2 marzo 2007

Agrestic

La vita in un piccolo paese offre indubbiamente innumerevoli vantaggi. Il fatto che ora non riesca proprio a farmene venire in mente uno non vi autorizza a pensare che io non ci creda davvero. Né vi autorizza a sostenere che io non apprezzi una vita agreste. Certo, più che agreste la preferirei Agrestic, ma qui sto andando fuori tema. Quando però esco dal paesello per recarmi in perlustrazione in un centro non solo cittadino, ma addirittura civilizzato, mi rendo conto di quanto la città, non solo sia tentacolare e questo già si sa, ma sia un mondo completamente diverso.

Questo pomeriggio, ad esempio, mi accorgevo che se qui da me l'inverno non è mai arrivato, là in città sono già in piena estate. Oggi infatti vedevo i primi impavidi ragazzotti dell'anno infilare le loro colorate magliette a maniche corte, nonché le prime auto scappottate farsi largo tra le grigie nuvole di smog. Anche la mia auto si scappotta, ma credo che dovrà aspettare almeno fino a giugno inoltrato per esibirsi in cotanta gloria. Non è che poi qui faccia freddo, perché non lo fa. E' che la gente veste in modo, come dire, più conservatore.

Poi ci sono i negozi. Le vetrine. Attività commerciali dai nomi e dalle qualifiche esotiche che noi ragazzi sempliciotti neanche immaginiamo. In città ci sono le sale da te; in paese i caffé con i muri ingialliti dove i vecchi col cappello giocano a tressette.

In città ci sono tante fermate dell'autobus. Davvero tante e sono tutte uguali. In ognuna trovi sempre la stessa variegata umanità che sta ad aspettare: ci trovi una donna dai lineamenti sudamericani che siede tenendo tra le mani una busta di plastica incredibilmente gonfia; ci trovi un ragazzotto con i jeans alla moda che si guarda intorno con strafottente disinteresse; oppure due amiche tardo-liceali con l'ombelico a vista e una sciarpina bianca che se la raccontano fitta fitta.

Poi ci sono quelli come me, i giovani perdigiorno che non hanno un cazzo da fare e si permettono di farlo stravaccati su una panchina nel parco. Anche al paesello ci sono le panchine e ci sono i parchi. Poi ci sono gli anziani col cappello che non sai se sono usciti a pisciare il cane, o se è il cane che è uscito a pisciare loro.

Ci sono tante cose in città che qui non ci sono e magari qualcuna la vorrei. Ma anche qui in provincia non si sta poi così male. Ho solo la speranza che quando un'astronave aliena scenderà nel mio giardino per rapirmi e portarmi sul pianeta X9-Q1 della costellazione del Cammello in Umido, almeno non si trovi in una galassia troppo periferica.

1 commento:

MiaEssenza ha detto...

La soluzione è vivere da nomade...perchè ogni posto è bello se vissuto solo per riuscire a goderne "dall'esterno".

E' l'insediamento illimitato che fa scavare nei meandri delle problematiche e tutto alla fine viene a noia.



Un bacione...torno solo ora dopo un periodo lunghetto di lontananza da splinder....e sto facendo il giro dei miei blog preferiti.

Un bacione.