo voi come è messo uno che passa il pomeriggio su siti dai nomi esotici come Ryanair o Hostelworld? Al momento ho trovato un weekend a Barcellona a 79 euro per un viaggio che non farò mai. Ne avrei voglia, ma non lo farò.
C'è di nuovo che sono un po' triste. Ma non triste nel senso che son qui e penso a quanto sono triste. Più che altro è un'angoscia maligna e malinconica che mi accompagna da un paio di giorni e non so perché. Anzi, ad essere onesti il perché lo saprei, ma faccio finta di niente. E' che sono un po' giù e volevo dirlo. Perché se non dico questo non è che abbia poi molto altro da dire.
Una volta questo blog era più ispirato. Non dico più divertente, ma cazzo, più ispirato!
C'è di nuovo che sono un po' triste. Ma non triste nel senso che son qui e penso a quanto sono triste. Più che altro è un'angoscia maligna e malinconica che mi accompagna da un paio di giorni e non so perché. Anzi, ad essere onesti il perché lo saprei, ma faccio finta di niente. E' che sono un po' giù e volevo dirlo. Perché se non dico questo non è che abbia poi molto altro da dire.
Una volta questo blog era più ispirato. Non dico più divertente, ma cazzo, più ispirato!
24 aprile 2007
Tatto
C'è modo e modo per dire le cose. Che poi finisce che uno, senza volere, si offende. Ad esempio...

Mia reazione:
Ti ringrazio veramente per l'informazione che mi dai e ti assicuro che provvederò al più presto.
oppure...
Mia reazione:
Voglio tagliarmi le vene.
Mia reazione:
Ti ringrazio veramente per l'informazione che mi dai e ti assicuro che provvederò al più presto.
oppure...
Mia reazione:
Voglio tagliarmi le vene.
23 aprile 2007
No need to argue
Oggi la cassetta ha un suono orrendo, così ho comprato il ciddì. L'ho messo sul piccì e l'ascolto con l'aipod. Non ho più diciassette anni, almeno non di fuori. Ma, ogni tanto, riprendo in mano quel disco ed allora salgo ancora su quel treno.
17 aprile 2007
Money money money
Ecco, insomma, deve essere colpa della scuola se io il valore dei soldi proprio non ce l'ho. Perché poi mi secca parecchio ritrovarmi nell'ennesima discussione su quanto la gente spenda inutilmente un sacco di quattrini solo per avere una firma, mentre io sto zitto e mi domando quanto costi in totale la roba che porto addosso.
Non è che abbia le mani bucate, anzi, io risparmio. Se mi sono permesso di mollare il lavoro senza essermi parato il culo prima è anche perché in questi anni ho messo da parte un sacco. Il problema è però che quando mi capita di comprare qualcosa che mi piace, come mi posso spiegare?, del prezzo mi frega quanto una minchia storta. E così mi ritrovo a fare spese inammissibili, dovendomene poi vergognare mentre il solito stronzo mi sta a spiegare quanto la tale azienda faccia pagare roba immonda fabbricata in Cina da bambini storpi.
Proprio l'altra sera, mentre annuivo con gli occhi bassi per non fare la figura del coglione, mi interrogavo su quale fosse stata la mia spesa più stupida. E badate, non la più costosa, né la più bizzarra, o buffa da raccontare. Proprio una spesa inutile. Dopo varie considerazioni ho eletto a questo titolo cinquanta euri tirati fuori per una cosa che, in inglese è figa perché si dice ringer-shirt, ma in italiano rimane una maglietta bianca con le maniche corte e una stampa nel mezzo. Per carità, è carina e fatta pure bene, ma cinquanta euri per 'sta robba bianca con il nome di un gruppo del quale neanche potrebbe fregarmi di meno, mi sono sembrati un po' inappropriati.
Ma che ci volete fare, tanto più che recentemente mi è stato pure fatto notare come io faccia un tipo di shopping evoluto; il che starebbe a significare che mi vesto da fighetto. Che se vogliamo, scoprirsi fighetti alla mia età ha del patetico a livelli inenarrabili. Ma anche il fighetto ha i suoi limiti, e lo dimostra il fatto che non possiedo neanche un paio di mutande firmate. Proprio zero. Nisba. Che spendere tutti quei soldi solo per una mutanda sarebbe davvero imperdonabile nonché incomprensibile. Si perché, alla fine, queste mutande firmante, a chi cazzo dovrei farle vedere?
16 aprile 2007
Six feet under
Andare al cimitero mi mette un po' in soggezione. In primo luogo perché ci sono solo degli anziani (io avrei detto vecchi, ma oggi non voglio offendere nessuno) e giacché io sono gggiovane, mi sento un po' fuori contesto. In secondo luogo c'è che davanti alle mie lapidi io non so proprio cosa fare. Il nonno non l'ho mai conosciuto e, almeno da bambino, sulla sua tomba ci sono stato parecchie volte; con lui non ho problemi e mi sento a mio agio. I problemi ce li ho con le nonne. Si perché le mie nonne m'han lasciato che ero grande (l'ultima quasi tre anni fa: coincidenza?) e con loro un rapporto ce l'ho avuto. Perciò mi sento come se ci si aspettasse un che da me; che dicessi o facessi qualcosa, che avessi un pensiero significativo, mentre io mi sento un imbecille. E l'unica cosa a cui mi viene da pensare è che mi dispiace di averle deluse, e quanto poi. Voglio dire, se da dove sono possono vedermi (e vedermi dentro) forse hanno intravisto una persona diversa da quella che conoscevano e, magari, mentre scende una lacrima a me, ne scende una anche a loro.
Ma poi il cimitero è un luogo piacevole, che ci dovreste andare più spesso. A me piace scorrere le lapidi e trovare le più vecchie. La data di nascita è la prima cosa che noto e così ho visto che i cadaveri più anziani sono nati non più in là degli anni '60. Milleottocento, s'intende. Questi hanno delle foto bellissime, che se io fossi morto vorrei averne una uguale. Sono seri, sicuri di sé, con piglio imperioso. E tutti hanno lo stesso aspetto da contadinotto nel giorno di festa. E mi immagino che a quei tempi stare in posa per farsi fotografare fosse di per sé un giorno di festa. Spesso hanno dei baffoni lunghi ed i migliori portano il cappello. Che allora se non portavi il cappello mica ti potevi far chiamare uomo. Anche le donne sono serie e imperiose. Delle gran matrone. Grandi anche per stazza, che si vede che da queste parti la fame non l'han patita. Ma ci sono morti anche più recenti, s'intenda. E alcuni non sono neanche male. C'è tutto un filone di personaggi degli anni '50 fotografati come star della Hollywood sul Tevere, le cui gesta già te le vedresti decantare in un classico dell'Istituto Luce.
Dopo la data di nascita è ovvio che l'occhio cade su quella di morte ed ecco che il mostro della matematica subito si impossessa di me. Per quanto io mi ritenga cinico e insensibile a livelli intollerabili, tra le poche cose che mi fanno veramente tristezza è vedere le due date troppo ravvicinate. E rimango di pietra nel vedere un ragazzo morto a vent'anni, magari più di trent'anni fa.
Poi fortunatamente vengo scosso da qualunque pensiero cupo io abbia in testa quando l'anzianotta che mi passa accanto termina il suo giro visite rivolgendo un sonoro saluto alle lapidi dei suoi cari, come se fossero amici che rivedesse il giorno dopo. E non ho motivo di credere che non sia così.
Appena il tempo di percorrere il vialetto circondato dai piccoli e inesorabilmente kitsh mausolei di famiglia e son già oltre il cancello. Perché in una giornata così bella, si sta bene dentro il cimitero, ma si sta benone anche fuori.
12 aprile 2007
Santa subito!
Io credo di no e per questo invito tutti voi a sottoscrivere fermamente questa campagna, impegnandovi a farla vostra e a diffonderla ovunque vi sia umanamente possibile. Auspico inoltre la formazione spontanea di comitati territoriali che si attivino in tutte le piazze italiane per raccogliere firme al fine di proporre il nome della nostra Wanna alla carica, più che meritata, di senatrice a vita.
11 aprile 2007
Settantasette
Il titolo è quello che è perché l'argomento di oggi sono le gambe. Nella fattispecie le mie gambe. Il riferimento alle gambe delle donne lo si deve all'infanzia segnata da un Mike Bongiorno che snocciolava i numeri della smorfia come fossero tabelline. Il 33 erano gli anni di Cristo e il 90 la paura. Non ricordo quale fosse il morto che parlava e sul 69 non voglio azzardare ipotesi. Ma non stiamo parlando di gambe, che è l'argomento di oggi.
Si perché oggi mi sono guardato le gambe. Cioè, le vedo sempre, ma di solito non le guardo. E invece oggi le ho proprio guardate. Le ho notate perché c'era il sole, faceva caldo e ho pensato che si potesse fare un po' di sano sport. E quello che ho notato delle mie gambe è stato un inquietante pallore che a malapena si intonerebbe ad un cadavere in avanzato rigor mortis. E che sarà mai?, sono sempre così le mie gambe in inverno, ma nella penombra della mia doccia sono quasi certo di poter affermare che appaiono più in forma. E invece oggi, sotto il sole, erano inquietanti. Che poi ieri sera sono andato a prendermi la pizza e ad aspettare insieme a me c'era un ragazzetto sbarbatello. E questo ragazzetto, che a occhio direi non fosse stato neanche abile alla guida, aveva un'abbronzatura in viso che avrei definito messicana. Che in messico son sicuro non c'è stato, se non altro perché doveva andare a scuola, ma era abbronzato a tal punto che mi son sentito in dovere di odiarlo. E quindi l'ho odiato. E se potete odiatelo anche voi.
Ma tornando alle mie gambe, ho notato che sono bianche ed è il caso di rimediare. No, perché io ho delle gambe che non sono tanto male. Sono mediamente pelose, ma son fatte bene. Delle donne si dice che hanno gambe perfette quando hanno tre fessure nel mezzo: una sopra le caviglie, una un po' più su, sotto il ginocchio e una molto, molto più su. Io la terza non ce l'ho e credo che il motivo sia che non sono una donna, quindi l'esempio non ci sta per niente e state zitti che mi distraggo.
Però c'è questa cosa, che non sono mica l'unico per carità, però c'è questa cosa che è un po' così. Vale a dire che su entrambe le gambe un'area mediamente estesa situata sul versante inferiore esterno è completamente glabra. Come terra bruciata, lì non ci cresce più un pelo. Le teorie sull'abbigliamento ammazza-peli abbondano, ma a me non è che mi freghino più di tanto. Quel che mi frega è che esteticamente fa un po' schifo. Ma proprio brutto da vedere. E per di più mi secca che la gente guarda e sorride. E poi se è stronza chiede spiegazioni, stronza!, che ti dice ma non ti sarai mica depilato?, dice. E io dico che mi son rotto il cazzo di dare spiegazioni. E quindi le soluzioni sono due: o mi sottopongo a trapianto di peli e poi mi metto una bandana in testa cantando canzoni napoletane per sviare l'attenzione, oppure mi depilo completamente le gambe per desiderio di uniformità. Quest'ultima soluzione sarebbe accettabile se solo fossi un nuotatore professionista o, al limite, il fidanzato di un nuotatore professionista. Ora come ora, quindi, non è fattibile. Sono aperto a suggerimenti su come risolvere la questione (e non consigliatemi di disegnare i peli col tratto-pen perché è una stronzata, come cazzo vi è venuta in mente?)
Che poi il bello delle mie gambe è che mi portano dove mi pare. Sticazzi, direte voi. Sticazzi dico io, che, cazzo, mica lo sapevo che mi potevo far scarrozzare in ogni dove dalle mie gambe. Già perché io pensavo che servivano per starci in piedi, le gambe, che al massimo se ti stancavi ti sedevi e poi ti rialzavi. E invece, ragazzi miei, non è poi mica così banale come pensavate voi. Sì perché oggi le gambe ce le avete, ma domani mica lo so se ce le avrete ancora. E allora quando ho realizzato questa verità assoluta mi son messo a usarle, le gambe. E ci vado dove mi pare. Proprio in ogni direzione. Beh quasi, che tipo oggi avevo voglia di fare sport e mi son messo i pantaloncini corti (che poi è per questo che mi son visto le gambe e che adesso ne parlo) convinto di farmi una bella corsetta da vero sportivo di merda. Che poi io non corro, ma oggi ho deciso che mi andava di correre e così sono andato a correre, ma le gambe non mi ci hanno portato. O forse loro mi ci avrebbero anche portato se non fosse stato per l'apparato cardio-respiratorio che al cinquecentesimo metro si è messo a cantarmi una messa da requiem in grande stile che allora ho capito che se la cantava per me era meglio se mi davo una calmata. Così ho dato un taglio a quella che da ora in poi definirò una esperienza di premorte e mi son messo a sedere. E a guardarmi le gambe. Che sono bianche e spelacchiate.
Si perché oggi mi sono guardato le gambe. Cioè, le vedo sempre, ma di solito non le guardo. E invece oggi le ho proprio guardate. Le ho notate perché c'era il sole, faceva caldo e ho pensato che si potesse fare un po' di sano sport. E quello che ho notato delle mie gambe è stato un inquietante pallore che a malapena si intonerebbe ad un cadavere in avanzato rigor mortis. E che sarà mai?, sono sempre così le mie gambe in inverno, ma nella penombra della mia doccia sono quasi certo di poter affermare che appaiono più in forma. E invece oggi, sotto il sole, erano inquietanti. Che poi ieri sera sono andato a prendermi la pizza e ad aspettare insieme a me c'era un ragazzetto sbarbatello. E questo ragazzetto, che a occhio direi non fosse stato neanche abile alla guida, aveva un'abbronzatura in viso che avrei definito messicana. Che in messico son sicuro non c'è stato, se non altro perché doveva andare a scuola, ma era abbronzato a tal punto che mi son sentito in dovere di odiarlo. E quindi l'ho odiato. E se potete odiatelo anche voi.
Ma tornando alle mie gambe, ho notato che sono bianche ed è il caso di rimediare. No, perché io ho delle gambe che non sono tanto male. Sono mediamente pelose, ma son fatte bene. Delle donne si dice che hanno gambe perfette quando hanno tre fessure nel mezzo: una sopra le caviglie, una un po' più su, sotto il ginocchio e una molto, molto più su. Io la terza non ce l'ho e credo che il motivo sia che non sono una donna, quindi l'esempio non ci sta per niente e state zitti che mi distraggo.
Però c'è questa cosa, che non sono mica l'unico per carità, però c'è questa cosa che è un po' così. Vale a dire che su entrambe le gambe un'area mediamente estesa situata sul versante inferiore esterno è completamente glabra. Come terra bruciata, lì non ci cresce più un pelo. Le teorie sull'abbigliamento ammazza-peli abbondano, ma a me non è che mi freghino più di tanto. Quel che mi frega è che esteticamente fa un po' schifo. Ma proprio brutto da vedere. E per di più mi secca che la gente guarda e sorride. E poi se è stronza chiede spiegazioni, stronza!, che ti dice ma non ti sarai mica depilato?, dice. E io dico che mi son rotto il cazzo di dare spiegazioni. E quindi le soluzioni sono due: o mi sottopongo a trapianto di peli e poi mi metto una bandana in testa cantando canzoni napoletane per sviare l'attenzione, oppure mi depilo completamente le gambe per desiderio di uniformità. Quest'ultima soluzione sarebbe accettabile se solo fossi un nuotatore professionista o, al limite, il fidanzato di un nuotatore professionista. Ora come ora, quindi, non è fattibile. Sono aperto a suggerimenti su come risolvere la questione (e non consigliatemi di disegnare i peli col tratto-pen perché è una stronzata, come cazzo vi è venuta in mente?)
Che poi il bello delle mie gambe è che mi portano dove mi pare. Sticazzi, direte voi. Sticazzi dico io, che, cazzo, mica lo sapevo che mi potevo far scarrozzare in ogni dove dalle mie gambe. Già perché io pensavo che servivano per starci in piedi, le gambe, che al massimo se ti stancavi ti sedevi e poi ti rialzavi. E invece, ragazzi miei, non è poi mica così banale come pensavate voi. Sì perché oggi le gambe ce le avete, ma domani mica lo so se ce le avrete ancora. E allora quando ho realizzato questa verità assoluta mi son messo a usarle, le gambe. E ci vado dove mi pare. Proprio in ogni direzione. Beh quasi, che tipo oggi avevo voglia di fare sport e mi son messo i pantaloncini corti (che poi è per questo che mi son visto le gambe e che adesso ne parlo) convinto di farmi una bella corsetta da vero sportivo di merda. Che poi io non corro, ma oggi ho deciso che mi andava di correre e così sono andato a correre, ma le gambe non mi ci hanno portato. O forse loro mi ci avrebbero anche portato se non fosse stato per l'apparato cardio-respiratorio che al cinquecentesimo metro si è messo a cantarmi una messa da requiem in grande stile che allora ho capito che se la cantava per me era meglio se mi davo una calmata. Così ho dato un taglio a quella che da ora in poi definirò una esperienza di premorte e mi son messo a sedere. E a guardarmi le gambe. Che sono bianche e spelacchiate.
4 aprile 2007
Short Message Service
Gli SMS sono una forma aberrante di comunicazione. A volte, però, rendono più semplice iniziare una conversazione che diversamente non avrebbe mai luogo.
2 aprile 2007
46
Alla fine ho ceduto al richiamo delle sirene e sono andato a comprarmi il mio paio di jeans. Con l'obiettivo di trovare dei jeans-fotocopia di quelli che già avevo mi sono recato nel negozio più caro che io conosca (in realtà, una volta sono entrato in un negozio che vende roba di Cavalli, ma c'ero andato per lavoro, e comunque Cavalli mi fa schifo, come persona intendo). Ben determinato, sono entrato e senza tanti complimenti ho detto alla commessa voglio questo, quello e quell'altro. Alla domanda che taglia porti?, baldanzoso le rispondo sarei una 48, ma ora mi sta un po' larga. Lei, senza dirmelo, mi torna con una 46, me li provo e, porca vacca!, mi stanno a pennello. Anche un pelino di meno ci stava. Poi mi procura un altro modello, io me lo provo e, un po' basito le chiedo ma che è una 46 anche questa? no perché mi sta larga da far paura! Sicché lei mi guarda attenta e premurosa mi domanda vuoi che ti prenda una mezza taglia in meno? Ma dico, una mezza taglia in meno? Ragazza mia, se vuoi che ti sposi dimmelo che ti accontento. A momenti mi arrapavo e me la limonavo li tra gli scaffali davanti agli specchi per la soddisfazione. Poi ho preso gli altri, le ho fatto un sorriso e mi son detto, magari oggi mi do anche agli accessori. Prendendo in mano una cintura da cinquantacinque euri ho poi riflettuto magari invece oggi mi do al sudoku. Infine mi sono recato alla cassa dove ho dovuto accendere un mutuo trentennale prima di portarmi via il malloppo. Ed in tutto questo la cosa notevole è che sia riuscito a sbrigare la pratica shopping in quindici minuti netti. Si proprio io che l'ultima volta ho impiegato un'ora e mezza per comprare delle scarpe identiche a quelle che avevo ai piedi. Ma le compere per me sono troppo faticose: mi serve tempo e mi serve concentrazione. Odio le commesse che mi ronzano intorno, io compro in solitudine. Con questa scarsa attitudine allo shopping ci sarebbe da domandarsi, ma non sarò mica etero?
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