27 giugno 2007

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Oggi mi è capitato di aprire il mio blog, cosa che non faccio quasi mai giusto per non rendere inutile la presenza dei contatori, e mi ritrovo a dover fare i conti con una serie di messaggi di errore incomprensibili. Splinder ha pensato di cambiare un po' il suo layout e nel frattempo di distruggere la mia paginetta. Quello che vedete è un template minimalista e temporaneo il cui unico scopo è rendere accessibile il mio spazio in attesa di ripristinare l'impaginazione originale (update: non è vero, ho già risolto).

Ma poi mi son chiesto: non sarà che lo devo prendere come un segno?

Un segno di cosa, ci si chiederà. Un segno del fatto che questo blog potrebbe anche essere chiuso seduta stante senza la necessità di perdere tempo inutilmente nel tentativo di ripristinare quello che era e non è più.



Ci pensavo ieri notte, prima di mettermi a dormire. Perché questo è un po' il mio dramma: trascorro l'intera giornata in stato comatoso per poi svegliarmi e produrre milioni di idee e considerazioni solo a tarda notte, quando ormai è inutile perché non c'è più tempo per niente.

Pensavo che a questo punto potrei anche darci un taglio (non alle mie vene, ancora no, solo al blog). In verità mi piacerebbe riuscire a portarlo all'anno di vita e quindi almeno al prossimo 11 settembre. La data non ispira fiducia, ma sarebbe comunque una cosa positiva, un segno del fatto di essere riuscito ad impegnarmi per un così lungo tempo e con sufficiente passione e interesse.

Però diventa sempre più difficile arrivare a quel traguardo. Probabilmente mi ridurrò a fare quel che già fa la tivù in estate, propinare inutili repliche di trasmissioni che già erano state inutili in partenza.



I motivi che mi hanno portato a questa considerazione sono diversi e nessuno particolarmente originale.

Il fattore principale è l'assoluta mancanza di idee o contenuti che possano valere il disturbo di essere messi per iscritto. Io non sono certo quello che si mette a commentare i fatti del giorno, gli articoli dei giornali o le argute analisi partorite dagli altri blogger. Non lo faccio perché non ne sono capace e non lo faccio perché non mi interessa farlo. Non sono un leader, non saprei guidare nessuno e non ho intenzione di cambiare il mondo con le mie idee. Al massimo potrei trovare qualche bravo blogger in cui riconoscermi e affidare a lui o a lei il mio slancio e la mia passione. Sarò una pecora, lo so, ma senza pecore i pastori sarebbero inutili e non avrebbero lana per vestirsi né pecorino per nutrirsi. Quindi va bene così.



Non mi rimarrebbe altro che parlare di me in questo blog. E anche in questo caso la situazione non si presenta molto bene. Parlare di se stessi implica avere qualcosa da raccontare, non solo la propria vita, ma quei pezzetti di vita che possano interessare ad altre persone. Che io il blog non l'ho mai scritto per me. Non me ne frega niente di scrivere il mio caro diario con qualche ambizione catartica o liberatoria. Mi piace sapere che da qualche parte c'è qualcuno che non conosco e che non conoscerò mai che perde del tempo a capire quello dico e perché lo dico. Mi piace avere reazioni, buone o cattive che siano, ma almeno qualcosa che mi permetta di sentire il contatto degli altri. Le reazioni qualche volta ci sono, spesso non ci sono e quando non ci sono ci si sente inutili, almeno in questo angolo di mondo che è la rete.



Non mi capita spesso di rileggere quello che scrivo, dopo averlo scritto. Di solito penso alle parole, le scelgo, le scrivo e le riscrivo nella mia mente fino ad averle imparate a memoria, lo faccio di notte quando ormai è troppo tardi per mettersi alla tastiera o semplicemente per alzarsi dal letto.

Se penso alla storia di questo blog ne ricavo la netta impressione che una volta era più bello. Era più divertente, era scritto meglio. Quello che vedo è una costante e inarrestabile discesa della qualità del prodotto, del contenuto come della forma. Non sono più capace di scrivere. Nel modo più assoluto, non sono neanche in grado di coniugare i verbi, di mantenere lo stesso tempo in una frase di due righe. Lo riconosco sul blog e lo riconosco su ciò che ultimamente mi capita di scrivere per lavoro. Se si potesse sottolineare il monitor con una penna rossa come usava fare la maestra quando eravamo bambini, il mio somiglierebbe terribilmente ad un tema di terza elementare.



Forse il peggioramento della forma è legato a quello della sostanza: non avendo niente da dire non so neanche come dirlo. O forse è dovuto alle decine di blog che ho imparato a conoscere e ad apprezzare in questo anno e ai quali non riesco neanche ad ispirarmi ma sui quali posso solamente indirizzare la mia invidia.



Mi dispiacerebbe arrivare ad abbandonare questo spazio perché in fin dei conti è stato importante per me in questi mesi. Avere un posto in cui poter tornare e nel quale poter essere trovato è una bella sensazione, anche se non lo puoi chiamare casa. Mi dispiacerebbe ancor di più cancellarlo perché significherebbe cancellare parole che in qualche occasione hanno significato qualcosa per me.

Sarà uno stato di malinconia passeggera o forse sarà il caldo che mi opprime. Sarà che vorrei cambiare e ancora non so come vorrei essere, ma come posso mettere su queste righe quello che sono se io per primo non basto a me stesso?

Era da un po' che non scrivevo un post malinconico e, a dire il vero, non so se questo lo sia. Lo dovrei rileggere per saperlo, ma il tono non mi sembra così allegro. Sono sicuro che non sarà l'ultimo, ma in questo momento devo dirvi che i motivi per continuare un po' mi sfuggono.

1 commento:

Feronia ha detto...

perdonami se mi intrometto ma secondo me sbagli a chiuderlo.

hai scritto una bella pagina dal mio punto di vista, dimostrando che sai scrivere bene anche senza rileggere.

Lascia perdere l'11 settembre e continua a scrivere...:)