26 novembre 2006

Bardonecchia

Mio nonno ha 87 anni e forse si può dire che è un po' anziano. Tre o quattro anni fa non era anziano e andava ancora come un treno. Per più di quindici anni ha badato da solo a mia nonna malata, trasformandosi da contadino a infermiere, badante, cuoco, casalingo. Tutto da solo faceva ed era forte come una roccia. Poi ha cominciato a perdere qualche colpo, ma il treno era in corsa e lui non poteva certo scendere. Mia nonna ci ha lasciati da un paio d'anni e, come accade, il nonno si è lasciato andare e di colpo tutti i suoi anni gli sono piombati addosso. Quando compiva 83 anni lui scherzava dicendo che erano solo 38 e ancora andava bene. E lo stesso l'anno seguente compiendone 48 o poi 58. Quest'anno, invece, nel migliore dei casi erano 78 e non si può certo dire che siano pochi.

Ho passato parte del pomeriggio con mio nonno ieri, a fargli compagnia, che era da solo. Io non sono in verità una grande compagnia, non essendo la conversazione il mio dono migliore. Però di solito a questo pensa lui, che nella sua vita di cose ne ha viste e ne ha fatte tante e storie da raccontare ne avrebbe a volontà, magari sempre le stesse. Io non so molto di quando lui era giovane e quando mi capita di ascoltarlo raccontare qualche sua storia mi piace starlo ad ascoltare, ora che son più grande ancora di più, rendendomi conto che non dureranno per sempre.

E così mi ha raccontato di quando era soldato, durante la guerra, per tre anni e mezzo. Aveva vent'anni allora e quando ne parla, forse, ha ancora vent'anni. Ha girato il nord italia, Pinerolo, Peschiera, dai confini francesi a quelli iugoslavi. Un paio di volte dovette rimanere in territori di battaglia, dai quali non tutti tornavano vivi. Mi ha raccontato di quando in Piemonte vedeva le vacche guadare i fiumi verso i pascoli. Di quando da mangiare c'era davvero pochino, ma in alcuni posti non si stava tanto male, come in iugoslavia dove lo riempivano di zucchero e cioccolato. Di come lo pagavano 5 lire al giorno, che non era niente male considerando che si era costretti a stare lontani da casa e che il ritorno non era garantito. Mi ha raccontato di quella volta a Peschiera quando con un amico di Cremona trovò per caso una scatola di fagioli e di come erano felici di poter mangiare quei fagioli, che di fame ce n'era tanta. Di come quando aprirono la scatola scoprirono che i fagioli avevano un brutto sapore di nafta. Nessun altro dei loro compagni li volle mangiare, ed era meglio così, che mio nonno ed il suo amico di Cremona avevano fame per davvero.

Di quella volta a Bardonecchia quando si fece male scottandosi un braccio. Decise di marcare visita, pensando che con un po' di fortuna sarebbe riuscito a farsi trasferire più vicino a casa, magari dalle parti di Verona. L'ufficiale medico gli chiese se gli faceva male il braccio e lui rispose di sì. L'ufficiale lo visitò e non trovò niente che potesse realmente giustificare il dolore così gli disse Io questo qui lo butterei giù dalla finestra. Mio nonno, che allora come oggi non si tirava indietro di fronte ad una battuta, fu sfrontato al punto da rispondere che beh, allora preferisco andare giù per le scale. L'ufficiale, al quale evidentemente era sfuggita l'ironia (o forse l'aveva capita benissimo) disse che questo soldato avrebbe bisogno di un bicchiere d'olio. Così l'olio fu versato e offerto a mio nonno che lo bevve senza batter ciglio, guardando negli occhi l'ufficiale con la stessa sfrontatezza di poco prima. L'ufficiale quindi chiuse definitivamente la pratica condannando il soldato ventenne ad un 10 + 20 + 30, 10 di carcere, 20 di lavoro di giorno e carcere la notte, 30 di confino in caserma. Mio nonno non si divertì, ma la voglia di fare battute e raccontare storielle non gli passò. E ancora racconta le sue filosofie sulla vita, un po' spartane, un po' sagge, un po' contadine. Che poi forse è lo stesso. Una volta le raccontava ai suoi amici o ai suoi parenti. Ora le racconta alla badante ucraina che fa finta di capire. O magari le racconta a me, che sto ad ascoltare e cerco di ricordare.

5 commenti:

sidrina ha detto...

i nonni sono sempre un cosa così presiosa..

4passi ha detto...

ho letto il tuo affettuoso post...hai fatto bene a condividere questi ricordi del nonno: lunga vita a nonnolascar, e un caro saluto a te :)

anonimo ha detto...

Particolarmente bello questo post, ricco di ricordi e di tanta bellezza.

Tom

Xantro ha detto...

Non so, se io fossi tuo nonno anderi in brodo di giuggiole (un'espressione adatta ad un nonno, in effetti) a sapere che mio nipote ha ascoltato. E' bello quando la memoria passa di mano.

Io sono anni che aspetto di sentirmi raccontare da mio zio Gianni come sia tornato a piedi dal campo di lavoro in Polonia, alla fine della guerra. Purtroppo zio Gianni sta in Canada, non è facile creare l'occasione. Ma mi piacerebbe molto.

Stellarys ha detto...

Adamo oggi mi ha innsescato la nostalgia nonni...



...Un po' di invidia al burro anche per te...