Andare al cimitero mi mette un po' in soggezione. In primo luogo perché ci sono solo degli anziani (io avrei detto vecchi, ma oggi non voglio offendere nessuno) e giacché io sono gggiovane, mi sento un po' fuori contesto. In secondo luogo c'è che davanti alle mie lapidi io non so proprio cosa fare. Il nonno non l'ho mai conosciuto e, almeno da bambino, sulla sua tomba ci sono stato parecchie volte; con lui non ho problemi e mi sento a mio agio. I problemi ce li ho con le nonne. Si perché le mie nonne m'han lasciato che ero grande (l'ultima quasi tre anni fa: coincidenza?) e con loro un rapporto ce l'ho avuto. Perciò mi sento come se ci si aspettasse un che da me; che dicessi o facessi qualcosa, che avessi un pensiero significativo, mentre io mi sento un imbecille. E l'unica cosa a cui mi viene da pensare è che mi dispiace di averle deluse, e quanto poi. Voglio dire, se da dove sono possono vedermi (e vedermi dentro) forse hanno intravisto una persona diversa da quella che conoscevano e, magari, mentre scende una lacrima a me, ne scende una anche a loro.
Ma poi il cimitero è un luogo piacevole, che ci dovreste andare più spesso. A me piace scorrere le lapidi e trovare le più vecchie. La data di nascita è la prima cosa che noto e così ho visto che i cadaveri più anziani sono nati non più in là degli anni '60. Milleottocento, s'intende. Questi hanno delle foto bellissime, che se io fossi morto vorrei averne una uguale. Sono seri, sicuri di sé, con piglio imperioso. E tutti hanno lo stesso aspetto da contadinotto nel giorno di festa. E mi immagino che a quei tempi stare in posa per farsi fotografare fosse di per sé un giorno di festa. Spesso hanno dei baffoni lunghi ed i migliori portano il cappello. Che allora se non portavi il cappello mica ti potevi far chiamare uomo. Anche le donne sono serie e imperiose. Delle gran matrone. Grandi anche per stazza, che si vede che da queste parti la fame non l'han patita. Ma ci sono morti anche più recenti, s'intenda. E alcuni non sono neanche male. C'è tutto un filone di personaggi degli anni '50 fotografati come star della Hollywood sul Tevere, le cui gesta già te le vedresti decantare in un classico dell'Istituto Luce.
Dopo la data di nascita è ovvio che l'occhio cade su quella di morte ed ecco che il mostro della matematica subito si impossessa di me. Per quanto io mi ritenga cinico e insensibile a livelli intollerabili, tra le poche cose che mi fanno veramente tristezza è vedere le due date troppo ravvicinate. E rimango di pietra nel vedere un ragazzo morto a vent'anni, magari più di trent'anni fa.
Poi fortunatamente vengo scosso da qualunque pensiero cupo io abbia in testa quando l'anzianotta che mi passa accanto termina il suo giro visite rivolgendo un sonoro saluto alle lapidi dei suoi cari, come se fossero amici che rivedesse il giorno dopo. E non ho motivo di credere che non sia così.
Appena il tempo di percorrere il vialetto circondato dai piccoli e inesorabilmente kitsh mausolei di famiglia e son già oltre il cancello. Perché in una giornata così bella, si sta bene dentro il cimitero, ma si sta benone anche fuori.
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