24 ottobre 2006

The Love Boat

Nel sogno lavoro su una nave da crociera, probabilmente nel mediterraneo. E' un lavoro quasi di ufficio, nell'hotel galleggiante; niente di speciale, ma a me piace. Sono passati tre mesi dal mio primo imbarco quando una sera al bancone del bar si siede accanto a me un ragazzo. Sui trent'anni, moro. Inizia a parlare con me ed è carino, anche simpatico. Gli rispondo e iniziamo a conversare raccontandoci di noi, del mio lavoro, della sua vacanza. Ci sto bene insieme e parliamo tutta la sera, lì seduti al bancone. Il mattino però io dovrò tornare al lavoro presto, perciò lo saluto per tornare alla mia cabina. Ci lasciamo con l'intento di rivederci l'indomani, magari a cena, per mangiare qualcosa e continuare a conoscerci.

Il mattino è pigro e svogliato, non ho voglia di lavorare perché il ricordo di una così piacevole serata, dopo mesi in mare, è più vivo e l'attesa per la serata è quasi angosciante. Arrivo fino a sera, mi do un po' da fare in palestra e rientro per fare una doccia.

Esco all'ora di cena e vado a cercarlo, spero di trovarlo lì, come se la sera di ieri non fosse mai finita. Ci salutiamo, beviamo qualcosa e andiamo a cena. E' tutto come ieri, parliamo tantissimo, via via conoscendoci ed ognuno abituandosi all'altro. Dopo cena usciamo sul ponte, l'aria della notte è fresca, ma non potrei accorgermene. Finalmente, in un silenzio stellato ci baciamo. Restiamo così con naturalezza, parlando da amici, come se non fosse la prima notte. Finalmente, mentre in centinaia celebrano la loro vacanza, io lo porto verso la mia cabina. E girando l'angolo, a pochi metri dalla porta, non riusciamo ormai più a sciogliere le labbra. Entrando nel buio lo spingo verso il letto è lì cadiamo abbracciati, rimanendo immobili per un istante, godendo di un momento mai atteso.

Il tempo passa lentissimo, facendo l'amore per tutta la notte, dormendo nelle braccia dell'altro, risvegliandosi, solo per ritrovarsi accanto, per guardarsi, per baciarsi, per scaldarsi. La nave solca il mare increspato, come se volesse cullare due corpi persi nel loro calore.

Il mattino è dispettoso ed arrivando mi riporta via, ai miei doveri. Lo lascio dormire nel mio letto e con lui lascio i miei pensieri, che non voglio abbandonarlo un momento. Incontro gli amici e colleghi, racconto quel che mi accade, lascio che mi vedano felice. Perché lo sono.

Il giorno è fragile, non può resistere alla notte ed al desiderio di due anime che si cercano. Si ripetono i gesti e gli sguardi; l'amore diventa sesso e la notte diventa giorno per chi non ha intenzione di dormire. Domani però non lavoro e la notte continua nel mattino, i due amanti non hanno che se stessi a cui pensare.

Lui poi esce, va a cercare qualcosa per colazione e torna con due bomboloni. Li mangiamo a letto, sporcandoci di crema e zucchero a velo. Ridiamo guardandoci, mescolando gli ingredienti ed i nostri corpi. Dormiamo ancora, esausti, ma mai sazi.

Usciamo tardi per un pranzo veloce; lui indossa qualcosa preso dal mio armadio. Vediamo i miei amici, vediamo i suoi che vanno in piscina. Un salto in cabina a prendere un costume e ci andiamo anche noi. Lo aspetto mentre si cambia nella sua stanza e mi rendo conto che non voglio stare senza di lui. So che fra una settimana lui scenderà dalla nave, io resterò a bordo da solo. Ma non voglio vivere questa storia come un'avventura; voglio perdermi in essa, lasciarmi andare come se fosse per sempre, espormi alla più duro degli addii ed al più amaro dei risvegli, ma provare sulla mia pelle tutte la passione che posso vivere.

Passa la settimana più bella ed intensa che avrei potuto sognare, fatta di parole, di occhi, di mani e di carne. La sua vacanza finisce. I suoi amici scendono dalla nave e lui con loro. Io rimango a guardare, volendo vivere al massimo un addio inevitabile.

Il risveglio è amaro ed il ritorno alla normalità è insopportabile. Ma ce la faccio, ogni giorno di più, con l'appoggio degli amici che non mi lasciano solo.

Ancora, ogni tanto ci parliamo, scrivendoci email, che sentirsi al telefono sarebbe troppo, almeno per uno fra noi. Sono passati altri mesi quando mi chiede se vogliamo rivederci, al prossimo approdo. Io voglio rivederlo, per parlare con lui come la prima sera e non pensare a ciò che è venuto dopo.

E così ci vediamo. Lui è lo stesso, carino e simpatico anche. Non voglio fargli sapere che mi manca ancora, che ho vissuto la nostra storia senza rete, che sono caduto e mi sono fatto male. Ma alla fine le dice lui le parole che io non vorrei pensare. Che mi pensa, che gli manco. Che come me anche lui si è abituato a me, alla mia voce, alle mie mani. Alla mia sola presenza accanto a lui, ché lo facevo sentire bene. Ogni sua parola ha un eco dentro di me, come se provenissero dal mio cuore.

Mi chiede di andare con lui, di lasciare il mio lavoro, la mia nave. Di provarci davvero. Io vorrei, ma è assurdo. Non posso sbagliare così. Non posso lasciare ciò che ho per una persona conosciuta per caso, in una settimana senza futuro. Ancora sto giocando senza rete, ma questa volta ho paura. Quando ho lasciato il mio lavoro e mi sono imbarcato la prima volta non avevo paura. Avevo voglia di cambiare, di tentare, di sbagliare e riprovare. E allora l'ho fatto, il salto nel buio. Perché ora no? Perché ora ho paura?

Mi ha chiesto di pensarci, che lui mi aspetta davvero. Fra poco tornerò sulla mia nave. Ancora non so quale sarà la mia scelta.

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