5 luglio 2007

Un brut quel

Non so se qualcuno ha presente Berlusconi. Non Piersivlio, quello vero. Ecco quello vero è un uomo particolare.

Indubbiamente di mestiere fa il capo dell'opposizione, almeno in questi giorni, ma quello che colpisce è che in realtà egli non faccia alcuna opposizione. Proprio per niente. Quello che fa, invece, è mantenere un basso profilo, passare il più possibile inosservato e poi, con cadenza quasi da ciclo mestruale, tornare alla ribalta regalando una boutade della quale si parli per i successivi dieci giorni. Fugacemente ci abbandona nel letto ancora caldo e ci lascia tra le braccia dei suoi inespressivi luogotenenti, i Tremonti, i Bondi, gli orridi Schifani. A volte, quando ricompare, dice stronzate, altre volte dice letteralmente stronzate, salvo poi chiarire che ha usato il turpiloquio per farsi capire dai giovani. Poi a me viene da pensare che il giovane medio una qualche idea di quando sia o non sia il caso usare turpiloquio in genere ce l'ha. Ad esempio, ad un esame di maturità il maturando dice tante stronzate, ma non è solito dire spesso stronzate. Poi, già che son qui che penso ai giovani, mi viene anche da pensare che per quanto egli si sforzi di tirarsi la faccia in tutte le direzioni fino a ritrovarsi le narici sulla fronte spaziosa, giovane egli non può definirsi né fuori né dentro, e anche da un paio di generazioni ormai.

Chi se ne intende considera Indro Montanelli uno dei padri del giornalismo italiano, uno che d'Italia e di italiani se ne intendeva. Una volta Montanelli ebbe a dire che Berlusconi è come una brutta malattia, una malattia che può essere vinta solo per mezzo di un potente vaccino. Lasciatelo governare, disse. Dopo averlo visto al potere gli italiani avrebbero perso qualsiasi interesse nell'individuo. Bene, Montanelli sarà anche stato un grande giornalista, ma quella volta aveva veramente pisciato fuori dal vaso.

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