Ci deve essere qualcosa di profondamente sbagliato se appena tornati da un breve viaggio già non si sopporta la propria casa. Ma bisogna prenderla così, come uno stimolo a ripartire appena possibile.
Non sto qui a scrivere delle attrattive della città di Valencia che per quello vi potete anche leggere una guida. Né mi metto a scrivere un romanzo sul concetto del viaggio e della libertà: trovatevi qualcosa in libreria e non rompete le palle. Il mio fine, come al solito, è scrivere quattro stronzate che riempiano ancora una volta questa paginetta altrimenti bianca.
Ecco dunque alcune mie argute considerazioni partorite durante una settimana sottratta alla tivù.
Ovviamente non ho respirato un cazzo di aria di mare, come sempre accade quando ci si sposta in una grande città. La combinazione di catrame e nanoparticolato che ho ingurgitato in questi giorni la sanno solo i miei polmoni. Il mio naso sembrava un camino londinese nel quale Dick Van Dyke si sarebbe potuto divertire parecchio. Grazie ai litri di acqua ingeriti per via nasale ieri in piscina, tutto il condotto è stato ben ripulito lasciandomi sulla lingua tutto il sapore della moderna industria spagnola.
I valenciani non mangiano, probabilmente sono tutti anoressici. Non saprei come spiegarmi altrimenti l'assoluta mancanza di un qualsivoglia tipo di bar o pasticceria nella quale fosse possibile trovare le enormi paste grondanti di cioccolato fuso senza le quali io non sono neanche disposto a svegliarmi in vacanza.
In questo periodo sembra che tra gli ometti valenciani abbia una discreta circolazione la meche bionda. Quella che però sta veramente dilagando è la moda inarrestabile della gamba depilata. Nel caso dovessi dissennatamente pensare di rifarmi le meches oppure cadessi vittima del polpaccio glabro, almeno so dove andare a nascondermi per non sentirmi completamente ridicolo.
Per la prima volta ho sperimentato l'emozione del cinema IMAX Dome all'Hemisfèric di Valencia e devo dire che l'effetto è sensazionale. Devo però mettervi in guardia da eventuali spiacevoli effetti collaterali dovuti all'esposizione ravvicinata ai piedi dello spettatore seduto immediatamente dietro di voi. Immagino che fosse quella la provenienza dell'odore fetido che mi ha accompagnato per l'intera nauseabonda proiezione. Questo, però, se si esclude la possibilità che la signora seduta accanto a me fosse stata in preda ad una crisi scoreggiona di dimensioni epocali e, guardandola in faccia, non mi sentirei di escluderlo affatto.
A un certo punto uno capisce che non ha più l'età. Così, l'età in generale. Io quattro o cinque anni da restituire al mittente ce li avrei. Se poi potessi restituirne anche dieci mi piacerebbe imparare ad andare sullo skateboard e a fare il giocoliere. Così, che fa tanto straccione, ma figo alternativo. Tranquilli però che l'euro non ve lo chiederei mai.
E' sempre interessante notare come gli uomini eterosessuali abbiano generalmente un solo e unico pensiero: la patata. Per quanto il fascino discreto della patata riscuota sempre un certo interesse, devo ammettere che il sentire certi apprezzamente già alle nove del mattino mi muove un fastidioso senso di nausea e disorientamento. In questi pochi giorni ho assorbito talmente tante usanze prettamente eterosessuali che ora dovrei rivedermi la serie completa di Will & Grace per tararmi nuovamente su livelli accettabili.
Nonostante l'alto livello morale del punto precedente, mi vedo costretto a segnalare il fatto che a Valencia girino maschietti da paura. Il livello ormonale è stato costantemente elevato con picchi ben oltre la soglia di attenzione. E' incredibile come la natura sia stata generosa in quel lembo di terra baciato dal sole. Un'opzione plausibile potrebbe anche essere che, per far bella figura di fronte al mondo in occasione dell'America's Cup, il sindaco di Valencia abbia emesso una ordinanza nazista con la quale si proibisca la circolazione ai cittadini brutti e medi, o anche semplicemente carini. Un bravo, quindi, ed un grosso grazie al sindaco esteta.
Gli autobus sono una metafora della vita. Si sale, si scende, si sale di nuovo e si scende di nuovo. Ci si attacca alle maniglie come si può e spesso ci si danno spintoni di una violenza inaudita. A volte si sale senza biglietto, altre volte si sbaglia il numero, si prende il 3 notturno e, dopo quarantacinque minuti, si scende al capolinea da qualche parte in provincia senza sapere come tornare a casa o se si riuscirà a tornare prima di essere violentati senza pietà nell'oscurità di un viadotto. A volte, però, si è fortunati e si possono trascorrere venti minuti buoni a guardare il biondino seduto di fronte che fa finta di guardare fuori dal finestrino, ma che sai benissimo sta guardando te riflesso sul vetro (seee, magari!, comunque frequenta la linea N3 e se qualcuno lo riconosce, con una maglietta bianca, gilet nero, pantaloni grigi e All Star rosse, per favore, gli dia il mio indirizzo email, sono innamorato!).
Per finire, come non parlare di paella. Io di cose ne so poche e non vorrei certo mettermi qui a dar lezioni di cucina a gente che ne sa ben più di me. Vorrei solo far notare alla comunità dei ristoratori spagnola che la paella è originariamente un piatto povero a base di riso nel quale i contadini di una volta mettevano qualsiasi cosa avessero avuto a disposizione, verdure generalmente, ma anche carne di pollo o coniglio se gli andava bene. Non mi azzarderei a definira la paella col marisco un'invenzione per turisti, soprattutto non in una città di mare come Valencia, ma sarei propenso a ritenerla niente più che un'opzione, un'opzione fra le tante. E allora per quale cazzo di motivo voi ristoratori di merda mi volete costringere a mangiare quel cazzo di marisco che a me fa schifo anche solo a guardarlo? E come se voi veniste in Italia a mangiare la pizza e sul menu ci fosse solo quella con le cozze. Ma vi pare possibile? Fine dello sfogo.
Direi che è tutto. Ben deciso a conservare quella parvenza di abbronzatura che ho inaspettatamente guadagnato, mi fiondo di corsa sotto il sole assassino di questa fine giugno col solo obiettivo di morire carbonizzato.
¡Adiòs!
PS. Sì, sono conscio del fatto che questo post è orrendo, ma è anche gratuito quindi va bene così.
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