26 settembre 2007

I want to believe

X-Files C'è da dire che una volta non mi facevo tante pippe su ciò che scrivevo: come andava andava e buonanotte al secchio. Tale lucida considerzione deriva dal fatto che è mezza giornata che scrivo e riscrivo questo peraltro inutile post senza riuscire ad arrivarci in fondo. Ma la lucidissma considerazione deriva anche e soprattutto dall'evidenza dei fatti, ovvero dal casuale rinvenimento di alcuni reperti archeologici che credevo fossero andati perduti, sepolti per sempre nelle sabbie del tempo.

Dal momento che di me (come del maiale) non si butta via niente, Google ha ben pensato di conservare nel suo sterminato archivio testuale un po' di materiale partorito dal sottoscritto in un'epoca lontanissima e del quale pensavo si fossero perse da tempo le tracce.

Dovete sapere che nel millennio appena passato (ah, quante ne potrei raccontare del millennio appena passato!) il Vostro era un grande appassionato di quel fenomeno culturale e filosofico che è stato X-Files e, con grande entusiasmo ed impiego di risorse psicofische, aveva preso a partecipare alle profonde discussioni che si tenevano settimanalmente sul newsgroup it.fan.tv.x-files.

Quale non è stata la mia sorpresa nello scoprire questa mattina che quei post appassionati e sconclusionati sono ancora al loro posto, consultabili come raro materiale d'archivio e ancora commentabili dal moderno lettore a caccia di artiquariato di pregio.

Rileggendo quelle righe, fa sorridere oggi il modo in cui argomentavo i miei solidi e ponderati punti di vista, la sicumera con cui parlavo di cose che non conoscevo affatto o l'abitudine di chiamare Chris con il solo nome di battesimo.

Era un modo, quello, più immediato e partecipativo di scambiarsi idee, meno letterario rispetto al blog, decisamente più geek. Non si aveva paura dell'errore sintattico e l'immancabile refuso era quello che era: un errore di battitura, non un peccato mortale.

Non ricordo un periodo in cui usare la rete per me sia stato più divertente. Ogni domenica sera aspettavo con ansia la fine dell'episodio per lanciarmi sul newsgroup e comunicare a tutti le mie impressioni a caldo e partecipare alla conversazione e allo scambio con gli altri.

Purtroppo questo durò poche settimane: X-Files era ormai agli sgoccioli e una volta pronunciata la parola fine il gruppo perse ragione d'esistere ed io, come tutti, lo abbandonai. Mi ha fatto quindi piacere poter rieggere quelle righe, alcune delle quali ancora ricordavo alla lettera, ripensando al perché le avevo scritte e cercando di comprendere i riferimenti che oggi mi appaiono oscuri.

Vabbé, ora vado a rileggermi i riassuntini di Rampa (che vi consiglio), ma vi lascio con un avvertimento. Sappiate che niente va perduto: qualunque cosa oggi scriviate, Google se la ricorda e, un giorno, potrà usarla contro di voi.

23 settembre 2007

Se spic inglisc è meglio

Quando qualcuno ti chiede se ti piace Bruce e tu immediatamente pensi ad un pittore fiammingo probabilmente è il segno che un corso di dizione non andrebbe sprecato.

19 settembre 2007

Noia

Ho qualche cosa tra i denti. Lo sento, è la in fondo, tra i due molari che non riesco a raggiungere. Io spingo la lingua, la giro, la ruoto, la arcuo, ma non ci arrivo. Nessuno mi vede, posso infilarmi le mani in bocca, spingere le dita fino ai limiti più oscuri, ma ancora non riesco. Mi fermo, tolgo le mani e ricomincio con la lingua, di nuovo, per il resto della giornata.



Sono rinchiuso tra due armadi e una parete posticcia. E' probabile che se io morissi ora, seduto alla mia postazione, nessuno si accorgerebbe di niente, i miei colleghi spegnerebbero le luci prima di uscire e mi lascerebbero a marcire riverso sulla mia scrivania con la fronte appoggiata sulla tastiera mentre sul monitor comparirebbero in veloce sequenza tante lettere gggggggggggggggggggggggg.



Nonostante il mio apporto a questa azienda sia attualmente pari allo zero puntato (il puntato è merito del mio corpo esanime sul quale la polvere si adagia lasciando pulita la scrivania color amaranto) la direzione sembra intenzionata ad invitarmi ai festeggiamenti per il millemillesimo compleanno della società in un weekend di rutilante svago aziendale. Le ipotesi allo studio riguardano le ridenti località di Roma (banale) e Venezia (banalerrimo). Per quanto io avrei preferito una destinazione più parisienne, piuttosto che madrileña o sanpietroburghina, da bravo soldatino corporativo mi adeguerò senza fingere malesseri improvvisi e mi arruolerò in questa spedizione dagli esiti incerti sperando quantomeno che la scelta ricada sulla Capitale in modo da poterla vedere almeno una volta prima di morire (credo presto).



Così se ne va un'altra giornata piena di emozioni. Il mio metabolismo è rallentato a tal punto che vengo ormai considerato a pieno titolo animale a sangue freddo; un'altra settimana così e mi ritroverò comodamente annoverato tra le specie invertebrate. Almeno ho la lingua con la quale svagarmi e passare un po' di tempo: quando mi sarò stancato di usarla per togliere schifezze dai denti penso che passerò a limonare con la mia cassettiera (che mi ha indubbiamente messo gli occhi addosso).

11 settembre 2007

Voguing

Puzzo. E sono solo le dieci del mattino. Non sono più abituato a trascorrere tanto tempo vestito. E non è che prima girassi per casa tutto il giorno in mutande. Semplicemente, una camicia e un paio di pantaloni sembrano essere ormai troppo per me. Ancora non ho ricevuto un richiamo ufficiale, ma mi aspetto che da un momento all'altro qualcuno mi intimi di indossare anche una cravatta e allora sì che si raggiungerà il top della depravazione. Nel caso accadesse, il mio primo istinto mi direbbe di dar sfogo all'incessante ed irritante spirito polemico che mi è proprio piantando una grana di dimensioni epocali; oppure la mia leggendaria carenza di attributi potrebbe spingermi a chinare umilmente il capo senza neanche il tempo di pronunciare «Obbedisco!». La cosa di per sé non ha senso: non esiste motivo al mondo per indossare una camicia e una cravatta mentre sei inginocchiato sotto una scrivania, qualunque cosa tu intenda fare sotto quella scrivania, ed io mi limito a collegare e scollgare cavi.

Questo è il mio nuovo lavoro. Nuova scrivania, nuova città, nuovi colleghi, nuovo tutto.

Nel mio nuovo ufficio sono tutte donne, tranne uno. Il che è un bene perché, se non l'avete notato, gli uomini tendono ad essere noiosi in modo insostenibile. Di conseguenza anche la mia pausa caffé è accompagnata da una massiccia presenza femminile, il che è meno bene giacché sul medio termine il femmineo chiacchiericcio tende a stordire l'ometto che è in me. Ma sempre meglio che parlare di motori!

Il mio capo è una donna. Anche questa è un'esperienza nuova e, devo ammettere, piuttosto piacevole: dà pur sempre una sensazione di benessere vedere una donna piegata sotto un tavolo e alle prese con attività tipicamente maschili.

Il mio nuovo ufficio è al secondo piano in un edificio che di piani ne ha cinque e tutto il giorno è un continuo andar su e giù con l'ascensore. A me l'ascensore fa venir la nausea, che è peggio dal mal di mare, peggio del mal d'aria, perché il mal d'ascensore è proprio stupido. Però in ascensore c'è una grande parete a specchio ed io, quando sono solo, non posso resistere alla tentazione di rimirarmi in tutto il mio fico splendore nelle pose più glamour (ovvio che prima mi sono accertato dell'assenza di telecamere di controllo).

Ogni tanto, però, mi intristisco anche. Accanto a me c'è una partete che separa la mia scrivania da quella accanto, una di quelle pareti sulle quali puoi appiccicare tante belle cose con delle simpatiche puntine colorate. Ed è quando mi volto a guardarla che vorrei tanto avere una foto da appenderci per poi rispondere a chiunque me lo chiedesse: «quello è il mio ammmore!» Sigh. sob, che tristezza: penso che mi ucciderò infilandomi quelle fottute puntine nei polsi!

Sul fronte lavorativo è tutto qui. Dalla vetrata sulla quale si affaccia la mia scrivania un bel sole di fine estate filtra attraverso la strisciata bianca e grumosa lasciata da un piccione dissenterico durante il suo volo aggraziato.

Ma oggi è anche una data speciale: proprio oggi, un anno fa, questo blog emetteva i suoi primi sconsiderati vagiti. E' quindi giunto il momento di soffiare sulla prima simbolica candelina, un'occasione importante alla quale anche la spettabile azienda Telecom Italia ha voluto partecipare regalandoci una brutale interruzione della connessione ADSL che perdura da una decina di giorni. E visto che sul mio nuovo e scintillante computer casalingo (vorrei farmelo pimpare con una pacchiana fiammata rossa sul fianco) internet non c'è più, mi tocca star qui a scrivere di nascosto durante il mio ben poco remunerato orario lavorativo.

Ora basta, è tempo di tornare al lavoro, anzi, di tornare a contare i minuti che mi separano da una lunga e vaporosa doccia, sperando che nel frattempo nessuno mi si avvicini troppo.