Care amiche lettrici, cari amici lettori,
questa è una comunicazione di servizio con la quale vi esonero dalla lettura del post che segue. Trattasi di un personale sfogo partorito in un momento un po' così. A mia parziale discolpa devo dire che quando è stato scritto il sole era calato già da un pezzo ed il fantasma del melodramma si era impadronito del qui presente. Dopo averlo lasciato in decantazione per un po' ho deciso di pubblicarlo perché tutto fa brodo. Aggiungo questo breve cappello introduttivo al fine di smorzare i toni ed evitare di portare qualche mio sensibile lettore sulla strada dell'alcolismo. Prometto che nei prossimi giorni scriverò qualcosa di divertente. Ma prima devo assolutamente tagliarmi i capelli!
Mentre mi metto a scrivere il mio umore è di colore grigio topo. Un'ora fa, o due, non era così, stavo bene. Avevo fatto una lunga passeggiata ascoltando musica ed avevo male alle gambe, ma non c'erano nuvole in vista. Poi incroci nei tuoi pensieri qualcosa o qualcuno, ora non importa cosa o chi, e scatta un clic dentro di te. Forse non è neanche un clic, ha un suono diverso, ma non sapresti dire quale perché lo senti appena. E' dentro, profondo, non sai neanche bene dove, ma te ne accorgi, non puoi farne a meno. Non sono incazzato, non ce l'ho con nessuno. Sono triste, solo triste. Poco fa ho pianto, da solo chiuso in bagno, seduto sulla tazza. Non un pianto dirotto, qualche lacrima lenta, ma abbastanza per capire che stavo male.
Non so cosa voglio scrivere, le idee sono confuse, intricate, scivolose. Sarà un post lungo e non mi frega quanto lungo perché voglio prendermi il mio tempo. E' faticoso, è difficile e mi spaventa. Voglio fare uscire tutto, sperando che poi non mi appartenga più niente.
Cosa succede quando sai che hai buttato la tua vita nel cesso? Letteralmente nel cesso. E attenzione, qui non sta parlando il mio umore, non sto dando sfogo ad un innato o passeggero pessimismo. Parlo con lucidità, sapendo esattamente ciò che dico. Parlo di me ed è un soggetto che conosco. Quando sai perfettamente che il tempo è passato, che l'hai sprecato giorno dopo giorno e ora dopo ora. QUando sai che non tornerà più indietro, che nessuno ti dirà "ok, fermi tutti, era solo una prova. Ora facciamo sul serio". Quando sei rassegnato a questo e ne hai fatto parte di te. Quando vuoi solo ripartire da capo, chiudere una porta alle tue spalle e sperare di imboccarne una nuova che ti porti da qualche parte.
Ma io non so come si fa. Non so dov'è la porta e non so girare la maniglia o se serve una chiave. E mentre cerco al buio porto con me il mio bagaglio di rimpianto. Del quale non so che fare. E' possibile andare avanti sulla propria strada, continuare a vivere facendo finta che quel bagaglio non ci sia, dimenticandolo da qualche parte senza dargli importanza, come se non fosse parte di te? Oppure bisogna per forza farci i conti, tirare fuori tutto, arrendersi all'evidenza e risolvere il problema?
Quello che faccio io è coprirlo con una coperta a quadri, nasconderlo su in soffitta e pregare di non doverci mai salire. Spero che andando avanti si coprirà di così tanta polvere da renderlo invisible e che la mia vita sarà così piena e così diversa da renderlo irriconoscibile. Ma è un'illusione che viene spezzata in momenti come questo, quando per caso qualcuno da un colpo secco alla coperta e libera i fantasmi. Quando guardo me stesso tra cinque, dieci o ventanni e mi vedo solo. Ma la cosa peggiore è vedere di aver sprecato altri cinque, dieci o ventanni.
Lo so, sembro triste e un po' depresso. Triste ho già detto di esserlo, depresso direi di no. Non mi è facile scrivere così perché questo è quanto di più vicino ci sia al mio cuore. E quello che sento. Sono io, nudo e crudo. Non avrei mai il coraggio di aprirmi così con qualcuno per paura di spaventarlo e allontanarlo. E già farlo in questo modo mi imbarazza, anche sapendo che nessuno leggerà mai queste righe, o magari qualcuno le leggerà se ha avuto la pazienza di leggere ciò che ho scritto finora. Ma non mi conosce e non capirà. Non capirà perché io non spiego. E non capirà perché le parole non possono farlo capire. Sono troppo piccole.
Ho voglia di ridere ora. Ho voglia di conoscere. Ho voglia di essere un trentenne che non si guarda indietro con rimpianto, ma al massimo con un po' di tenerezza.
Ho anche tanta voglia di piangere, ora.
Ma domani prego di no.
10 dicembre 2006
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1 commento:
Ho letto tutto ed ho rivisto qualcosa di me .... non c'è un'età per smettere di essere soli ma ogni momento della vita, anche se insignificante, è esperienza utile per continuare a vivere.
A 40 anni quando avevo ormai deciso di organizzarmi definitivamente per una vita da solo e cinico, ho incontrato il mio compagno e la mia vita è cambiata, ora sono felice e dopo tre anni è sempre meglio.
Trasforma i fantasmi in ricordi, così non faranno più paura.
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