E dire che, ormai tanti mesi fa, quando ho saputo che sarebbe arrivata, mi è crollato il mondo addosso. Sono stato male, mi sono comportato male, ho addirittura pensato (o forse sperato) che tra i suoi genitori non sarebbe andata bene. Non c'è bisogno di fare tanta scena, lo so. Sono stato uno stronzo.
Non voglio scendere nei dettagli, che questa in fin dei conti non è la mia storia o, almeno, non solo la mia, Non posso e non voglio parlare di altri per dare un'impressione sbagliata e per infrangere la loro riservatezza. Ma almeno un po' mi voglio spiegare.
La sua mamma ed io ci conosciamo da più di sei anni, tanto è il tempo che abbiamo lavorato insieme. Il suo carattere aperto, sicuro e vulcanico, la faceva apparire così distante da me che mai avrei pensato avremmo potuto legare. Ed invece, soprattutto grazie a lei e alla sua insistenza, siamo diventati amici. E credo che lo siamo diventati l'anno scorso, quando in estate abbiamo trascorso una bella vacanza insieme. Ed è allora che sono iniziati i problemi.
Da subito mi accorgevo che il mare in cui iniziavo a navigare non era così calmo. A dir la verità, neanche all'apparenza. La situazione era tale da far alzare più di un sopracciglio ha chiunque la vedesse. Se ne accorgevano i miei, quando raccontavo della mia vacanza; se ne rendeva conto sua nonna, quando l'avvertiva e le dava consigli. Ma io non volevo farci caso. Volevo pensare che in realtà tutto era normale, che dal di fuori non si poteva capire e che i giudizi erano affrettati. Così ho colpevolmente deciso di chiudermi gli occhi.
Un mese più tardi, o giù di lì, iniziava a raccontarmi che le cose per lei non andavano bene, che tutto le andava a rotoli. Parlava con me ed io cercavo di esserle amico, la ascoltavo e la sostenevo, prendendo sempre la sua parte, anche se razionalmente facevo sempre più fatica. Avevo voluto non guardare ed ora dovevo accettarne le conseguenze.
Comunque, poi le cose si aggiustano, lei si rimette in piedi e torna il sereno. Finché comincia a dare segnali strani, a buttare lì qualche mezza frase, tra il detto e il non detto. Io i miei sospetti già li avevo avuti, vedendola passare giorni di strani malesseri ed ipersensibilità agli odori. So cosa sta succedendo, ma finché non me lo dici posso sempre far finta di non saperlo. E ancora per un po' mi fa sentire meglio.
Un pomeriggio al lavoro vengo chiamato in ufficio dai titolari. Entrando vedo che c'è anche lei e sento odore di guai. Mi dicono che c'è una sorpresa, che d'ora in poi lei avrà dei problemi a svolgere le sue mansioni e che quindi dovrò sostituirla dove possibile. Per carità, tutte cose già messe in conto da un pezzo, niente di nuovo. Lei lo aveva detto loro già da qualche giorno, ma non si sentiva pronta per farlo sapere a tutti. Solo a me, perché con me non ha problemi a parlare, a dirmi le cose, e così vengo coinvolto.
In quel momento un enorme e luccicante pianoforte a coda mi è caduto sulla testa e, devo ammettere, mi ha fatto un gran male. Non potevo nascondere il mio stato d'animo, non le ho parlato per diversi giorni. Ci scambiavamo email lapidarie in cui lei mi chiedeva cosa mi succedeva ed io mi scusavo di essere stronzo. Si rendeva conto di avermi delusa, ma non sapeva come o perché. Né io volevo dirglielo, o potevo dirglielo, ancora.
Da allora ha creduto che ci fossi rimasto male del fatto che non me ne aveva parlato lei, pur avendone avuto tempo e modo, ma di aver preferito lasciarlo fare a due titolari di cui non mi importa un cazzo. Ed un po' è anche vero, che credevo si fidasse di me almeno un po'.
Ma la realtà è diversa. La verità è che mi sono sentito tradito ed usato. Tradito nella mia fiducia, nella fiducia che avevo riposto in lei, ripetutamente, contro ogni logica ed ogni buon senso. Contro ogni opinione e giudizio altrui. Usato perché tirato in mezzo in una situazione disastrosa di cui lei era consapevole e della quale avrei potuto fare decisamente a meno. E, come diceva lei, deluso. Deluso di lei è del suo giudizio. Ma deluso anche di me e del mio giudizio, colpevolmente messo a tacere per amore di un'amica.
A me non piace litigare, né tenere il broncio. Nel giro di pochi giorni tutto si è sistemato. Abbiamo ricominciato a parlare a scherzare e a divertirci come sempre prima. Qualcosa però è cambiato dentro di me, tanto che la mia decisione di lasciare il lavoro ha a che fare anche con questo. Con la volontà di prendere le distanze da lei che mi ha ferito e che chiaramente non avrà neanche più tanto tempo per gli altri. Per vedere se questa amiciza può continuare per nostra volontà, senza essere costretti a vederci ogni mattina.
Comunque questo è il passato. Il presente è che c'è una bellissima bambina che le dorme accanto, sotto gli occhi stanchi della sua mamma e quelli orgogliosi del suo papà.
Benvenuta Nicole, è stato bello conoscerti. E magari, tieni d'occhio la tua mamma, se puoi.
1 commento:
sì tanti auguri a nicole...ed in fondo tanti auguri anche ai genitori ;-)
e a te un caro saluto lascar :)
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